Italia, Insigne: “Siamo guariti”. Chievo, Ventura: “Ho rinunciato a due anni di contratto”. Analisi e commenti.

Di , scritto il 14 Novembre 2018

“L’Italia è guarita? Penso di sì. Con ucraina e Polonia si è visto il miglioramento e cercheremo anche sabato di mettere dentro tutto quello che abbiamo per vincere”. Così anche l’attaccante del Napoli e dell’Italia, Lorenzo Insigne, dopo il ct Roberto Mancini e il compagno di Nazionale Marco Verratti, certifica, a un anno di distanza dalla cocente eliminazione dal Mondiale, l’avvenuta guarigione degli azzurri.

Sabato, però, l’Italia dovrà confermare i segnali di ripresa anche contro il Portogallo campione d’Europa che, pur privo di Cristiano Ronaldo, resta sempre un avversario di alto livello. In palio c’è il primo posto nel girone di Nations League. “Sappiamo che il primo posto è difficile – afferma insigne – ma non impossibile. Possiamo metterli in difficoltà in casa nostra con lo stadio pieno. Dobbiamo fare risultato a tutti i costi”.

Contro Ucraina e Polonia gli azzurri hanno costruito molto ma concretizzato poco. Adesso Mancini chiede ai suoi un ulteriore step. “Abbiamo costruito tanto nelle ultime due gare – concorda l’attaccante partenopeo – ma manca un po’ di cattiveria sotto porta, anche da parte mia”.

Quanto alla sua posizione in campo e agli eventuali compagni di reparto, Insigne spiega che si trova bene con la posizione che gli ha ritagliato il ct che gli chiede di fare movimenti che lo portano ad accentarsi di più e, pur rammaricandosi per l’assenza per infortunio di Bernardeschi, assicura che “chi ne prenderà il posto darà il 100%”, che sia Berardi o Immobile “col quale ho tarscorso una stagione fantastica a pesacara e col quale mi trovo benissimo”.

Inoltre, l’attaccante dell’italia osserva che “non c’è bisogno di fisico ma di piedi buoni, e in nazionale ci sono tanti piccoletti dai piedi buoni” chiude con l’auspicio di poter dare in Nazionale quello che sta dando al Napoli, “La mancata qualificazione al Mondiale? Mi ha fatto più male che restare in panchina in quella gara”.

“Peccato non aver incontrato prima Carlo Ancelotti. Ha sempre il sorriso e ha un grande rapporto con i calciatori. E’ difficile litigare con lui anche quando ti manda in panchina. cercheremo di prendere tutti i suoi consigli”. Per l’attaccante partenopeo Ancelotti è stato bravo ad avere l’intuizione di schierarlo in una posizione più vicina alla porta. E i risultati parlano chiaro: con i suoi gol Lorenzo ‘Il Magnifico’ sta trascinando il Napoli sia in campionato che in Champions League.

“Vedendo le statistiche credo che sia la miglior stagione al Napoli. Spero di continuare così perché il Napoli ha bisogno di vincere qualcosa. Lo scudetto è difficile perché abbiamo davanti una grande squadra come la Juve, con una grande rosa, forse la migliore d’europa. Ma ci proveremo fino alla fine”.

Anche in Champions il Napoli adesso è lanciato verso la qualificazione agli ottavi in un girone che era definito di ferro. “All’inizio – ha osservato – nessuno aveva fiducia nel Napoli. Adesso cercheremo di dare battaglia fino all’ultimo”.

 

Ritorno in Premier League per Claudio Ranieri, scelto come nuovo manager del Fulham.

Improvviso cambio sulla panchina del club londinese, ultimo in classifica (solo cinque punti dopo 12 giornate): la società ha deciso il licenziamento di Slavisa Jokanovic, sostituendolo con l’ex manager di Chelsea e Leicester, con cui ha vinto un clamoroso titolo nazionale nel 2016.

“Cambiare senza avere un preciso piano non era una soluzione – ha spiegato il presidente del Fulham Shahid Khan -. Poter contare su qualcuno del calibro di Claudio, pronto ad accettare la sfida è stato essenziale. Claudio rappresenta una certezza, non un rischio, ha un profilo essenziale per il club in questo momento”. Ranieri, 67 anni, ha firmato un contratto “di diversi anni”, anche se non è stata specificata la durata dell’accordo.

 

“Stavolta non tollero menzogne, mi sono dimesso dal Chievo non per i risultati (sarei andato via anche in caso di vittoria col Bologna) ma perchè io e la società volevamo raggiungere la salvezza attraverso due strade diverse. E ho rinunciato a due anni di contratto senza chiedere né pretendere alcunché”.

La verità di Gian Piero Ventura sulle sue dimissioni arriva in una dichiarazione all’Ansa. “Sono arrivato al Chievo perché il presidente Campedelli è un amico e perché il momento di difficoltà della squadra coincideva con la mia grande voglia di riprendere ad allenare. Ho poi deciso di interrompere il rapporto, non per i risultati, ma quando ho avuto la certezza che, benché volessimo raggiungere lo stesso obiettivo, cioè la salvezza, io e la società volevamo perseguirla attraverso strade diverse. A quel punto, né io potevo pretendere che loro sposassero le mie idee, né loro potevano pensare che io condividessi il loro percorso. Ho rinunciato a due anni di contratto consensualmente”.

 

Luca Calamai è intervenuto a Sportiva per rispondere alle domande degli ascoltatori in “Microfono Aperto”.

