Palermo salvo all’ultimo respiro, Carpi in B con onore

Di , scritto il 16 Maggio 2016

PalermoCala il sipario anche su questa Serie A, che di verdetti da emettere ne aveva ancora qualcuno. Quello più delicato riguardava la corsa per non retrocedere in cadetteria, una corsa che vedeva invischiate a colpi di sorpassi e contro sorpassi Palermo e Carpi.

Una corsa che, mai come in questa stagione, è stata incerta fino all’ultimo respiro. Un finale thrilling che gioco forza doveva aprire le porte di paradiso e inferno per l’una o l’altra contendente. I titoli di coda sanciscono la permanenza in A del Palermo e la retrocessione del Carpi dopo solo un anno – il primo – di militanza nella massima categoria.

Al di là di simpatie o antipatie, di campanilismi pro o contro, il paradiso se lo è guadagnato la squadra con il maggior tasso di esperienza tra i suoi componenti: a Palermo i vari Gilardino, Sorrentino, Maresca hanno fatto la differenza, e non soltanto nel match vinto 3-2 contro il già retrocesso Verona. Non era una gara semplice, soprattutto per il prologo avvelenato che aveva come soggetto principale il paracadute messo a disposizione dalla Lega per le tre Società che scivolano in Serie B. Secondo il regolamento, infatti, per come stavano le cose prima delle gare di ieri, per il Verona non sarebbe stato conveniente vincere contro i rosanero, pena una perdita potenziale di 15 milioni di euro qualora gli scaligeri non riuscissero a risalire subito in A nella prossima stagione (il Verona incassa 25 milioni dalla retrocessione, Carpi e Frosinone 10 a testa, restano fuori quei 15).

Quindi i presupposti erano, per essere teneri, poco tranquillizzanti. Servivano giocatori “sul pezzo”, gente abituata alle partite da dentro o fuori. Serviva la testa per fronteggiare un avversario che, in barba al paracadute, ci ha provato sul serio a far piangere i siciliani. Gilardino, campione del Mondo dieci anni fa, è uno di quelli con la testa, uno abituato a segnare gol pesanti: quello valso il 3-1 contro i veneti sarà forse da mettere almeno nella Top Ten per l’importanza capitale della contingenza.

Maresca è un altro di quei calciatori che vengono utili nei momenti di un certo tipo, uno capace tanto di far gol in una finale europea quanto di prendersi la rivincita mandando a referto la rete fondamentale del 2-1, nel momento più pericoloso per il Palermo, quello in cui la paura poteva diventare una fortezza inespugnabile. E dire che Maresca, a secco di reti in A dal 2012, era finito fuori rosa… e che dire di Ballardini, tecnico del Palermo subentrato, cacciato e richiamato: quanti al posto suo ci avrebbero capito qualcosa, ritrovato il bandolo della matassa mentale del gruppo e scommesso su uno come Maresca?

La festa dei siciliani è meritata, specie per ragioni come quella che accompagna Ballardini: salvarsi in una annata tanto confusa, coincisa con la peggiore gestione emotiva di Zamparini, vale uno scudetto. Ma vale un tricolore anche la stagione del Carpi, a prescindere dall’esito finale. Come per il Frosinone, è stato bello vedere un ambiente comunque sereno, rimasto con i piedi per terra dalla prima all’ultima giornata; è stato meraviglioso vedere tifosi ciociari ed emiliani applaudire le proprie squadre a dispetto della retrocessione, vedere che è possibile vivere il calcio con una cultura sportiva più umana e meno schizofrenica, simile a quella britannica. A prescindere da ciò che disse Lotito lo scorso anno a proposito delle promozioni di Carpi e Frosinone. Noi si tifa forte anche il Crotone.

 



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