Fiorentina-Inter 3-3. Var decisivo contro i neroazzurri! Marotta sbotta. Napoli rinato? Analisi e commenti.

Di , scritto il 25 Febbraio 2019

“Abbiamo subito un danno notevole e speriamo che non sia irreparabile nell’economia di questa stagione. Sarebbe un fatto molto grave” Lo dice l’ad dell’Inter Beppe Marotta a margine del Candido day, commentando la decisione di dare rigore alla Fiorentina nella sfida di ieri. “Rimango basito e deluso per lo sforzo fatto, il sistema va rivisto in meglio. E’ un danno che si è consumato nell’epilogo della gara. Sarebbe stato molto diverso un torto subito nel primo tempo con tanti minuti da giocare”. “Il mio rammarico è che con lo strumento Var ci devono essere valutazioni oggettive e oggettivamente nessuno può indicare D’Ambrosio tocchi la palla con la mano – ha aggiunto – E’ l’errore più grosso e grossolano da quando c’è la Var. L’arbitro era anche a breve distanza da ciò che è accaduto”. ”Davanti ad una situazione del genere – continua Marotta – dove si confonde la soggettività con l’oggettività rimango deluso per lo sforzo che abbiamo fatto di introdurre questo strumento. Il grande rammarico che ho, come dirigente di calcio è quello che noi come movimento calcistico italiano, come Federazione, abbiamo investito molto in questo strumento così che diventasse uno strumento a disposizione della classe arbitrale. Non per cancellare tutti gli errori bensì per ridurre questi errori. L’uso deve essere scrupoloso e razionale”. “Dietrologie pure che rimando al mittente. E’ l’esaltazione della gioia di un giocatore che ha esultato”. Così l’ad dell’Inter Beppe Marotta risponde a chi legge il gesto di Perisic all’esultanza di Politano come un’ennesima spaccatura nello spogliatoio nerazzurro. “Colgo l’occasione – aggiunge – per esprimere gratitudine alla squadra perché ha giocato bene e motivata”. (raisport.it)

E’ successo di tutto e alla fine e’ 3-3 tra Fiorentina e Inter. Rigori dati, gol annullati, Var continuamente in azione e che a piu’ riprese ha salvato Abisso: nel corso di un recupero infinito, i viola hanno trovato il definitivo pari su un rigore quantomeno discutibile per un presunto mani di D’Ambrosio. L’Inter ora ha soltanto due punti di vantaggio sul Milan e tre sulla Roma, la Fiorentina ha trovato il pari all’ultimo respiro di una partita giocata ad alto livello. Ma non mancheranno le polemiche. Avvio velocissimo con la Fiorentina subito avanti: Chiesa, lanciato da Ceccherini, pesca Simeone che sfiora verso de Vrij, sfortunatissima l’autorete dell’olandese. Il Franchi esplode subito ma l’Inter non si perde di coraggio e trova il pari con Vecino: tocco di Nainggolan, l’uruguaiano beffa Lafont segnando il classico gol dell’ex. Gol a parte, la prima vera occasione arriva al 29′: Gerson ruba palla a Vecino e si invola verso Handanovic ma col mancino allarga troppo la conclusione. Poi corner di Politano, in quattro non ci arrivano per un soffio. L’ex Sassuolo, fin li’ in ombra, si accende d’improvviso. E al 40′ si inventa la rete del sorpasso: numero su Veretout e gran sinistro che si infila all’angolino, niente da fare per Lafont. La Fiorentina accusa il colpo e l’Inter prova ad approfittarne: giocata di Martinez per Perisic, diagonale impreciso quello del croato. Al rientro l’Inter trova il tris: Abisso, su episodio segnalato dal Var, concede un penalty chiaro per un mani di Fernandes su punizione di Brozovic: dal dischetto Perisic, rigorista a sorpresa, spiazza Lafont per il 3-1 nerazzurro. Non e’ finita. Pioli si gioca le carte Muriel e Pjaca, fuori Simeone e Benassi. Segnerebbe Biraghi, ma la rete viene annullata per un precedente fallo di Muriel su D’Ambrosio: si riscatta il colombiano alla mezz’ora, con un capolavoro su punizione. Gran finale: Lafont mura Vecino, poi il tirocross di Chiesa mette i brividi ad Handanovic. Nell’infinito recupero, Chiesa mette dentro per Muriel, D’Ambrosio tocca e per Abisso e’ rigore: dal replay appare abbastanza chiaro il tocco col petto dell’interista, ma dopo lunga consultazione al Var il fischietto palermitano conferma la propria decisione: Veretout, glaciale, firma il 3-3. L’Inter protesta, la Fiorentina sorride.

