Juventus-Napoli ancora rovente, ma il vero male del calcio è proprio questo

Di , scritto il 01 Marzo 2017

Chi vi sta scrivendo ha un’idea precisa di quello che dovrebbe essere il giornalismo, sia professionale che dilettantesco: cronache, editoriali e quant’altro devono essere il più possibile ‘puliti’. Mi spiego: se vuoi scrivere e sei tifoso di una squadra di calcio, o sei in grado di mettere in fila le idee rimanendo super partes, oppure è meglio se le tue opinioni le esprimi soltanto al bar sotto casa (e in italiano corretto, almeno). Dispiace enormemente constatare che, a margine della rovente semifinale di andata di Tim Cup tra Juventus e Napoli, molti sedicenti giornalisti – sia professionisti che dilettanti – abbiano perso l’ennesima occasione per tenere a freno lingua, penna e tastiera. Solo il bar sotto casa li reclama a gran voce.

Che Juventus-Napoli non sia stata una gara limpida e tranquilla, è un fatto; che ci sia stata invece, come qualcuno continua reiteratamente a sostenere, la consueta dimostrazione della sudditanza psicologica arbitrale atta a favorire i bianconeri, ci sembra falso. Come ci appare azzardato non perdere l’occasione per tirare fuori ancora una volta quel Juventus-Inter del ’98. Sì, qualche analogia c’è, è vero, ma il punto è un altro: non dimenticare il passato è un male per il calcio del presente. Secondo il d.s. partenopeo Giuntoli, al contrario, il male del calcio sarebbe qualcosa d’altro: i due rigori concessi alla Juventus (ed entrambi trasformati in fotocopia da Dybala) e quello non dato al Napoli.

Opinioni. Giuntoli non è un giornalista, è di parte e ci può stare che interrompa temporaneamente il silenzio stampa azzurro per uno sfogo. Ma c’è modo e modo, le parole del direttore sportivo del Napoli sarebbero state da misurare un po’ di più. Sostenere che entrambi i penalty dati alla Juventus siano stati inventati da Valeri significa non avere bene in testa il regolamento del gioco del calcio (regola 12, pagina 91, se siete pignoli fino a pagina 108). Rabbia e frustrazione sono sentimenti umani e ci possono stare, per carità, ma servirebbe anche obiettività; e magari pure la consapevolezza che un giocatore, un dirigente o un sindaco (sì, anche De Magistris ha espresso pubblicamente il proprio dissenso da tifoso azzurro) hanno un potere enorme essendo una cassa di risonanza che raggiunge capillarmente ogni angolo del tifo.

Per questo comprendiamo di più l’incazzatura di Reina (parole sue), protagonista del fallo su Cuadrado; per la stessa ragione capiamo meno i tweet di Tonelli (“è uno scandalo”) e del profilo ufficiale napoletano (Official SSC Napoli scrive: “Se guardate le partite sulla Rai fatelo senza audio”, in riferimento a una presunta cronaca pro Juventus). Intanto, dagli U.S.A., anche il patron De Laurentiis ha fatto trapelare il proprio nervoso disappunto, chiosando che nella gara di ritorno il Napoli potrebbe schierare la Primavera (altro rimando al passato che ha per protagoniste Inter e Juventus).

Lo abbiamo scritto qualche giorno fa, a proposito degli arbitraggi contestati: se gli errori si prosegue a chiamarli torti, non se ne uscirà mai. Valeri, direttore di gara ieri sera allo Juventus Stadium, ha certo commesso qualche errore, inclusi i suoi collaboratori: un penalty non dato alla Juve nel primo tempo (contatto Strinic-Dybala), uno al Napoli nella ripresa (su Albiol c’è il fallo di Pjanic, che artiglia il piede del difensore azzurro). Errori da matita rossa, se vogliamo, specie il secondo perché sul contropiede successivo dei bianconeri si è materializzato il secondo calcio di rigore contro il Napoli, quello più contestato.

Ma non sarebbe il caso di porre l’accento, per esempio, sugli errori che ha commesso anche il Napoli? Tipo: dopo un primo tempo nel quale ha comandato le operazioni e trovato lo splendido vantaggio (2 su 2 di Callejon quest’anno con la Vecchia Signora), complice una Juventus disorientata dal cambio modulo, nella ripresa la banda di Sarri si è subito innervosita dopo il pari dei padroni di casa. Sull’azione del vantaggio griffato Higuain (anche per lui 2 su 2 agli ex), è stato l’errore individuale di Reina a spalancare la porta all’argentino. E, ancora, in occasione del 3-1 il Napoli può fare soltanto mea culpa: concedere un contropiede di quel tipo, dopo un corner a favore, lasciando un 2 contro 1 in campo aperto a Dybala e Cuadrado, beh, è il sintomo chiaro che il Napoli non ha ancora fatto il salto di qualità. Poi se si vuole continuare a dare la colpa agli arbitri o alla Juventus, liberissimi. Ma così si fa davvero male al calcio.



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