Tim Cup: Milan, i grigi sono quelli in rossonero

Di , scritto il 27 Gennaio 2016

delusione-mihajlovicAlzi la mano chi ha sperato, in cuor suo, che l’Alessandria facesse il colpaccio contro il Milan. Siete in tanti, si fatica a contarvi. E non siamo sicuri che tra di voi non ci siano anche tifosi rossoneri. Certo, non starà bene agli integralisti del tifo, ma le favole piacciono a tutti, non soltanto ai bambini. E il cammino dell’Alessandria in Coppa Italia possiede tutti i requisiti cari alla tradizione fiabesca. Manca giusto un “e vissero felici e contenti” che, visti i primi 90 minuti disputati al Comunale di Torino, potrebbe essere la chiusa finale di inizio marzo. Già: il Milan di ieri sera è parso e apparso più grigio dei Grigi stessi, lecito per Gregucci  & C. continuare a sperare.

La qualificazione, in fin dei conti, è ancora aperta. Eccome. L’andata della semifinale di Tim Cup tra Milan e Alessandria ha lasciato in eredità un paio di certezze: la squadra piemontese resta in corsa e non solamente perché ha perso con il minimo risultato (su rigore, per giunta); il Milan è un paziente in stato semi confusionale che alterna sprazzi di lucidità a ennesime, preoccupanti amnesie. Su queste basi, la gara di ritorno del Primo marzo potrebbe riservare qualche sorpresa. Il cielo non voglia, perché già ora serpeggia un dubbio amletico tra le file dei tifosi milanisti: meglio uscire ai quarti con il Carpi, perlomeno Club di A, o rovinarsi del tutto lasciando continuare il sogno a una Società di Lega Pro?

Chiaro resta un fatto: se il Milan dovesse – come da pronostico legittimo – riuscire comunque a centrare l’obiettivo della finale, seppur zoppicando, per poi magari sollevare il trofeo contro Inter o Juventus (in gara secca può succedere di tutto), tutte queste chiacchiere intorno alla condizione del Diavolo verrebbero imbavagliate sia dal successo che dalla qualificazione in Europa League. Ah, ci sarebbe poi da disputare anche la Supercoppa. Il calcio, si sa, vive di instabilità e di repentini mutamenti meteorologici; facile seppellire oppure incensare questo o quell’allenatore, questo o quel giocatore a seconda del vento che spira.

Per esempio, ora è il turno di Balotelli (è sempre il suo turno, a ben guardare). Abulico, svogliato e ai limiti del linciaggio mediatico causa la mezzora piatta di Empoli, appena sopra la sufficienza dopo il match contro l’Alessandria, grazie alla rete dagli 11 metri e a qualche abbozzo di scatto o duetto con i compagni. Che non abbia una partita intera nelle gambe è logico – state voi fuori 4 mesi -, ma conoscendo l’indole alla corsa dell’attaccante, beh, anche un’autonomia di 30 minuti pare di 3. Su questo lo ha pungolato Mihajlovic e ieri sera Mario ha battuto qualche colpo. Ma è come il Milan tutto: trailer di lucidità e film interi di amnesie. Troppo poco, da lui e da ogni suo compagno ci si aspetta molto, ma molto di più. Prendere esempio da Antonelli, tanto per dire.

Nel grigiore generale è spiccato però quello brillante dell’Alessandria, e non soltanto per via del colore delle maglie. I vari Morero, Sabato, Nicco e Loviso, cui vanno aggiunti Fischnaller e Bocalon, avranno pure mostrato qualche limite tecnico in più rispetto al Milan (ma mica troppi) però hanno infiammato il pubblico come nemmeno Niang e soci sono stati in grado di fare negli ultimi 3 mesi. Le occasioni più nitide le ha certamente avute il Milan (palo di Niang, rete annullata a Poli e un pallonetto fuori margine di Balotelli), ma il gioco migliore lo ha fatto vedere l’Alessandria. La rabbia di Mihajlovic viaggia su questo binario: se non sei in grado di chiudere cinicamente le partite quando sai che l’avversario potrebbe farti male, è durissima percorrere tanta strada. Al Milan ne sono tutti consapevoli, ci mancherebbe. Ma non centrare l’obiettivo della finale farebbe precipitare in fretta quel poco di credibilità che ancora i rossoneri conservano.

Alessandria – Milan 0-1 (0-1)

43′ rigore Balotelli

Oggi: Juventus – Inter

 

 



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