Bomba Nainggolan: “Odio la Juve, a Roma per vincere contro di loro”

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Quando si dice toccarla piano. Radja Nainggolan, centrocampista e anima guerriera della Roma di Spalletti, non è avvezzo alle entrate in punta di piedi; né in campo, né fuori. Lo ha dimostrato una volta di più nel video che sta facendo il giro del web e nel quale, senza giri di parole, conferma quel che già in effetti era noto: “Odio la Juve, la odiavo già quando ero a Cagliari”.

Ora: chi scrive non è un’educanda e non vuole fare la morale a tutti i costi, tanto meno a uno come Nainggolan. Tanto meno per avere espresso il segreto di Pulcinella a chiare lettere. Però un piccolo appunto, senza facili e triti moralismi da sbadiglio, viene spontaneo, se non altro per un dettaglio che tanto marginale non è. Il Nainggolan-pensiero viene fuori out of records, come si dice, davanti al peggior pubblico possibile: un gruppetto di tifosi della Roma che riprendono tutto con il cellulare. Il Ninja giallorosso era infatti a bordo della sua auto, presumibilmente appena oltre i cancelli di Trigoria, a intrattenere i supporters che stazionano perennemente da quelle parti. Una cosa anche carina che non sempre i calciatori possono o vogliono fare.

Ma se ti fermi, devi anche renderti conto che qualunque cosa dirai avrà un certo tipo di potere. Si sa che il tifoso medio è piuttosto incline alla fede quando si parla dei colori della sua squadra del cuore; e, soprattutto, è volubile. E, ancora, quando si parla di Juventus a certe latitudini, è la pancia che comanda. Poche volte il pensiero razionale viene chiamato in causa. Perciò Nainggolan ha rischiato e rischia grosso. Se non una multa da parte della Società, almeno che le sue parole fungano da innesco alla prima occasione utile (verosimilmente, lo scontro diretto dell’Olimpico tra Roma e Juventus che si giocherà a maggio).

Si sa che il tifo organizzato romano non è dei più tranquilli. Si sa anche che entrambe le sponde del Tevere stanno scaldando i motori in vista del doppio confronto nel derby di Coppa Italia (cui si aggiungerà quello in campionato del 30 aprile). Con il fresco precedente di Rizzoli nell’incrocio tra Vecchia Signora e Inter, è facile immaginare che le parole di Nainggolan non andranno in prescrizione. Non per la memoria del tifoso medio. Specialmente perché la principale motivazione data dal belga della Roma per giustificare il proprio odio, risiede a suo dire nel fatto che la capolista vinca sempre per un rigore o una punizione a favore. Opinioni, che se analizzate con logica e obiettività portano a vedere che quel sempre non è reale, ma un preconcetto sin troppo abusato.

Possiamo capire che per un calciatore sia frustrante restare quasi sempre alle spalle della principale rivale per un titolo (in Serie A 174 scontri, 82 i successi bianconeri, 43 quelli della Roma), che sia scudetto o Coppa Italia non conta. Quindi qualche attenuante Nainggolan ce l’ha. Dopo tutto è pur sempre un uomo. Ci può dunque stare che la frase: “Ho scelto la Roma per vincere qualcosa contro la Juventus” sia più uno sfogo che non il vero motivo del suo trasferimento dal Cagliari. Resta tuttavia incontrovertibile che il Ninja di Trigoria covi davvero da molto tempo un reale rancore nei riguardi della Juve. Lo dimostrano i precedenti social in merito al trasferimento di Pjanic (“io non sarei mai andato alla Juventus”) e alla polemica con un tifoso bianconero a margine di una presunta simulazione in Champions contro il Bayern Monaco (“tu tifoso della Juve te ne intendi di simulazioni”).

Poi però spunta una vecchia intervista (nemmeno troppo, visto che era il 2012) che, seppur fraintesa o mal tradotta – pubblicata su La Dernière Heure, quotidiano belga, quindi lingua fiamminga ostica -, lascia un dubbio a proposito dei princìpi di Nainggolan. In quel pezzo, Radja parlava di un possibile accordo con la Società torinese, suggerendo che la Juventus fosse il top. Dichiarazione smentita per la questione relativa alla traduzione, ma confermata in parte dal fatto che il giocatore volesse realmente vestire bianconero, perché il solo ostacolo al suo trasferimento da Cagliari fu l’intesa sfumata tra Marotta e Cellino, allora presidente del Club sardo. Ipotesi confermata anche dalle parole del centrocampista davanti ai tifosi, nel video incriminato: “Sarei potuto andare là, tanto degli insulti non mi frega nulla”.

Insomma, una storia simile a quella di Capello, Mihajlovic e compagnia cantante, con una leggera sfumatura da volpe che non può arrivare all’uva. La coerenza è sopravvalutata: si dice che solo i cretini non cambino mai idea. Peccato che, spesso, il tifoso medio non se lo ricordi.


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