10 ago
Doping: persa un’altra occasione
Neppure quest’anno ci sarà il controllo incrociato sangue-urine nel calcio: né in serie A né in Champions League. Aggirare i test sulle urine è facile: il doping è avanti anni luce rispetto all’antidoping che analizza soltanto la pipì. Ci sono sostanze che non vengono rilevate, altre che scompaiono, altre ancora che vengono coperte da specifici prodotti assunti prima della gara.
Quindi, vedremo ancora attaccanti con gli occhi fuori dalle orbite correre a 100 all’ora in una partita decisiva e passeggiare nelle altre (o stare fuori infortunati), e centrocampisti aggressivi come cani inferociti. Soprattutto, resteranno senza apparente risposta i repentini mutamenti di forma atletica dei calciatori: la domenica moribondi, il mercoledì sera fenomeni; e viceversa.
Da questo punto di vista, il calcio è indietro rispetto al ciclismo, dove il doping viene combattuto seriamente. Tutto ha preso piede dal Mondiale 1954: in finale, la fortissima Ungheria strapazzò una modesta Germania per 2-0 nel primo tempo; nella ripresa, i tedeschi vinsero 3-2. Nelle settimane successive, i giocatori della nazionale teutonica ebbero serissime patologie a fegato e reni (più altre malattie semi-nascoste). Da quell’anno, il calcio è sempre più veloce. Ma i grandi capi del football non ne vogliono sapere di combattere il doping: niente chimica significherebbe meno rapidità, meno spettacolo, meno sponsor…
foto qui
