Juventus al Cuadrado, Inter smeMorata

Di , scritto il 28 Gennaio 2016

Cuadrado-MorataJuventus – Inter 3-0 (1-0)

36′ rig. e 63′ Morata, 83′ Dybala

La Juventus ha vinto 3-0 quindi il titolo è fuorviante, lo sappiamo. Perché quello contro l’Inter è stato un successo al cubo. Ma si gioca con i cognomi, ci si diverte un sacco. Ci si diverte anche con Alvaro Morata, che in 90 minuti ha spazzato via il digiuno da gol (115 giorni di astinenza) e i nerazzurri, vittime delle loro stesse amnesie difensive (di qui il secondo gioco di parole che ci fa sbellicare). Chi sicuramente non ha nessuna voglia di ridere è la banda di Mancini, uscita dallo Juventus Stadium con un passivo pesantissimo: la finale di Tim Cup adesso è una chimera, manco un miraggio, e il morale già fiaccato degli interisti rasenta i minimi storici in quanto ad animo leggero.

La Juventus è in uno stato di salute fisica e mentale da fare quasi spavento, ci si continua a domandare quanto potrà durare e se almeno i bianconeri ce la faranno ad arrivare in queste condizioni alle sfide contro Napoli e Bayern Monaco, i crocevia più importanti della stagione. L’Inter non è completamente allo sbando, sia chiaro, ma anche qui ci si pone la stessa domanda: per quanto tempo le cose gireranno in una certa direzione? Il 2016 sta palesando un rallentamento preoccupante del Club nerazzurro, vittima di se stesso prima che degli avversari di turno. La genesi del problema ha una data precisa: 20 dicembre 2015, Inter-Lazio 1-2. Dalla vigilia di Natale in poi, qualcosa si è interrotto per Mancini e soci; e con l’anno nuovo sono giunti la miseria di 5 punti in 4 partite, un ruolino che sta preoccupantemente incidentando la corsa interista verso il terzo posto – eccezion fatta per la vittoria nei quarti di Coppa sul Napoli.

Non stupitevi dell’ultima affermazione: sì, l’Inter ha un obiettivo solo che si chiama qualificazione in Champions League, tutto ciò che arriva in più è grasso che cola, incluso il primo posto mantenuto per 13 giornate. Le flessioni, durante una stagione, sono fisiologiche ed è giusto ribadire che l’Inter non è allo sbando. Ma domenica sera c’è il derby e, con la qualificazione alla finale di Coppa Italia agonizzante, serve una scossa immediata per rimettere in piedi la baracca. Mancini deve chiarirsi in fretta le idee, anche sul modulo e sui giocatori da impiegare: va bene che alla Juventus gira tutto bene, ma perché non imitare il collega Allegri tentando di recuperare il morale del suo bomber, nella fattispecie Icardi (appena una manciata di minuti per l’argentino, per giunta a frittata fatta)? Al tecnico della Juventus l’operazione Morata è riuscita in pieno.

E parliamone di questa Juventus, di Morata e Cuadrado. Giusto perché non abbiamo lo spazio, altrimenti scriveremmo di tutti i giocatori bianconeri, anche ieri sera perfetti in ogni reparto. La mentalità della Juve è forte, cristallina: chiunque sa cosa fare e come farlo, la gestione delle partite è uno spartito che tutti seguono nota per nota. In più, vincere aiuta a vincere e finché dura non ci sono Santi che tengano: la Juventus tutta non molla nessun pallone in nessuna zona del campo, sia sullo 0-0 che sul 15-0. La Juventus è, in sostanza e sintesi, una macchina perfetta. Nella serata di ieri i due autisti principali sono stati Cuadrado e Morata, appunto. Il colombiano ha risposto “presente”mandando spesso in tilt la fragile fase difensiva nerazzurra, riuscendo anche a procurarsi il rigore del vantaggio e facendo ammonire due volte Murillo complicando così la gara dell’Inter, costretta in 10 nella ripresa e crollata nel finale.

Alvaro Morata, fino a 24 ore fa intristito quanto basta per far pensare alla stampa che potesse addirittura partire, ha risposto “presentissimo”: doppietta (rigore nel primo tempo e fucilata all’incrocio nel secondo, e qui un sentito ringraziamento va allo sciagurato tentativo di stop da parte di Felipe Melo, in piena area). Non solo gol per lo spagnolo dallo sguardo malinconico, tanta sostanza e un altro paio di occasioni sciupate – una clamorosa ma fa niente, va bene comunque. Abbiamo volutamente lasciato alla fine del discorso Paulo Dybala, l’attuale Re Mida della banda Juventus: tutto quello che tocca diventa sigillo alle spalle della porta avversaria, che l’argentino entri dalla panchina come ieri o parta dall’inizio poco importa. Quasi non fa nemmeno notizia il 3-0 all’Inter, arrivato con la banda del Mancio in inferiorità numerica ma pietra tombale sul discorso qualificazione.

Non smetteremo mai di ripetere che il calcio è strano: sullo 0-0 e fino al rigore, l’Inter è rimasta in partita e la Juventus – come sussurra Mancini – non è che abbia poi fatto venire i calli ad Handanovic. Anche nella ripresa, prima del pasticcio (ennesimo) griffato Melo, i nerazzurri sono riusciti a mantenere il baricentro alto dando la sensazione di poter fiaccare l’organizzata resistenza della Juventus. Peccato però che in mezzo al campo l’Inter non abbia un cervello fino ma soltanto tanti muscoli: Kondogbia continua a essere un oggetto misterioso e l’imminente arrivo di Eder alla Pinetina non promette di risolvere la questione. Un cerotto non ferma un’emorragia. E questa Juventus, oltretutto, non la ferma nemmeno un esercito.

 

 



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