Europa League, l’Italia fa il pieno: verso Varsavia per il ranking

Di , scritto il 12 Dicembre 2014

uefa-europa-league-trophyL’abbiamo cercata come un assetato l’acqua; l’abbiamo usata a mo’ di alibi perché giocare di giovedì sera sembra un oltraggio, vista la presunta sacralità della Serie A domenicale; l’abbiamo invocata in qualità di salvifico elisir contro l’impoverimento del ranking Uefa. L’Europa League, un tempo da noi italioti snobbata ed etichettata come la sorella brutta della meravigliosa Champions, ora ci appare un filo più carina. Non è esattamente la vecchia storia della volpe e dell’uva – se non puoi avere il massimo, denigralo. No: semplicemente l’Italia si è resa conto che, a guardarla bene, l’Europa League ha una bellezza tutta sua; e, cosa infinitamente più importante, ha il potere di ridare almeno in parte quel lustro che il calcio di casa nostra ha perso negli ultimi cinque anni. Alla fine si torna sempre a blaterare di ranking.

Il ranking, già, lo spread del pallone. Oggi il Belpaese si è svegliato rendendosi conto che la forbice con le grandi del Vecchio Continente può essere ridotta di qualche punto. Le sorti del vituperato calcio tricolore passeranno dalle cinque squadre che si sono qualificate ai sedicesimi di Europa League. Con la sola Juventus a tentare di sopravvivere tra i lupi della Champions (hai visto mai che ci scappi il miracolo di una pecorella attrezzata per diventare bestia feroce), l’Italia fa il pieno nella vecchia Coppa Uefa. Mai così presenti, noi, da che la competizione ha cambiato nome e vestito: dalla stagione 2010/11 è stato un crescendo. Prima una, poi due, tre, quattro e infine cinque club a rappresentarci tra le migliori trentadue.

La Roma, scesa dal gotha del pallone europeo dopo aver arrancato in un girone di ferro, è la ciliegina sulla torta di una campagna che, si spera, possa condurre all’atto finale di Varsavia. Magari piazzandoci un paio delle nostre in finale; perché Inter, Napoli e Fiorentina (giunte al primo posto nei rispettivi gruppi) sono senza dubbio attrezzate per poter andare il più lontano possibile. Sospensione del giudizio soltanto per il Torino che, tuttavia, dopo il 5-1 rifilato ieri al Copenaghen può fregiarsi del titolo di “mina vagante”. Vincere l’Europa League non è più un opzione, è un comandamento. Tanto per il ranking quanto per l’autostima di un movimento ai minimi storici in fatto di appeal e contenuti.

L’impresa è possibile: soltanto noi abbiamo cinque squadre ai sedicesimi. Questa volta nemmeno Spagna e Inghilterra (tre club a testa) sembrano poterci mettere paura. Il profilo delle rivali, almeno sulla carta, è in parte inferiore rispetto a quello della Roma ma anche a quelli di Napoli e Inter. Il Liverpool in disarmo, ad esempio, rappresenta più un timore per il suo blasone che per la sostanza. Ma febbraio è distante e molti equilibri potranno mutare, è vero. Ciononostante possiamo pensare, dopo tanto tempo, di partire da favoriti; non è sempre una gran cosa, soprattutto per gli italiani che danno il meglio quando sono sotto pressione e considerati comprimari. Ma dato che nelle rose delle nostre di italiani ce ne sono pochini, beh, magari sarà la volta buona.

RISULTATI 6° TURNO EUROPA LEAGUE:

GRUPPO B: Copenaghen-Torino 1-5 CLASSIFICA: Brugge 12, TORINO 11, Hjk 6, Copenaghen 4

GRUPPO F: Quarabag-Inter 0-0 CLASSIFICA: INTER 12, Dnipro 7, Quarabag 6, Saint-Etienne 5

GRUPPO I: Napoli-Slovan Bratislava 3-0 CLASSIFICA: NAPOLI 13, Young Boys 12, Sparta Praga 10, Slovan Bratislava 0

GRUPPO K: Fiorentina-Dinamo Minsk 1-2 CLASSIFICA: FIORENTINA 13, Guingamp 10, Paok Salonicco 7, Dinamo Minsk 4

 



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