I facts post-match: Quella di Jordan Veretout, al minuto 101, è la rete più tardiva in un match di Serie A a partire da quando Opta raccoglie questo tipo di dato (dal 2004/05). Non è mai stato realizzato in Serie A un gol più veloce (16 secondi) di quello messo a segno stasera da quando Opta raccoglie questo tipo di dato (2004/05). Tutte le ultime otto sfide tra Fiorentina e Inter nella massima serie hanno sempre visto realizzare almeno tre gol nella singola partita (37 in totale). La Fiorentina ha pareggiato tutte e tre le partite disputate al Franchi nell’anno solare 2019, di cui due con il punteggio di 3-3 – l’altra a gennaio contro la Sampdoria. L’Inter è la prima squadra a realizzare più di un gol al Franchi contro la Fiorentina nel corso del primo tempo in questo campionato. Matías Vecino ha realizzato il primo gol nel torneo in corso; il centrocampista non andava a segno dall’ultima giornata dello scorso campionato in Serie A – contro la Lazio, all’Olimpico, nel maggio 2018. Luis Muriel ha realizzato il suo secondo gol in carriera su calcio di punizione diretto in Serie A – il primo nel gennaio 2017, contro la Roma, con la maglia della Sampdoria. Matteo Politano ha segnato un gol alla Fiorentina in trasferta in Serie A, dopo aver partecipato a tre reti (due gol, un assist) contro i Viola sempre in casa – con la maglia del Sassuolo. Danilo D’Ambrosio ha eguagliato il suo recod di assist in una singola stagione di Serie A (tre). (raisport.it)

L’Uefa ha aperto un procedimento disciplinare nei confronti di Diego Simeone, allenatore dell’Atletico Madrid, per l’esultanza al primo dei due gol segnati dalla sua squadra alla Juve nell’andata degli ottavi di Champions. Simeone, sull’1-0 di Gimenez, si era rivolto alla tribuna dello stadio portandosi le mani all’inguine e aveva poi spiegato di aver voluto ribadire “che abbiamo i coglioni”. Il caso Simeone sarà esaminato in una data ancora da confermare. Sotto accusa è però finito, secondo l’Uefa, anche Massimiliano Allegri: per il tecnico della Juve è stato aperto un procedimento per “ritardo nel calcio d’inizio”. Contestato lo stesso articolo di Simeone, l’11.2 che riguarda “i principi di condotta etica, lealtà, integrità e sportività”. (raisport.it)

Maurizio Sarri non ce l’ha fatta a conquistare il suo primo trofeo in Inghilterra. Il Manchester City ha infatti battuto il Chelsea per 4-3 dopo i rigori (0-0 dopo i tempi supplementari) nella finale della Coppa di Lega giocata a Wembley. Nei momenti finali del match, prima dei tiri dal dischetto, Sarri ha litigato con il suo portiere Kepa Arrizabalaga (pagato 80 milioni la scorsa estate, record assoluto per un estremo difensore) perché questi non aveva voluto uscire nonostante avesse accusato poco prima, in campo, il riacutizzarsi di un problema fisico avuto in settimana. E Sarri, che aveva fatto scaldare il suo ‘dodicesimo’ Caballero si è infuriato, al punto da dirigersi verso gli spogliatoi prima di ripensarci e tornare indietro. Poi è stato trattenuto da Rudiger mentre, dopo il fischio finale e prima dei rigori, si stava dirigendo visibilmente alterato verso Kepa. SARRI: “Pensavo che il portiere avesse i crampi e che non fosse in grado di parare i rigori, ma non era così”, ha spiegato ancora Sarri. Interrogato sul fatto che Kepa avesse ignorato le sue istruzioni, Sarri ha detto: “Devo parlare con lui, ma solo per chiarire perché ora ho capito molto bene la situazione”. Contro il Man City il Chelsea di Sarri aveva già perso, a inizio stagione, la sfida per il Charity Shield. Sulle voci di un possibile esonero, il tecnico del Chelsea ha replicato: “Dovete chiederlo al club. Ma dopo questa partita devo dire che sono sicuro di avere il sostegno dei giocatori perché hanno giocato esattamente come ho chiesto e sono orgoglioso dei miei giocatori. Abbiamo dimostrato a tutti di poter diventare una squadra molto solida, contro il Manchester City non è facile quindi sono davvero molto contento dei miei giocatori”. (raisport.it)

