Code (e teste) di calciopoli

scritto alle 10:45 del 22/06/2007 da Daniele Grattieri in Calcio italiano

Alessandro MoggiBastano tre lettere: G, E, A. GEA. Bastano per cosa? Naturalmente per attivare il ricordo, triste e cattivo, di un’estate esplosiva – quella scorsa – nella quale il fango nero dell’economia politica calcistica ruppe i tombini del silenzio, travogendo società, persone, tifosi e opinione pubblica.

Oggi basta sentire che il processo GEA è cominciato perchè quel ricordo triste e cattivo riaffiori, con il suo maleodorante strascico di sensazioni. Quelle sensazioni che hanno provato i tifosi, gli amanti del calcio, quelli veri, quelli che vanno allo stadio, quelli che vanno in trasferta, quelli che “io amo la mia squadra e la seguirò ovunque”: sensazioni di fastidio, di sconfitta, di insormontabile delusione.

E insieme a GEA, ritornano altri termini infelici, come Falso In Bilancio. Dalla capitale del calcio italiano ed europeo, non da un quartiere di un paese di provincia. Da Milano, dai pezzi grossi, Milan e Inter che si rimbalzano accuse e infamie marciando a braccetto – con la Juventus – sulla strada verso l’ennesima spartizione di colpe e vittorie.

Che dite, ripeterlo all’infinito non basterà mai: calciopoli è davvero finita? O forse quelle che potremmo definire “code di calciopoli” sono in realtà altre teste – che potrebbero saltare ancora sotto il detonatore di una imperscrutabile giustizia sportiva?




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