Auguri a Dario Hubner: 50 anni di reti, grappa e sigarette

Di , scritto il 28 Aprile 2017

A febbraio è stato il turno di Roberto Baggio: 50 candeline sulla torta di un fenomeno tanto nel calcio quanto nella vita. Oggi tocca a un uomo diametralmente opposto, che con il Divin Codino ha condiviso gioie e dolori ai tempi del Brescia: Dario Hubner, appena più vecchio di Roby e sua nemesi, per così dire, in quanto a stile di vita. Il Bisonte – uno dei due soprannomi di Hubner, l’altro è Tatanka, per via di quel suo modo di correre e della cifosi precoce – non ha mai fatto mistero di essere un accanito fumatore e un amante della buona grappa, meglio se barricata.

Ancora oggi l’ex attaccante di Brescia, Piacenza, Ancona e Perugia (solo per citare le squadre con le quali ha militato in Serie A) non disdegna qualche bicchiere di acquavite – ma soltanto nei fine settimana, ché sua moglie sennò si arrabbia – e non va mai sotto il pacchetto di sigarette quotidiano. “Ne ho sempre fumate una ventina, anche quando giocavo”, racconta in una lunga intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport, “tutti fumavano: il sabato in ritiro compravano il pacchetto, la domenica era già finito”.

Altri tempi, certo. Oggi fanno notizia le tre sigarette quotidiane concesse a Nainggolan e i giovani calciatori postano video dagli spogliatoi su Instagram (e De Rossi si imbufalisce, ndr). Ma forse anche nell’Era pallonara super tecnologica, tra Var e Goal Line Tech, a uno come Hubner sarebbero concessi gli stessi vizi di un tempo. Se non altro perché se li sarebbe presi in ogni caso. Schietto, cresciuto in provincia (dove tutt’ora vive) e con un passato da carpentiere, il Bisonte non aveva bisogno del permesso; anche perché il suo dovere lo ha sempre fatto, eccome.

Insieme con Igor Protti, fa parte del duo capace di segnare in tutti i campionati professionistici del nostro Paese: Serie A, B e C. Per lungo tempo, finché non è arrivato il ciclone Toni a strappargli il primato, Hubner è stato il più anziano giocatore a conquistare il titolo di capocannoniere nel massimo torneo: stagione 2001/’02, la maglia era quella del Piacenza, gli anni 35, le reti furono 24 come quelle di David Trezeguet. In totale, nella sua lunga carriera terminata a 44 anni tra i dilettanti, Hubner ha segnato poco meno di 350 gol in quasi 700 gare disputate. Forse è stato anche merito di grappa e sigarette.

Un bomber all’antica, efficace anche se non bello da vedere, anti divo, emblema di un calcio già in via di estinzione. Infatti i  grandi Club non se lo filavano, eccezion fatta per il Milan che gli diede una sorta di contentino convocandolo per la tournée americana del 2002, al termine della stagione in cui grazie ai suoi 24 centri il Piacenza si salvò. Fu più un premio alla carriera (3 presenze e nessuna marcatura), per il resto niente; a lui rimane il rammarico di non aver mai indossato la maglia della Nazionale – e giusto nel 2002, a Trapattoni, uno come Hubner avrebbe forse fatto comodo in Corea -, a noi resta la certezza che, anche con le maglie di provincia, ci ha fatto emozionare. Hubner può comunque dire di aver giocato con Roberto Baggio e Pep Guardiola, di aver battezzato l’Inter con un gol al primo gettone in Serie A (e l’assist fu di Pirlo, altro genio del calcio con cui Dario ha diviso lo spogliatoio). Hubner può dire di essersi sentito chiedere la maglia da Paolo Maldini, per dire.

Spendiamo serenamente il bonus piagnisteo-amarcord del 2017, qui e oggi: quanto ci mancano giocatori come lui, quanta nostalgia pensando a quel tipo di calcio. Bon, fatto. Adesso possiamo anche soltanto limitarci a un ‘tanti auguri, Darione: cento di questi giorni e mille di questi gol’.



Commenta o partecipa alla discussione
Nome (obbligatorio)

E-mail (non verrà pubblicata) (obbligatoria)

Sito Web (opzionale)

Copyright © Teknosurf.it srl, 2007-2017, P.IVA 01264890052
SoloPallone.it – il blog sul mondo del calcio supplemento alla testata giornalistica Gratis.it, registrata presso il Tribunale di Milano n. 191 del 24/04/2009