Mertens, l’oro di Napoli: gol alla Maradona e tanta sostanza

Di , scritto il 21 Settembre 2017

Se la Lazio di Simone Inzaghi è uscita ridimensionata dallo scontro diretto contro il Napoli, una sostanziosa parte di merito va di diritto a Dries Mertens, Ciro per gli amici e tifosi partenopei, folletto belga che non smette di segnare, inventare e incantare. In una certa maniera era scritto nelle stelle che il bomber tascabile numero 14 (come Cruijff, un altro che ha fatto epoca inventando calcio, ndr) dovesse approdare sotto il Vesuvio e, qui, diventare grande. Magari trasformandosi nel simbolo vero di un nuovo ciclo di vittorie importanti.

Ieri sera all’Olimpico Mertens ha ricordato a tutti il Diego Armando Maradona di un lontano febbraio del 1985: il Pibe de Oro era da poco arrivato a vestire la maglia azzurra e, sempre contro la Lazio, fu autore di una tripletta e soprattutto di un gol pazzesco. Più o meno, per dinamica, il medesimo siglato da Mertens nella serata romana: con Strakosha fuori dai pali, il belga decide di cercare la porta da distanza decentrata e siderale, trovando quasi il sette con un perfetto pallonetto di destro. Le differenze con il numero 10 argentino, per carità, ci sono: Mertens non ha segnato con il mancino, copyright di Diego, e sopra ogni altra cosa, beh, Maradona è stato l’artefice di due scudetti e una Coppa Uefa.

Dicevamo però che il belga ha nelle stelle la maglia del Napoli: nacque il 6 maggio del 1987, giusto quattro giorni prima che la squadra di Ferlaino, Bianchi e Maradona conquistasse il primo, storico tricolore. Magari stiamo forzando un filo la mano, ma la rete del 3-1 con la Lazio e le analogie con il campione del Mondo sudamericano regalano suggestioni ai tifosi partenopei e non. Mertens, da par suo, si è affrettato nel post partita a minimizzare i paragoni con Diego, ma resta il fatto che in tanti vedono in lui uno tra i possibili artefici del tanto sospirato successo in campionato. Insieme a Insigne (con il quale si trova a meraviglia) e Callejon, forma un trio d’attacco da brividi. E la rimonta contro i biancocelesti dimostra che il Napoli tutto, di testa, c’è e sembra pronto per il definitivo salto di qualità. In questa ottica, riflettendo di nuovo sulla sconfitta di Donetsk, forse Sarri ci penserà più di due volte prima di rinunciare a Dries. Milik è altra cosa, è centravanti puro e utile in alcuni frangenti, ma Mertens pare davvero imprescindibile.

Fino a ora il folletto numero 14 ha totalizzato 8 presenze tra Serie A e Champions (incluso il preliminare) segnando 7 reti e offrendo 3 assist per i compagni. L’esplosione della scorsa stagione (34 reti e 15 assist in 46 partite) sembra destinata a conferma anche in questa annata, con la consapevolezza che pure il resto del gruppo pare registrato a dovere per puntare in alto. L’unica pecca della macchina perfetta di Sarri è la panchina, piuttosto corta in considerazione delle ambizioni societarie. Resta comunque da godersi il presente: 5 gare e altrettante vittorie in campionato, stesso passo della Juventus, principale antagonista per il titolo. E con un Mertens così, nulla è impossibile.

 



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