SU RANIERI AL FULHAM: “Lo avrei rivisto volentieri nel calcio italiano. Sono quelle figure che portano valori aggiunti dal punto di vista tecnico e anche umano. Curiosamente, però, ha più estimatori all’estero che in Italia”

SUL NAPOLI: “Può vincere lo scudetto, anche se ha 6 punti di ritardo, perché Ancelotti sta facendo un lavoro straordinario, tenendo vivi 18 giocatori. Se regge ora lo strappo della Juve, poi, quando questa a primavera sarà distratta dalla Champions League, se la potrà giocare alla pari”.

SU MILAN-JUVENTUS: “L’ammonizione di Benatia ci può stare, ma il regolamento consente anche di non darla”.

SULLA PROPOSTA DI ANCELOTTI: “Un certo tipo di violenza, che il calcio subisce, si combatte solo se i protagonisti (tifosi, allenatori e giocatori) hanno voglia di farlo. Soltanto se si isola, con gesti coraggiosi, la minoranza, si ottiene qualcosa, al di là di questi momenti di indignazione generale, che sono forti, ma passano velocemente”.

SULLA LOTTA RETROCESSIONE: “Penso che ci potrebbero essere delle sorprese e vedo, a parte il Chievo, che deve azzerare e ripartire da un nuovo progetto, che c’è grande concorrenza”.

SUL MERCATO DELLA JUVENTUS: “Oggi è una della squadre più forti del mondo e queste non sono concentrate sul mercato di gennaio, che è balordo e nel quale difficilmente trovi occasioni importanti. La Juve è già proiettata al futuro e pensa a Tonali e a Pogba, che non mi entusiasma, ma dà l’idea della prossima grande sfida del club”.

SU PERIN: “Comprensibilissima la scelta della Juventus, che si è portata a casa un fortissimo portiere per il presente e per il futuro, discutibile la sua: io avrei trovato una squadra che poteva dargli una vetrina diversa, anche ragionando sul fatto che non è un ragazzino che può avere pazienza”.

SULL’INTIMIDAZIONE A FEDERICO RUFFO DI REPORT: “Il solo pensare di abbinare un tifoso della juve a un atto di delinquenza come questo lo trovo offensivo”.

 

Bruno Longhi è intervenuto a Sportiva per rispondere alle domande degli ascoltatori in “Microfono Aperto”.

SULL’ESPULSIONE DI HIGUAIN: “Dobbiamo attenersi al giudizio dell’arbitro, che sa cosa gli ha detto e come. Non so se in altri casi, che riguardavano la Juventus in passato, ci fossero le stesse dinamiche, le stesse frasi e lo stesso nervosismo eccessivo”.

SU MAROTTA: “Nessuno del board dell’Inter è mai stato informato della possibilità che Marotta possa arrivare, ma questo non vuol dire che non arriverà. Per cui andiamoci piano e non pensiamo a Modric, che secondo me è stato già una mezza bufala estiva: una vera trattativa non ci è mai stata”.

SULLA JUVE CHE SEGNA POCO: “Non condivido le critiche all’attacco della Juventus, stiamo parlando della squadra leader in Serie A in fatto di gol. Ne ha sbagliati tanti contro il Manchester United, ma non è che una partita racconta la storia di una squadra”.

SUL GESTO DI MOURINHO: “Anche gli allenatori hanno un decalogo da seguire, tra cui c’è il non interagire col pubblico. Penso però anche all’uomo, pur senza volerlo assolverlo: quando ti becchi gli insulti per oltre 90′, se porti la mano all’orecchio non è un affronto così grave. Certo, se non l’avesse fatto, sarebbe meglio per tutti. Come la corsa di Mazzone? La differenza è sotto gli occhi di tutti: quello fu qualcosa fuori da ogni schema, il portoghese ha fatto un gesto che si può censurare, ma il peso è ben diverso. Mourinho non mi è mai stato simpatico e non lo considero nemmeno un grandissimo allenatore ma il confronto con Mazzone non ci sta”.

SUL PSG: “Ha tante pecche, se riuscirà ad passare la fase a gironi di Champions League penso che a gennaio cercherà un paio di centrocampisti”.

SULLO SCUDETTO AL NAPOLI: “Contro questa Juve, che non molla niente e vince a Milano quasi senza sudare, è difficile”.

SU PASTORE: “Non ha il peso specifico per tener botta nel centrocampo di una squadra che punta in alto”.

 

L’ex arbitro Tiziano Pieri è intervenuto a Sportiva per commentare l’aggressione al giovane arbitro romano Riccardo Bernardini e la decisione di fermare i campionati dilettantistici del Lazio. “Il problema è che settimanalmente ci sono episodi di questo tipo e passano in cavalleria perché magari non sono di questa gravità. Quello di Bernardini è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. C’è un disagio che vivono gli arbitri dilettantistici e Nicchi in questa situazione è stato straordinario, dicendo “basta” e fermando i campionati dilettantistici del Lazio. Qualora continui questo linciaggio agli arbitri, sarà necessario allargare la protesta. In Serie A? Questa è la prima iniziativa importante che prende il presidente dell’Aia e credo che prossimamente, se continueranno questi episodi di violenza, potrà essere presa un’iniziativa forte come quella di fermare la Serie A, per mandare un messaggio chiaro. Noto che c’è attenzione verso i cori per gli allenatori, che poi magari hanno atteggiamenti provocatori, mentre l’arbitro è insultato per 90 minuti in tutte le partite. E’ una mancanza di rispetto che è lo specchio della società di oggi. Cosa fare? Non ho ricette, ma ho visto su alcuni campi iniziative di società dilettantistiche, come la firma di un codice etico per i genitori dei calciatori o l’affissione di messaggi chiari e inequivocabili per i parenti dei ragazzi”



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