Buffon: tra infinito e leggenda, sognando Champions e Pallone d’Oro

Di , scritto il 04 Maggio 2017

Quando si parla di Gianluigi Buffon, gli aggettivi si usano a manciate: fenomeno, eterno, santo, infinito, leggendario. E potremmo continuare senza paura di essere smentiti. Ieri sera, al Louis II, il numero uno bianconero ha confermato di meritare ogni elogio possibile: contro il Monaco, che in casa non perdeva da 13 partite e che in questa Champions ha messo a segno 28 reti in 14 gare (inclusi i preliminari), Buffon ha dato vita all’ennesima prova super della sua incredibile e longeva carriera, contribuendo non poco al successo che permette alla Juventus di vedere Cardiff un po’ più da vicino.

San Gigi è stato autore di almeno 3 parate da campione, superandosi sul colpo di testa ravvicinato di Germain al tramonto del match. Un intervento, quest’ultimo, che ha ricordato da vicino il riflesso con cui disinnescò Zidane nella finale Mondiale del 2006 – fatte naturalmente le debite proporzioni. Sono passati 11 anni, eppure il tempo per Buffon pare essersi cristallizzato. Anzi, è passato migliorandolo: inquadrato a più riprese dopo le parate, Buffon è apparso consapevole e carico, ma sereno e tranquillo, fisiologico monolite di una difesa (e di una squadra) che sa soffrire con il sorriso. Ma che non cade quasi mai.

Alla centesima gara con la maglia della stessa squadra in Champions League (secondo italiano a riuscirci dopo Paolo Maldini con il Milan), Buffon ha allungato l’imbattibilità europea di questa stagione: 621 minuti spalmati su 6 gare consecutive, prima volta assoluta per la Juventus nella competizione. Quest’anno Gigi ha tenuto inviolata la porta nel torneo in 9 incontri su 11 (2 sole reti al passivo), che complessivamente lo portano a 60 sulle 100 di cui sopra. Una media di clean sheet da spavento, un 60% tondo che si aggiunge al ruolino in Serie A: 12 volte sulle 28 in cui Buffon ha difeso la porta, nessuno è passato. Un totale stagionale, per ora, di 21 incontri su 39 disputati senza raccogliere palloni alle sue spalle, ennesima dimostrazione di forza di un portiere irripetibile che, nella scorsa stagione, ha pure vergato a fuoco il record di imbattibilità del massimo campionato italiano (973 minuti).

Tanto merito delle prestazioni di Buffon è certamente da ascrivere anche alla solidità del reparto arretrato e della fase difensiva di tutta la squadra bianconera: in Serie A la Juventus ha tenuto i pali immacolati in 16 occasioni su 34. Cosa poteva sperare, dunque, il Monaco davanti all’impenetrabilità della B-B-C (Barzagli-Bonucci-Chiellini) riproposta un po’ a sorpresa da quel mago di Allegri? Quando poi hai uno come Buffon, con la sua forza e la sua consapevolezza ad accompagnarlo su ogni campo, con la certezza che di tempo per la Coppa gliene è rimasto poco, c’è quasi niente da inventarsi.

In molti e da ogni parte invocano il Pallone d’Oro per l’estremo difensore azzurro. Lui non ha mai avuto l’ossessione né per il riconoscimento individuale, né per la Champions. Almeno a parole. Chiaro è, tuttavia, che sarebbero la ciliegina sulla torta – una ciliegina bella grossa e meritata – di un percorso straordinario. Peccato solo non possa riprovarci con l’Europeo. Ma con un eventuale (quanto difficile) bis Mondiale, questo sì. A prescindere da ciò che sarà il suo personale futuro, quello immediato che riguarda la squadra racconta del derby con il Toro (primo match point tricolore) e del ritorno di martedì prossimo contro i monegaschi. L’obiettivo della finale di Cardiff è più vicino anche grazie alla doppietta di Higuain (quinta rete in Champions quest’anno e digiuno finito nelle gare a eliminazione diretta), al doppio assist di Dani Alves (valore aggiunto dei bianconeri) e alle intuizioni di Allegri (fuori Cuadrado, difesa a 3 riproposta e Alves più libero di offendere). Insomma: per Buffon e compagni il sogno Triplete continua.

 



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