Spagna-Olanda 1-5: manita in salsa orange, disastro Casillas

Di , scritto il 13 Giugno 2014

Casillas-manitaSpagna – Olanda 1-5 (1-1)

27′ Xabi Alonso rig. (S), 44′ e 72′ Van Persie (O), 53′ e 80′ Robben (O), 64′ De Vrij (O)

E chi l’avrebbe mai immaginato alla vigilia? Nella giornata che ha sancito la fine del primo turno del Gruppo A con la vittoria del Messico sul Camerun (Brasile già a quota tre punti dopo il discusso successo di ieri sera sulla Croazia), nel girone B finisce anche l’egemonia intercontinentale e continentale della Spagna. O almeno i segnali di qualcosa in più di semplici scricchiolii ci sono tutti.

Eh già perché il 5-1 rimediato dall’Olanda nella riedizione della finale giocata a Sudafrica 2010 non è soltanto una vendetta orange; soprattutto si declina in umiliazione tattica e tecnica, collettiva e singola. Si traduce con una netta e fredda considerazione: troppo leziosi e supponenti gli iberici nella prima parte, molto concreti e spietati i tulipani dal 44′ fino al fischio di chiusura.

Sarebbe ingeneroso gettare la croce su Del Bosque, reo di aver lasciato a casa un attaccante come Llorente per imbarcare il fantasma di Torres e il pulcino bagnato – e umiliato dal pubblico – Diego Costa. Sarebbe ancora più ingiusto seppellire il capitano e portiere della Roja Iker Casillas, uno abituato a parare tanto e a sollevare Coppe come niente, sotto i colpi di mortaio di critiche feroci. Però non si può prescindere dalle bestialità tattiche e dalle scelte del c.t. spagnolo, nonché dai grossolani errori dell’estremo difensore del Real Madrid sul terzo e quarto gol olandesi. Certo è che anche la coppia di centrali Ramos-Pique non ha vissuto una serata da ricordare in positivo: i due super difensori sono ancora sul terreno di gioco di Bahia a cercare le ombre di Robben e Van Persie.

Sul fronte dei tulipani c’è poco da dire: inarrestabili. Il sornione e navigato Van Gaal lascia inizialmente il pallino ai campioni in carica, gioca opportunisticamente lasciando che i fenomeni in bianco si rimirino allo specchio. Poi, dopo uno svantaggio su rigore discusso per un atterramento ai danni di Costa, colpisce Van Persie con un colpo di testa di rara bellezza e impatta la gara, lasciando filtrare le prime crepe nel muro difensivo spagnolo. Si vede che il pari subìto stordisce Silva e soci, perché nella ripresa gioca solo l’Olanda. Prima Robben, a ruota De Vrij, ancora Van Persie e di nuovo Robben inceneriscono l’allegro piano tattico difensivo degli avversari complicando non poco il cammino dei campioni uscenti. Nella migliore delle ipotesi, il marchese di Salamanca Del Bosque può aspirare e sperare in un secondo posto del girone con l’alta probabilità di incrociare negli ottavi il Brasile. A patto che non riproponga una gara come quella di stasera.

Quando maturano certi risultati, tipo un sonoro 5-1, è sempre difficile stabilire dove comincino i meriti di una squadra e i demeriti dell’altra. Eppure, guardando al cammino spagnolo nelle qualificazioni, tutt’altro che liscio, si possono rintracciare le ragioni di un esordio mondiale tanto inverecondo. Non sarà la caduta degli Dei, però le somiglia molto.

ALTRI RISULTATI:

GRUPPO A:

Brasile – Croazia 3-1

11′ Marcelo aut., 29′ e 71′ Neymar (B), 91′ Oscar (B)

Messico – Camerun 1-0

61′ Peralta

Brasile e Messico 3, Croazia e Camerun 0.



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