Pallone d’oro placcato (da) Messi, snobbato dalla Figc

Di , scritto il 12 Gennaio 2016

messi-5-palloni-oroSi è parlato di territorialità dei voti; si è posta l’attenzione sulla “malattia” della Fifa, data l’assenza di Blatter il detronizzato alla cerimonia di Zurigo; si discute del boicottaggio griffato Buffon-Conte, con il beneplacito di Tavecchio e quindi della Figc; si è sussurrato “che noia”, sia per il verdetto finale che per il sobrio (per una volta) abito di Leo Messi.

L’unica cosa che non si vuole proprio mandar giù è che il calcio spagnolo è ancora il migliore d’Europa (o almeno se la gioca testa a testa con quello tedesco) e che Messi è ancora e sempre di più il miglior rappresentante planetario del pallone. Se lo dovessimo spedire nel cosmo come ambasciatore per far conoscere a razze aliene il gioco più bello del nostro pianeta, certo ci andrebbe accompagnato da Cristiano Ronaldo e Neymar (il resto del podio della Kongresshalle), ma questi sono dettagli.

Si diano pace di detrattori, i complottisti, i campanilisti, i nazionalisti del calcio. Se nelle ultime 8 edizioni (2008-2015) il Pallone d’Oro è stato un affare tra Messi e CR7, il motivo non va ricercato in nessun altro posto che non sia il piede sinistro della Pulce argentina o quello destro del bomber portoghese. Ci si aggiungano pure i rispettivi cervelli, dotati di fine intelligenza pallonara e di mostruosa forza di volontà; non si dimentichi di inserire la perfezione – o quasi – dei motori dentro i quali gli “ingranaggi” Messi e Ronaldo si trovano a cooperare (postilla: il Barcellona è una Ferrari, il Real Madrid sembra più una Fiat, specie da quando il “meccanico” Ancelotti è andato via).

Niente dietrologie: Messi è il più forte di tutti, il quinto Pallone d’Oro è lì a ribadirlo insieme ai 5 titoli della passata stagione e ai 52 gol e 26 assist mandati a referto nel 2015. Cristiano Ronaldo è il secondo più forte dell’era moderna, 3 trofei individuali non dicono bugie, specie in considerazione del fatto che al podio ci è arrivato senza aver vinto nulla lo scorso anno. E tutto fa pensare che la storia sia destinata a proseguire almeno per altre 2 o 3 edizioni, sempre che il terzo incomodo Neymar non continui sulla strada asfaltata di diamanti che ha intrapreso da quando si è accasato al Barça.

La sfilata dei campioni di ieri sera non è stata però solamente targata Messi e Ronaldo. L’atmosfera un po’ fantasy per via della conduzione di James Norbitt (il nano Bofur della trilogia dello Hobbit); l’aria comunque un po’ sottotono per l’assenza di Blatter, sostituito con poca verve da Issa Ayatou, e per l’aleggiare del segreto di Pulcinella a proposito del nome del vincitore; il broncio del calcio di casa nostra, con il mancato voto italiano di Conte e Buffon, appoggiati dalla Figc e Tavecchio, per l’esclusione del portiere azzurro dalla lista del 50 papabili. Che peccato certi capricci del Belpaese. E ancora: la mise eccentrica di Pogba (un omaggio all’abbigliamento passato di Messi?) e quella maglia del Barcellona autografata che ha fatto sussultare i tifosi della Juventus. La soddisfazione dello stesso centrocampista francese, inserito nella Top 11 Fifa (manco a dirlo, per 8/11 farcita di tesserati blaugrana e madridisti). Insomma, serata noiosa fino a un certo punto.

 



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