La forza dell’ironia, dell’autoironia, del trovare il sorriso in ogni cosa e di non prendersi troppo sul serio: Gianluca Vialli riesce a trovare una battuta per tutto, anche per quel tumore che ora fa meno paura. «A proposito del cancro voglio dire che sto bene. Non è stato facile ma questo periodo mi ha insegnato molto. Mi sto preparando anche meglio di quando giocavo a calcio, quindi credo che dovrete sopportarmi ancora a lungo». Vialli lo annuncia mentre gli viene conferito il premio “Il bello del calcio” dedicato a Giacinto Facchetti, durante il Candido Day della Gazzetta dello Sport. Parla alla platea con disinvoltura, senza nascondere la propria emozione, qualcuno si commuove, tutti ridono di gusto. Uno spettacolo di calcio raccontato. È l’autenticità che Vialli riesce a trasmettere. «Accetto con umiltà e orgoglio questo premio. Pensavo di non meritarlo – racconta ironico – poi ho visto che lo hanno dato anche a Zola e allora. So come è andata la scelta, siete stati lì con i foglietti a decidere e avete detto: “Diamolo a Vialli quest’anno perché magari l’anno prossimo sarà troppo tardi”». E invece Vialli potrebbe decidere anche di accettare la proposta del presidente della Figc Gabriele Gravina e diventare capo spedizione della Nazionale: «Può essere una prospettiva. Sono orgoglioso, un ruolo prestigioso che va fatto con responsabilità. Ho chiesto del tempo per riflettere, ragionamenti che sto facendo con la mia famiglia. Sarebbe fantastico prendermi cura ancora di Roberto». Roberto Mancini, ct dell’Italia, e amico che con Vialli fece grande la Sampdoria. «Lui era il bello, io il simpatico nelle serate libere mandavo avanti lui per far colpo. Perché è importante conoscere i propri limiti. Ho segnato tanto grazie a lui ma ho anche corso per lui, perché non correva». Aneddoti, scherzi, le citazioni di Boskov «mi disse: “tu quando esci da spogliatoio, sembri cervo che esce da foresta” e io che avevo problemi con la fidanzata, pensavo sapesse più cose di me». Poi il trasferimento alla Juve e l’addio Genova. «Piansi quando se ne andò – racconta Mancini -. Era la fine di un’epoca». Ma in bianconero Vialli sollevò la Coppa dei campioni: «Sono stufo di essere l’ultimo capitano ad averla sollevata. Mi sarebbe piaciuto fosse toccato a Buffon, ma va bene anche Chiellini. L’importante è non Ferrara». Risate, tante. Come quando ammette serenamente che il calcio gli ha dato tutto «due figlie che adoro e amici veri», dice con commozione. Ma ritrova subito il sorriso: «Il calcio mi ha dato la mia prima macchina con cui andavo in giro a fare il figo a Cremona, ma non solo perché mi ha fatto perdere anche la verginità… La cosa più importante? La ‘calling’, la vocazione. Avevo appena iniziato a camminare, ho dato un calcio al pallone e mi sono innamorato” (ilmattino.it)

