Donnarumma, il Milan e le verità che non sapremo mai

Di , scritto il 16 Giugno 2017

La verità è che non sapremo mai la verità. Quella più intima, scaturita dal profondo di un ragazzo di 18 anni (ricordiamocelo: Donnarumma ha soltanto 18 anni); quella che, se data in pasto ai media, sarebbe comunque travisata, giudicata in maniera spicciola. In fondo ognuno ha diritto alla propria opinione, ma in certi casi sarebbe utile sospendere per un attimo i giudizi, fermare il perverso meccanismo che porta al ‘come la fai, la sbagli’.

Poniamo per un attimo che, verità intime a parte, Donnarumma avesse accettato il sontuoso prolungamento offerto dal Milan: ci sarebbe stato comunque qualcuno – più di qualcuno – che se ne sarebbe uscito con: “In questo Milan è sprecato, anche se lo coprono di soldi. E poi, da dove arrivano i soldi? Dal fondo americano? E i cinesi? Non ce li hanno i soldi, i cinesi? E con gli interessi, come la mettiamo? Questi scoppiano con gli interessi da pagare, vedrai che tra due anni vendono anche loro”. E via di questo passo. Ora che Donnarumma ha detto no al prolungamento, le campane che rintoccano a morto dicono tutte la stessa cosa: traditore.

Ed è qui che dovremmo fermarci un po’ tutti. Chi scrive non vuole fare il moralista (non lo è quasi mai), né dare lezioni a nessuno. Chi scrive vuole porre l’attenzione principalmente su un aspetto: noi, a 18 anni, saremmo stati in grado di prendere una decisione? Una qualunque, intendo; figurarsi qualcosa come scegliere tra Milano e 4 o 5 milioni per 5 anni, oppure andare altrove – magari Madrid – a prenderne 6 per altrettanti anni. All’apparenza pare facile, sono certo che il tifoso medio dirà: “Vorrei averli avuti io certi problemi a 18 anni”. Il punto è proprio questo: chi non ci è passato, non ne può sapere nulla. Fine. Quindi non si può giudicare.

Non ha senso tirare in ballo la fedeltà alla maglia, un bacio datole in un momento di estasi, il romanticismo di un calcio che non esiste più (e che, comunque, in passato ha regalato ‘tradimenti’ come oggi, forse solo meno farciti di denaro e risonanza mediatica). Non ha senso prendersela con i pieni poteri di Raiola, presi con la forza o concessi con la buona fede è irrilevante. Ha forse senso interrogarsi su quanto possa avere avuto un peso l’esperienza di Raiola sul pensiero di Donnarumma. Pochi giorni fa il portiere rossonero aveva ribadito di stare cercando casa a Milano; qualche giorno più tardi fa dire al proprio procuratore che non accetta il rinnovo, definitivamente. Perché? Forse Raiola ha sollevato dubbi sulla solvibilità a lungo termine della nuova proprietà, e dunque sul progetto. Forse è solo una scusa, usata magari per indirizzare un ragazzo di 18 anni (non dimenticatevi l’età di Donnarumma); forse Raiola l’ha usata perché fare leva con il ragazzo sulle cifre per la clausola rescissoria non avrebbe portato allo stesso risultato. Forse a Raiola interessa di più la propria percentuale che la serenità degli assistiti. O Forse anche a Donnarumma interessa già strappare il miglior contratto, perché chi dice che i soldi non fanno la felicità, beh, non ne ha mai avuti.

Sono tutti forse, niente di più. La verità è che non sapremo mai la verità. Possiamo soltanto sperare che, al netto del futuribile anno in tribuna ad attendere Gigio, il patrimonio calcistico di uno tra i migliori portieri in circolazione non vada miseramente perduto. Di mezzo c’è pure un Europeo under 21, una kermesse in grado di rimescolare carte e stravolgere piani, sia societari (sponda Milan) che individuali (sponda Donnarumma). Chi scrive, infatti, spera anche un’altra cosa: che Donnarumma, tra qualche giorno, mese o settimana, si svegli e decida di togliere la procura a Raiola, imitando Hamsik che pur di restare a Napoli ha cambiato agente. Ma Hamsik era già un po’ più adulto. Gigio, in fondo, ha soltanto 18 anni. Può darsi debba, tra le altre cose, comprendere ancora la sua personale verità.



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