Milan, nel segno di Cutrone: numeri migliori di Inzaghi

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Da Super Pippo a Super Patrick il passo è e sarà tutt’altro che breve, ma le premesse che il giovane attaccante del nuovo Milan sta mostrando, lasciano ben sperare. La rete con cui ha regalato i preziosi 3 punti al Diavolo, ieri sera, nella sfida di Europa League contro l’ostico Rijeka, non solo vale oro per la classifica del Gruppo D (punteggio pieno e primo posto dopo 2 turni) e allontana le nubi post Samp, ma apre definitivamente ai paragoni con l’attuale allenatore del Venezia, ex mai dimenticato numero 9 del Milan di inizio millennio.

Dicevamo delle premesse: al suo primo anno in Serie A al Parma, dopo una gavetta di 4 stagioni tra B e C1, il ventiduenne Inzaghi firmò 4 reti in 22 presenze (stagione 1995/96), 2 in campionato e 2 nella scomparsa Coppa delle Coppe. Cutrone, non ancora ventenne, è già andato oltre: 10 presenze e 5 reti, 2 in Serie A e 3 in Europa League. Giù il cappello anche se è logicamente ancora presto per spingere i paragoni oltre una certa soglia. Però la rete salva Milan di ieri, il 3-2 firmato al 94′, ricorda molto da vicino alcune delle più celebri marcature di Super Pippo: stessa fame, stessa caparbietà, medesima capacità di superare il portiere avversario in modi per altri impossibili, a volte di rapina, a volte con tocchi sporchi. Dal punto di vista prettamente tecnico, forse Cutrone ha addirittura qualcosa in più, perché sa partecipare meglio al gioco e sa fornire qualche assist per i compagni.

Il 3-2 contro il Rijeka, oltretutto, a qualcuno ha fatto venire in mente una delle serate più belle della storia rossonera, quel 3-2 griffato proprio da Inzaghi contro l’Ajax (con la complicità di Tomasson) all’ultimo respiro del quarto di finale Champions, stagione 2002/03, una rete che fu il preludio al successo finale di Manchester contro la Juventus. Certo è necessario fare le debite proporzioni, senza lasciarsi trasportare troppo dal romanticismo di un gran bel ricordo. Tuttavia vale ciò che abbiamo scritto poco sopra: quel 3-2 fu un marchio di fabbrica, una palla sulla quale nessuno a parte Inzaghi sarebbe potuto arrivare, dalla quale venne fuori un pallonetto quasi impossibile, semi inarrivabile e un filo assurdo. Più o meno come il tocco mancino di Cutrone della scorsa notte al Meazza.

A dispetto di un mercato faraonico e comunque del buon momento anche di André Silva, autore del primo gol contro il Rijeka, il Milan ha già in casa un potenziale simbolo del Diavolo che verrà. A patto di non cederlo, di non perderlo per strada, di tenerlo con i piedi ben piantati a terra (tranne quando stacca sui corner per propiziare le reti dei compagni, come sul 2-0 di Musacchio). Se Montella può tirare un sospiro di sollievo nella peggior settimana da quando è arrivato a Milanello, beh, parte del merito va al baby Cutrone.

 


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