Ecco perché una Superlega ucciderebbe il calcio

Di , scritto il 29 Aprile 2021

Era la notte tra il 18 e il 19 aprile quando con un comunicato 12 club di calcio europei tra i più prestigiosi (?) annunciano la nascita della Superlega. Una competizione formata esclusivamente da e per l’élite del calcio dunque, che a detta del presidente del Real Madrid Florentino Perez (uomo immagine del progetto insieme al presidente della Juventus Andrea Agnelli) avrebbe salvato tutto il movimento calcistico. In questo articolo vi spiegheremo in pochi punti il perché non sarebbe andata così, anzi tutt’altro.

A CIRCUITO CHIUSO

La Superlega avrebbe adottato un sistema assolutamente poco meritocratico e arrogante in quanto ne avrebbero fatto parte esclusivamente i 12 team fondatori più altre squadre invitate dai club già presenti. Una formula che va oltre ogni principio dello sport che come la storia ci insegna è ciclico e senza padroni. Un esempio lampante ne è proprio la Champions League, che solo negli ultimi 16 anni ha visto trionfare esclusivamente squadre membri della Superlega (incluso il Bayern Monaco che aveva però declinato l’offerta di Perez) ma nel 2004 (solo 17 anni fa) è stato il Porto a conquistare la coppa, squadra dalla grande tradizione ma del tutto snobbata dai 12, così come il resto dei team portoghesi. Se andiamo a ritroso nel tempo l’albo doro ci consegnerà le seguenti vincitrici: Marsiglia, Stella Rossa di Belgrado, PSV Eindhoven, Steaua Bucarest, Amburgo, Aston Villa, Nottingham Forrest, e siamo solo agli anni 80. Oggi forse tanta varietà sarebbe impossibile a causa delle differenze economiche presenti nei vari club ma questo non esclude il fatto che il calcio possa cambiare direzione in qualsiasi momento.

BUSINESS

La Superlega sarebbe stata un’operazione esclusivamente commerciale intenta a salvare i fondi dei 12 membri che a causa di cattive gestioni, spese folli e pandemia si sono ritrovati con debiti che vanno dai 100 ai 1000 milioni. Appunto, cattive gestioni che dovrebbero essere migliorate tramite il lavoro e se necessario punite con pesanti sanzioni invece che ripagate dagli assegni miliardari che avrebbe stipulato la banca JP Morgan (finanziatrice del progetto). Ogni anno in Europa tantissime squadre con un budget e un prestigio inferiori alle 12 riescono a portare avanti campionati e spedizioni europee eccellenti, come l’Atalanta che oramai da anni grazie a un lavoro di scouting e di organizzazione sportiva eccellenti si posiziona nei primissimi posti della Serie A. Oggi l’Atalanta e la Lazio meritano una Superlega più di Juventus (236 milioni di euro di monte ingaggi di cui 30 per Cristiano Ronaldo, 450 milioni di euro di debiti e fuori agli ottavi di finale di Champions), Inter (150 milioni di euro di Monte ingaggi, 600 milioni di euro di debiti, stipendi arretrati e ultima nel girone di Champions League) e Milan (150 milioni di euro di debiti, da sette stagioni fuori dalla Champions League).

PICCOLE SQUADRE E LEGHE INFERIORI

A risentire maggiormente della creazione della Superlega sarebbero stati certamente i piccoli club che pian piano avrebbero ricevuto sempre meno attenzione dal pubblico (soprattutto quello più giovane) e considerazione dai vari organi competenti. Secondo Florentino Perez grazie alla competizione non ci sarebbero più state partite di scarsa qualità, dato che vedere più spesso Manchester United – Barcellona sarebbe stato più divertente di Manchester United contro una squadra modesta, parole da lui pronunciate. Il presidente del Real Madrid dimentica però che la squadra modesta se si ritrova lì è perché in qualche modo l’ha meritato e non per grazia divina e che alle sue spalle avrà anche una sua storia e un seguito di tifosi pronta a supportarla nel bene e nel male. La riduzione di importanza dei club meno blasonati avrebbe scaturito un domino che avrebbe portato al fallimento di molte altre squadre inferiori e l’inevitabile distruzione di molte leghe come la Serie C. Questa analisi potrebbe risultare poco importante a chi crede che il calcio sia solo Messi contro Neymar, dimenticando che anche i fenomeni sono nati nei sobborghi più disperati e non in mezzo a un’élite. In pochi hanno la fortuna di entrare nei settori giovanili di rilievo; campioni come Baggio, Del Piero e Totti hanno iniziato da Caldogno, San Vendemiano, Padova e Lodigiani e sono proprio questi i luoghi in cui bisogna intervenire. La Superlega sarebbe stato il primo caso in cui una rivoluzione sarebbe partita dall’alto invece che dal basso. Il calcio ha bisogno di esistere in ogni campetto di periferia, negli occhi di un bambino che sogna di poter arrivare in alto grazie ai propri sforzi e alle loro capacità e non dietro ai bisogni economici di ricchi imprenditori. Fallissero pure, il calcio continuerà con Catanzaro – Monopoli e Lecco – Albinoleffe.


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