Leicester, sogno europeo stile Samp: Ranieri come Boskov?

Di , scritto il 24 Novembre 2016

leicesterCi ho pensato su per un po’. Un bel po’, a dire il vero. Continuavano a rimbalzarmi in testa immagini… Vialli e Mancini, gemelli del gol di un tempo ormai lontano. Intesa perfetta, si trovavano a occhi chiusi: Gianluca era il terminale perfetto per le giocate geniali del Mancio. Sì, i fotogrammi della memoria di quei due, abbracciati e sorridenti mentre corrono sotto la gradinata Sud dopo una rete, non mi lasciavano stare.

Ma perché? Semplice: per via di un’altra coppia. Due che sono un filo meno gemelli del gol, ma che con Vialli e Mancini condividono alcune cose. Peculiari, direi. O frivole, tipo le iniziali dei cognomi: da una parte gli ex doriani, dall’altra Vardy e Mahrez, attaccanti del Leicester. Storie diverse, anche diametralmente opposte se volete. Ma c’è un filo rosso a unirli, un filo fatto di tanti punti che hanno un unico minimo comune denominatore: la novità.

Genova e Leicester, luoghi diversi in tempi differenti divenuti però il centro del calcio. Piccole città operaie (una sul mare, l’altra incastonata tra le Midlands Orientali britanniche) che hanno assaporato la novità di un titolo nazionale quasi inaspettato. Uno dopo un Mondiale, l’altro prima di un Europeo. Oddio, per quanto riguarda la Sampdoria, a cavallo della seconda metà degli anni ’80 e i primi ’90, ci furono dei segnali ben precisi: una Coppa Coppe alzata al cielo, un paio di Coppe Italia di fila messe in bacheca, quattro piazzamenti consecutivi tra le prime sei della Serie A. Fino al fatidico 1991, anno dello storico – e unico, al momento – tricolore.

Le Foxes in blu, invece, hanno conquistato la passata Premier contro ogni ragionevole pronostico. E sappiamo che chi ha puntato su di loro, beh, ha vinto forte. Primo storico titolo per un Club che l’anno precedente a fatica si era salvato. Una squadra che ha saputo mettersi alle spalle corazzate (in declino) come Chelsea, Manchester United, Arsenal. Così come la Samp dell’amato Mantovani padre seppe mettere in un angolo Inter, Milan, Napoli e Juventus. E, a ben guardare, se si vuole trovare il pelo nell’uovo (nemmeno tanto piccolo) la vera impresa la fecero proprio i blucerchiati, perché le milanesi e i partenopei, in quegli anni, dettavano legge in Patria. Milan e Napoli anche oltre confine.

Se si vogliono mettere a confronto Sampdoria e Leicester fino in fondo, dunque, vanno considerati giustamente i maggiori meriti dei genovesi. Al netto di un calcio certamente diverso, quel titolo fu frutto di una programmazione decennale e di un tasso tecnico di altissimo profilo; perché non c’erano soltanto Mancini e Vialli, ovviamente. E, infatti, il tutto si tradusse in una cavalcata da sogno nella stagione seguente al successo in Italia, con la finale di Coppa Campioni di Webley persa ai supplementari contro il Barcellona (al suo primo acuto europeo).

E il filo rosso che unisce Samp e Leicester torna proprio qui, tra le note della Champions League. La squadra di Ranieri, dopo aver conquistato l’accesso diretto alla competizione (anche questo storico) con cinque turni di anticipo nella scorsa Premier, si è tolta anche la soddisfazione di blindare la qualificazione agli ottavi (storica, che ve lo scrivo a fare) e da prima sicura del Gruppo G. Ah, con una partita di anticipo e la certezza di essere tra le teste di serie dell’urna di Nyon. Una conferma dell’ottimo lavoro svolto dal Club inglese, a dispetto di una posizione deficitaria in campionato (al momento il Leicester occupa la quattordicesima posizione, a ridosso della zona calda e pericolosa).

Anche la Samp visse, a onor del vero, un’annata tribolata con il doppio impegno campionato/Coppa. Non è un caso che chiuse al sesto posto la Serie A perché, a dispetto di una rosa di alto livello, quel primo esperimento di una nuova Coppa Campioni che fece da apripista alla formula Champions che oggi viviamo, mostrò come tre gare a settimana rischiassero di portare un Club a fare scelte precise sugli obiettivi. Più o meno ciò che sta accadendo a Ranieri e ai suoi.

Insomma, potrei stare qui ore a snocciolare numeri che contribuiscano a far risaltare il colore rosso di quel filo che da Genova porta idealmente a Leicester. Le statistiche sono, spesso, bricioline di pane da seguire per arrivare a casa. Ma il tempo e lo spazio sono tiranni. Possiamo soltanto augurare a Ranieri, come lo augurarono in molti a Boskov, di farci ancora vibrare il cuore e inumidire gli occhi arrivando al bersaglio grosso: il Millenium Stadium di Cardiff, teatro della prossima finale di Champions. Curioso: anche l’ultimo atto della Coppa Campioni 1992 si giocò oltre Manica, a Londra. Bricioline di pane, dicevamo. Chissà che la casa non sia la stessa. Magari con sorte migliore al momento di aprire la porta.



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