E. League: pokerissimo Milan, Dea da sogno, Lazio ok in rimonta

Di , scritto il 15 Settembre 2017

Parte benissimo la campagna delle italiane in Europa League. Milan, Atalanta e Lazio centrano il bersaglio grosso portando a casa i primi tre punti in palio, facendo in parte dimenticare le deludenti prove di Napoli, Juventus e Roma in Champions. Come da pronostico sulla carta, il Milan ha trovato pochissima resistenza da parte del modesto Austria Vienna, mentre la Lazio ha dovuto faticare più del previsto per avere ragione del frizzante Vitesse. In mezzo un’Atalanta da sogno che, al Mapei Stadium di Reggio Emilia, ha chiuso la pratica con l’Everton già nel primo tempo.

AUSTRIA VIENNA – MILAN 1-5 Come abbiamo scritto nei giorni scorsi, certi schiaffi fanno soltanto crescere. Così è accaduto al Milan, reduce dal poker al passivo contro la Lazio nell’ultimo turno di campionato. Ieri sera, sul Prater di Vienna che nella storia rossonera ha significato gioie e dolori in Coppa Campioni, il Diavolo si è ridestato, facendo capire che il gruppo c’è, la voglia di migliorare e reagire anche. Montella ha potuto varare la difesa a 3 con il rientrante Romagnoli (buona la sua prova) e, pure senza i presunti titolari Musacchio e Conti, il pacchetto arretrato ha cominciato a registrarsi a dovere – al netto dell’amnesia sull’unico gol dei padroni di casa.

L’avversario del Milan era modesto, questo sì, il che ha giovato senza dubbio a Montella nella prova generale del 3-5-2. Una gara messa subito in ghiaccio (3-0 al 20′), un test che dalla metà del primo tempo in avanti è sembrato più un confronto amichevole, utilissimo però per far mettere benzina nelle gambe di gente come Kalinic (ancora in ritardo di condizione e si è visto) e André Silva, autore di una tripletta fondamentale per la crescita della convinzione nei propri mezzi.

Sopra ogni altro è spiccato Chalanoglu: il nuovo numero Dieci del Milan ha offerto giocate sontuose (doppio assist per Silva) con una semplicità disarmante, sbloccando anche il match con la rete meravigliosa del sesto minuto. La sua bomba di destro sotto il sette, caricata contando i passi, è stato il biglietto da visita della serata. Il Milan è tornato  dunque sulla strada maestra: reazione e gioco si sono visti, ora c’è da ricominciare a macinare punti in Serie A.

ATALANTA – EVERTON 3-0 C’era di diceva che la Dea, quest’anno, avrebbe da subito pagato il conto per le cessioni importanti estive (Kessie e Conti, per dire). C’era chi sosteneva che al primo ostacolo europeo i nerazzurri si sarebbero sciolti come neve al sole. C’è chi ancora, dopo il rotondo 3-0 sull’Everton, nutre dei dubbi sulla squadra di Gasperini. Avere dubbi è saggio, per carità, e poi l’Europa League è appena cominciata. E c’è anche il recente passato del Sassuolo a suggerire di stare con i piedi per terra. Tuttavia è innegabile che ieri sera, contro i Toffees di Koeman e Rooney, l’Atalanta abbia scritto una delle pagine più belle ed emozionanti della propria storia.

Vincere in quel modo, dettando legge per un’ora, chiudendo la pratica nella prima frazione e rischiando il 4-0 nella ripresa (solo la traversa ha detto no), non accade tutti i giorni. Non in gare europee. Se a questo aggiungiamo che per gli orobici era il ritorno sul palcoscenico internazionale dopo 26 anni di attesa, beh, capiamo quanto siano giusti elogi ed entusiasmo.

Gasperini ha fatto e sta continuando a fare un lavoro straordinario. Ha rivitalizzato Masiello (autore della prima rete e vicino alla doppietta personale) reduce dal brutto periodo della squalifica per il calcio scommesse; ha plasmato Petagna, fondamentale nel dare una sponda efficace ai compagni e insospettabile uomo assist (ieri ha messo lo zampino nel gol di Gomez e in quello di Cristante); ha convinto lo stesso Gomez a rimanere, e il Papu lo ha ripagato con una rete alla Del Piero di incredibile bellezza e importanza. Insomma: se il buongiorno si vede dal mattino, l’Atalanta potrà togliersi altre soddisfazioni importanti.

VITESSE – LAZIO 2-3 Lo abbiamo scritto ieri: sulla carta la Lazio aveva forse l’impegno più abbordabile. Appunto, sulla carta. Perché poi l’ultima parola c’è l’ha il campo e, fino a un certo momento, per la Lazio ha rischiato di essere una brutta, bruttissima parola. Il Vitesse sta viaggiando bene in Eredivisie, è in forma e ha qualche buon interprete; la vera pecca degli olandesi è il reparto difensivo, chiave di volta per la rimonta di Inzaghi & Co..

Chiaro è che la Lazio sia superiore a prescindere, sia come cifra tattica che tecnica. I capitolini lo hanno dimostrato una volta di più, dopo l’ottimo 4-1 di domenica scorsa sul Milan. Fino al primo e inaspettato vantaggio del Vitesse, i biancocelesti avevano controllato bene il campo, mantenendo le giuste distanze tra i reparti. Al netto delle reti di Matavz e Linssen, entrambe arrivate dalla corsia di sinistra dove Luiz Felipe prima e Lukaku poi hanno fatto un mezzo disastro, la squadra di Inzaghi non ha mai smesso di essere padrona delle operazioni e del proprio destino.

Rimontare per due volte non è semplice, mai, figurarsi in Europa. Questo è il primo segnale che la Lazio è davvero cambiata, che davvero ha trovato la via maestra per essere squadra con la maiuscola. Il resto lo fa il talento, per esempio quello di Immobile, tenuto a riposo nella prima frazione e utile a spostare gli equilibri nella ripresa (un gol e mezzo zampino nel primo pari di Parolo). O quello di Murgia, il ragazzo dei 3-2: il giovane prodotto del vivaio laziale, dopo il sigillo nel recupero della Supercoppa con la Juventus, si è ripetuto con il gol del definitivo 2-3 in terra olandese. La Lazio c’è, e ormai non è più una novità.



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