Il Napoli ha ritrovato i gol alla vigilia di due notti che riempiranno – finalmente – lo stadio San Paolo. Gli azzurri hanno disintegrato il Parma, che nella scorsa estate era stato rafforzato attraverso i prestiti del portiere Sepe e dell’attaccante Inglese, con le reti dei suoi giovani polacchi. Zielinski, superate le difficoltà del girone d’andata, è diventato punto fermo nello scacchiere di Ancelotti; Milik è tornato a colpire (due volte) con chirurgica precisione dopo gli errori accumulati nelle precedenti partite. E nel finale gloria anche per Ounas, che ha segnato il secondo gol in quattro giorni, una novità per lui che nella scorsa stagione contava i minuti giocati. La squadra è tornata così a vincere fuori casa dopo oltre due mesi, l’ultimo successo risaliva al 16 dicembre e lo firmò Arek a Cagliari. Che il momento fosse particolare per questo ragazzo a cui De Laurentiis e il tecnico hanno dato fiducia, scartando la possibilità di prendere un giocatore di maggiore esperienza e prestigio (nella scorsa estate era circolata l’ipotesi Cavani, peraltro smentita dal club), lo dimostra la corsa dell’attaccante verso la panchina dopo il primo gol e quel forte abbraccio a Carletto, che ha creato un rapporto davvero saldo con i suoi, da Milik a Ounas, di cui aveva detto dopo la partita con lo Zurigo: «Questo ragazzo fa davvero cose speciali». Peccato che queste cose speciali – di Ounas come di altri azzurri, ma non di Mertens che continua nel suo letargo – non riapriranno i giochi al vertice e il rammarico è ancor più forte perché la Juve vista a Bologna, a pochi giorni dalla mazzata sul campo dell’Atletico Madrid che può comprometterne il cammino in Champions League, è apparsa stanca, con la sua stella CR7 offuscata. A spingerla verso il temporaneo +16 era stato Dybala, partito dalla panchina. Sarebbe stato possibile tenere aperto il discorso scudetto se questa sfida non fosse stata impari, per ragioni tecniche ma anche economiche, quelle che De Laurentiis ha evidenziato a proposito dell’indebitamento del club bianconero. È importante aver ritrovato i gol – sono stati 4, uno in meno di quanti gli azzurri ne avevano segnati nelle precedenti cinque partite del 2019 – contro un avversario decisamente debole, in cui si è spenta la luce di Gervinho (l’ombra di quello che spaventò la Juve costringendola al pareggio), a una settimana dallo sbarco della capolista al San Paolo. Le partite con i bianconeri e il Salisburgo valgono per l’onore (la differenza di 13 punti mette gli uomini di Allegri al riparo da clamorose sorprese anche se per Ancelotti niente è deciso) e la qualificazione ai quarti di Europa League, diventata l’unico concreto obiettivo stagionale. Tornerà ad affollarsi lo stadio che ha fatto registrare una media di soli 19mila spettatori nelle prime partite del 2019 perché vi sono i fortissimi stimoli del confronto con l’eterna rivale e del primo ottavo contro gli austriaci da vincere con un buon punteggio per evitare rischi al ritorno. A Fuorigrotta domenica potranno tornare i tifosi bianconeri e sui social c’è polemica perché non vi era stato allo Juventus Stadium il via libera per i napoletani. L’Osservatorio del Viminale sta seguendo la direttiva del ministro Salvini sull’apertura alle tifoserie ospiti e infatti un mese fa i napoletani avevano potuto accedere al Meazza per la partita con il Milan anche se pochi giorni prima c’era stata la tragedia di Santo Stefano. Sarà massimo il grado di allerta, ma nessuno si azzardi a rovinare questa notte in cui il Napoli potrà confermare di essere alla pari della Juve: la classifica per 90 minuti non conterà, quel -13 non esisterà nella testa e nel cuore degli azzurri. (ilmattino.it)

Quattro gol per riprendersi tre punti, Carlo Ancelotti rivede il suo Napoli. «È stata una partita in linea alle altre giocate con Torino e Fiorentino, la differenza l’hanno fatta i gol. Siamo stati bravi a concretizzare, ma anche nelle ultime partite avevamo fatto bene. Rimpianti non ne abbiamo, so che questa squadra può giocare così e dobbiamo continuare su questa strada. In campionato non è ancora deciso nulla, dobbiamo stare il più in alto possibile». La prossima sfida sarà al San Paolo contro la capolista. «La Juve ha un vantaggio enorme, ha fatto meglio di tutti, sarà un onore per noi ospitarla domenica prossima», ha continuato Ancelotti a Sky. «A Milik ho detto io di tirare così la punizione, era troppo vicino e lui è molto bravo sulle punizioni, è una cosa che mi ha insegnato Cristiano Ronaldo. Gli avversari avrebbero sicuramente pensato a saltare, adesso gli avversari devono preoccuparsi di più». Poi a proposito della Champions dei bianconeri. «L’Atletico è una squadra difficile, ma per la Juve tutto è possibile anche al ritorno. Sarà una gara complicata ma non avrà nulla da perdere, questo può essere un vantaggio».

(ilmattino.it)



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