Milan: esonerato Mihajlovic, è il turno di Brocchi

Di , scritto il 12 Aprile 2016

delusione-MilanNon è bastata una settimana di ritiro (tardivo, in verità); non è bastato sbirciare nel libro paga allenatori per rendersi conto di quanti ne stia già pagando il Milan, specialmente quelli silurati; non è servito fare un paio di calcoli a proposito degli esoneri rossoneri degli ultimi 26 mesi e spiccioli: 4 in tutto, numericamente gli stessi dei precedenti 28 anni di gestione berlusconiana. Dunque non è servito a niente sapere che la responsabilità delle sabbie mobili nelle quali il Milan fatica a muoversi non è soltanto un fatto ascrivibile all’ultimo tecnico in ordine di tempo.

Si sa, in certi casi serve una sola cosa: silurare l’ultimo tecnico in ordine di tempo di cui sopra. Perché è verissimo che quando tutto fila a meraviglia il merito è di chi scende in campo, mentre se tutto va gambe all’aria le colpe sono soltanto dell’allenatore che non sa gestire gruppo, pressione e tattica. Così è accaduto: Sinisa Mihajlovic, capro espiatorio del momento, è saltato. Come fosse uno Zamparini qualunque, Berlusconi ha deciso di dare al serbo il ben servito dopo meno di una stagione alla guida del suo Milan.

L’addio è stato sancito da una telefonata di Galliani: cordiale quanto si vuole ma pur sempre una telefonata resta. Come se Sinisa fosse la fidanzatina che non interessa più, da scaricare senza troppe cure. Già, perché all’orizzonte il Presidente aveva già messo gli occhi – da tempo – sulla nuova fiamma di turno, la sua ennesima intuizione: Cristian Brocchi.

A convincere Silvio è stata ed è la mentalità dell’ex centrocampista rossonero: la sua Primavera scende in campo con un offensivo 4-3-3, tenta di imporre il proprio gioco (anche se, per dire, al Viareggio con la Juve è arrivato uno 0-4 senza appello; ma in gara secca capita di tutto). E lui, il buon Cristian, ha grinta da vendere come quando vestiva la maglia del Milan di Ancelotti; e soprattutto è un aziendalista, un giovane di 40 anni pronto a seguire le direttive della dirigenza. Ha fatto poca gavetta – Allievi e, appunto, Primavera – ma cosa importa quando c’è la giusta sintonia? Quando il tuo Presidente partorisce un’altra delle sue proverbiali intuizioni?

Scusate: ma la descrizione appena fatta di Brocchi non ricorda dannatamente la medesima che valse per Filippo Inzaghi? C’è solo una piccola differenza: Super Pippo vinse almeno il torneo di Viareggio… insomma, per farla breve, al netto dei vaticini di Berlusconi sempre meno tali, in casa Milan siamo alle solite. Non c’è un progetto a lunga scadenza e ci si affida più alla fortuna che ad altro, e giusto per tirare a campare. Brocchi è, infatti, a tempo fino a giugno; con l’onere nemmeno troppo simpatico di dover restare in zona Europa League. In più con la prospettiva di affrontare la Juventus in finale di Coppa Italia. Una finale che, giova ricordarlo, seppur con discreta sorte a favore e comunque con grande fatica, è stato Sinisa a conquistare. Ma come recitava una celebre frase sulla maglia di un centrocampista del Milan, a margine della vittoria in Champions nella finale di Manchester contro la Juventus: “Brocchi si nasce, campioni si diventa”. Hai visto mai.



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