Chelsea: Mourischio, fiducia a tempo (e denaro)

Di , scritto il 08 Ottobre 2015

MourinhoDa Special One a Disposal One. Eh sì, perché in lingua inglese “disposal” significa, tra le altre cose, cedibile o sacrificabile. José Mourinho, uomo colto e poliglotta, lo sa bene. E anche se nicchia, se dissimula, un pochino di fiato sul collo lo avverte. Da parte di chi? Roman Abramovich.

Sabato scorso, a margine della quarta sconfitta in campionato, maturata contro il Southampton di Pellè, il padrone del Chelsea ha riunito il consiglio di amministrazione societario per discutere la posizione del tecnico portoghese. Mou per ora è ancora sulla torre, ma un’eventuale ed ennesima battuta d’arresto contro l’Aston Villa, alla ripresa della Premier, potrebbe rappresentare la spinta decisiva per farlo cadere giù. Mourinho non ha comunque i piedi ben saldi sulla panchina del Chelsea, basta la riunione di cui sopra per far capire che la fiducia nei suoi confronti risulta a tempo e non è, cosa più importante, blindata come una volta.

Con la guida tecnica del Liverpool già passata di mano (dal deludente Rodgers alla speranza naïf Klopp), anche dalle parti di Stamford Bridge i tempi sembrano maturi per un ribaltone. Il nome di Carlo Ancelotti, nelle scorse settimane accostato proprio ai Reds della Mersey, è clamorosamente spuntato in quel di Londra, sponda Chelsea, Club che lo aveva cacciato quasi come un appestato dopo l’ultima partita del torneo 2010-2011. Com’è andata successivamente lo sappiamo bene: Carletto ha vinto a Parigi e soprattutto a Madrid, sollevando al cielo quella Champions numero 10 che Mourinho aveva inutilmente sognato quando guidava i Blancos.

Ma le suggestioni si scontrano con la cruda e onerosa realtà nella quale Abramovich deve districarsi. L’eventuale esonero di Mou da parte del Chelsea, costerebbe una fortuna: il contratto del lusitano, infatti, ad agosto è stato prolungato fino al 2019, in ragione del quale il licenziamento arriverebbe a pesare sulle tasche del Club per una cifra che ruota intorno ai 50 milioni di euro. Mica bruscolini, come si suol dire. In più, trovare un sostituto di pari livello (quindi anche economico) non è cosa semplice a stagione in corso – a meno di non prendere per vera la pista Ancelotti, satollo nel bel mezzo del suo meritato anno sabbatico.

La dirigenza del Chelsea, Abramovich in testa, non sottovaluta nemmeno l’aspetto empatico che Mourinho è in grado di generare nonostante i pessimi risultati di inizio stagione. A dispetto del sedicesimo posto in Premier (8 punti appena in 8 gare disputate), una gran parte del tifo e dei giocatori si schiera ancora al suo fianco. Antipatico finché volete, polemico fino allo sfinimento, ma pur sempre detentore del titolo inglese e personaggio impossibile da sostituire a livello mediatico.

Mourinho si sente tranquillo, in una ricca intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport ha parlato poco del suo futuro e tanto di Juventus, Inter e Paulo Sousa, collega e connazionale che stima oltre ogni ragionevole dubbio. Non sono mancate le consuete frecciatine a Wenger, così come la risposta a Capello che lo aveva accusato di bruciare i calciatori. Ma non poteva andare diversamente: un’intervista di Mou senza polemiche è come un Natale senza la neve. Mancherebbe la cosa più bella. Abramovich, per ora, non lo ha dimenticato.

 



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