E’ finito uno dei campionati più brutti nella storia del calcio italiano. Brutto perchè senza pathos, brutto perchè già scritto, brutto perchè nato sulle ceneri di Calciopoli, brutto perchè sporcato dal caso Raciti e dalle controverse misure repressive proposte dal governo.
Le modalità di fruizione del prodotto calcio sono mutate nell’ultimo decennio, tanto che è difficile poter parlare ancora di sport popolare. Pochi tifosi negli stadi, molti tifosi davanti al televisore, il tutto dovuto ad una serie di motivazioni che non saranno discusse in questa sede.
Oggi si può discutere del Catania – l’unico arteficie del proprio destino nella disperata lotta salvezza – e della fine del miracolo Chievo, enorme meteora della serie A – giunta anche ad assaggiare l’Europa.
Da sottolineare che la squadra del piccolo quartiere di Verona ritorna in B dopo 8 anni grazie anche ad alcuni risultati “strani”, che spesso contraddistinguono le ultime giornate di campionato.
Secondo voi per queste partite è giusto parlare di “torte”? O certi risultati che in altri periodi della stagione sarebbero improbabili (Reggina Milan 2-0 parla da solo – senza nulla togliere agli amaranto, che senza la penalizzazione avrebbero concluso a 51 punti) possono essere attribuiti a normali cali di tensione di chi scende in campo senza più stimoli, al contrario di chi si gioca una stagione in 90 minuti?