Da Belotti a Ribery, quanti crack alle ginocchia: allarme europeo?

Di , scritto il 03 Ottobre 2017

In ordine di infortunio, l’ultimo nome eclatante ad essere finito nel mirino del ‘rischio professionale’ è stato il Gallo Belotti, che domenica nel 2-2 contro il Verona ha riportato una doppia lesione a legamento collaterale e capsulare mediale del ginocchio destro. Lo stop poteva essere peggiore, visto che Belotti dovrà fermarsi ‘solo’ per 4 settimane circa. Mihajlovic e Ventura non tirano comunque un sospiro di sollievo: il Torino non avrà la sua arma micidiale per 4 gare, mentre il c.t. Azzurro intravede la non esaltante possibilità di dover rinunciare al bomber granata nell’eventuale play-off per Russia 2018.

Dicevamo che Belotti rappresenta la coda di un periodo nel quale molti ginocchi sono stati temporaneamente sacrificati alla professione. Non solo in Italia, anche nel resto del Continente: se andiamo a guardare i 5 principali campionati europei – inclusa la Serie A -, troviamo nomi illustri e meno illustri fermi ai box per problemi legati all’articolazione in questione. E qui peschiamo Frank Ribery, ultimo cognome importante a dover fare i conti con un lungo periodo in infermeria, dal momento che ha ceduto il collaterale laterale sinistro nella gara contro l’Hertha Berlino. Per il francese non sarà necessaria l’operazione, ma resta un’assenza importante per una squadra alle prese con un periodo che definire buio è eufemistico.

Belotti e Ribery sono naturalmente nomi che fanno notizia, in Patria come oltre confine, al pari di Ibrahimovic che rientrerà a gennaio dopo l’infortunio patito la scorsa stagione in Europa League. Però, come anticipato, nei 5 maggiori tornei continentali esiste un ‘sommerso’ di calciatori costretti a guardare i propri compagni in tv per colpa di ginocchia in fase di recupero o ricostruzione. Con sfumature più o meno gravi, ne contiamo in tutto 74 su un totale di circa 2000 professionisti. Non una quota esasperante, se consideriamo che in percentuale siamo al di sotto del 5% del totale, oltretutto indicativa di quanto in fatto di prevenzione e recupero si sia ottenuto negli ultimi decenni per portare il 100% di nuovo sui terreni di gioco. Oggi giorno non è nemmeno considerabile l’idea di appendere le scarpe al chiodo per uno o due legamenti rotti (pensiamo a Milik, attaccante del Napoli che in un anno solare ha affrontato la stessa operazione ad entrambe le ginocchia e rientrerà presumibilmente a febbraio 2018), quando invece ancora negli anni ’80 un menisco lesionato poteva indurre al ritiro un giocatore prossimo ai 35 anni.

Insomma, non esiste un allarme in merito, anche se la progressiva aggiunta di gare e il contestuale impoverimento delle fasi di allenamento possono far credere il contrario. Certo è che ogni campionato deve affrontare il problema con diversi gradi di giudizio. In League 1, per esempio, il totale di giocatori costretti allo stop per problemi alle ginocchia è irrisorio (3), con un solo crociato rotto. In Liga, Premier e Bundesliga la quota è più alta ed è identica (19); la Serie A ne conta 14, 11 dei quali in fase di rientro tra ottobre, novembre e dicembre. Solo 3 torneranno con l’anno nuovo (Milik del Napoli, Conti del Milan e Vanheusen dell’Inter). Cifre alla mano, dunque, come diceva Ligabue in una sua canzone, niente paura. Ma grande attenzione, aggiungiamo noi.



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