Juventus in finale dopo 12 anni! (alla faccia dei detrattori)

Di , scritto il 14 Maggio 2015

Buffon-esultaReal Madrid – Juventus 1-1 (and. 1-2, tot. 2-3, qual. JUVENTUS)

23′ Ronaldo rig. (R), 57′ Morata (J)

Un rigore dato forse con troppa leggerezza nel primo tempo, un rigore negato forse con troppa fretta nella ripresa. Non che la sintesi del return match tra Real Madrid e Juventus possa essere ridotta soltanto a questi due episodi – che si compensano eccome, tra l’altro -; semplicemente, le scelte dell’arbitro Eriksson confermano come nel calcio, soprattutto a certi livelli, gli attimi siano per definizione fondamentali. Possono cambiare l’andamento di una stagione, mutare faccia ad un progetto, fare la differenza tra una finale raggiunta e una stagione da zero tituli.

Massimiliano Allegri e Carletto Ancelotti sono stati protagonisti proprio di attimi che hanno dato una direzione precisa al loro presente. Don Carlo sembra ormai ad un passo dall’addio alla panchina blanca, l’anno solare senza successi riguarda proprio lui e gli attimi sono stati decisivi: Modric assente nel momento topico di una doppia semifinale europea, un Barcellona stellare che anche in patria fa da lepre e accentua le crepe dell’impianto madridista; tanti, troppi giocatori con la spia della riserva accesa. La Liga pare ormai perduta e senza la finale di Berlino la stagione del Real è un fallimento. Gioverebbe ricordare che, comunque, Ancelotti è stato il solo tecnico alla guida dei Merengues a conquistare 4 titoli in un anno (quello passato) e il solo possibile che potesse cancellare l’ossessione per la Decima. Ah, e in questa temporada si è in ogni caso portato a casa un Mondiale per Club. Gioverebbe pure mettere l’accento sul fatto che, da quando esiste la Champions League, nessun Club ha mai bissato il successo della stagione precedente. Ma si sa: la riconoscenza non appartiene al mondo del calcio, un universo dalla memoria assai corta.

E lo sa benissimo anche Allegri: ora, sul carro della Juventus in festa, sono saliti tutti. Compresi quelli che a luglio 2014 sputavano e tiravano ortaggi contro la macchina che stava portando per la prima volta il tecnico livornese a Vinovo. Bella rivincita, grande capolavoro: scudetto in tasca da settimane, Berlino prenotata, finale di Coppa Italia da giocare contro la Lazio e triplete possibile. Questione di bravura. Questione di attimi. Questione di testa. Bravura: quella messa in campo dal gruppo, dalla dirigenza, dall’allenatore. Attimi, come quello nel quale si decide che vale la pena puntare su Alvaro Morata. Sì, perché il Real milionario investe per avere in scuderia la crème degli artisti pedatori, salvo poi dover cedere i prodotti della cantera per ragioni di bilancio ed equilibrio in rosa. Il destino beffardo premia la Juventus e punisce gli spagnoli per mano (anzi, piede) del suo ex gioiello, in rete sia all’andata che al ritorno.

Questione di testa, anche, dicevamo. Già: chiedetelo a Buffon, anni 37, alla sua seconda finale di Champions in carriera. A fine match, stremato, quando potrebbe soltanto fare festa insieme ai compagni, ai microfoni Mediaset dice: “Non andremo a Berlino da turisti. Le finali si vincono. Quelle di Champions, poi, non ti capitano tutti gli anni.” Potrebbe esultare, ha già ricominciato a lavorare. Questione di testa, appunto. Ragioni legate al fato, persino. Buffon, Pirlo e Barzagli la strada per l’Olympiastadion di Berlino la conoscono a memoria e non c’è bisogno di sottolineare il motivo. Ma è bello rimarcare un tweet di Alessandro Del Piero in proposito: “Da Berlino alla B, dalla B a Berlino.” E anche qui ci pare superfluo evidenziare il sottotesto.

Dodici anni dopo la finale persa a Manchester contro il Milan, guidato proprio da Carletto Ancelotti, la Juventus tenterà di nuovo l’assalto alla Coppa più ambita. Barcellona permettendo, naturalmente. Entrambe le squadre giungono alla loro ottava finale di Coppa Campioni. Ma per i bianconeri mettere il bavaglio ai marziani non sarà un lavoro semplice; piazzarlo sulla bocca di Suarez sarà compito e privilegio del solo Giorgio Chiellini, supponiamo. Questione di attimi, di morsi, di ricordi e di destino.


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