Spagna-Italia, la disfatta è di Gian Piero Ventura

Di , scritto il 03 Settembre 2017

E’ vero, la tecnica individuale dei giocatori spagnoli è nettamente superiore rispetto a quella degli Azzurri; è vero l’esperienza internazionale che ha l’intera rosa della Roja noi la possiamo ritrovare solo in pochi elementi della nostra Nazionale; è vero “andare a vincere” al Santiago Bernabeu contro una squadra di quel livello era forse una missione proibitiva. Ma dietro questo 3-0 c’è molto di più, e le maggiori colpe sono da attribuire al C.T. Gian Piero Ventura

  • La scelta del modulo

“Stavamo portando avanti un discorso. Non è una partita che può cambiare. Il problema di fondo è quello che siamo e quello che vogliamo diventare.”, parole magari anche giuste quelle rilasciate da parte del nostro Commissario Tecnico riguardante il 4-2-4 al termine della disfatta di ieri sera, ma in certe partite “adattarsi all’avversario” non è sinonimo di inferiorità, anzi un grande allenatore deve avere anche questa caratteristica nel proprio bagaglio, e contro la Spagna inserire un centrocampista in più avrebbe sicuramente giovato a noi e avrebbe creato qualche problema in più al loro possesso palla, in quanto loro di centrocampisti/trequartisti ne avevano in campo ben sei e tutti di altissimo livello: Busquets, Koke, Iniesta, Silva, Isco, Asensio.

E come se non bastasse questo modulo penalizza tre elementi fondamentali della nostra rosa: Insigne, Belotti e Immobile. Lorenzo “Il Magnifico” NON può e NON deve giocare a tutta fascia, in quanto molto spesso lo si trova addirittura a giocare da terzino e sacrificare in questo modo l’unico fantasista che possediamo è uno sbaglio che durante l’arco dei 90 minuti paghi a caro prezzo, dato che la nostra pericolosità offensiva è stata quasi pari allo 0. Il folletto napoletano per esprimersi al meglio ha bisogno di stare sempre vicino alla porta e vicino la propria prima punta, proprio come nel Napoli di Sarri.

Per quanto riguarda i nostri due centravanti dobbiamo essere sinceri: NON possono giocare insieme. Sono due attaccanti troppo simili, che vanno sempre alla ricerca della profondità e mai in aiuto ai centrocampisti, forse anche per ordine (errato) di Ventura. In campo, tra Belotti e Immobile, ne basta solo uno affiancato proprio da Insigne, e in quel caso sarebbero dolori per tutti i nostri avversari.

  •  La scelta del NON pressing

 

Questo è certamente l’errore più grande commesso dall’ex allenatore di Bari e Torino, che ha ordinato ai suoi di aspettare gli avversari nella propria metà campo, lasciando troppo spazio agli spagnoli che una volta conquistato il centrocampo non facevano alcuna fatica a imbeccare uno tra Silva-Isco-Asensio tra le linee, e il 22 del Real Madrid non ci ha graziati, come dimostra la seconda rete. Scendere in campo con un modulo così spregiudicato e poi decidere di non pressare il primo portatore di palla delle Furie Rosse ha avuto davvero pochissimo senso, e nel momento in cui la nostra prima linea formata da Candreva-Belotti-Immobile-Insigne veniva superata, sempre con molta facilità  a causa della mancanza di marcature preventive, diventava impossibile per i soli De Rossi e Verratti arginare i ragazzi di Lopetegui.

  • La scelta di impiegare Leonardo Spinazzola

Beh, qui provare a capire cosa avesse in mente Gian Piero Ventura nel momento della scelta dell’ 11 titolare è impresa assai ardua. Spinazzola non giocava infatti una partita ufficiale da più di tre mesi e riassaporare il manto verde davanti agli 80mila del Bernabeu, psicologicamente, non deve essere stato semplice. Considerando anche le recenti e note vicende di mercato, che lo hanno turbato e non poco, forse il nome del terzino sinistro dell’Atalanta non doveva nemmeno comparire nella lista dei convocati, dato che fuori dal gruppo azzurro è rimasto il neo-acquisto del Chelsea Davide Zappacosta che avrebbe di certo fatto al caso di Ventura. Vista la prestazione dell’intera squadra il risultato non sarebbe di certo mutato, ma sicuramente sarebbe stato decisamente meglio lasciare Spinazzola a Bergamo per fargli ritrovare una buona condizione. In panchina, al Bernabeu, è rimasto anche un certo Andrea Conti.

 

Nella conferenza stampa post Spagna, Gian Piero Ventura, ha addossato tutte le colpe alla differenza di condizione fisica (ma non si tratta assolutamente di una buona scusante in quanto la Liga spagnola ha avuto il suo inizio solamente un giorno prima della Serie A) e alla differenza di qualità ed esperienza, ma non dimentichiamo che nel Giugno 2016, ai campionati europei in Francia, è stata l’Italia a dare una lezione calcistica alla Spagna, e la formazione schierata da Antonio Conte per quell’occasione era decisamente inferiore qualitativamente rispetto a quella che ha affrontato ieri gli iberici. Il nostro C.T. farebbe bene ad assumersi qualche colpa in più; forse il rinnovo di contratto fino al 2020 è arrivato in maniera troppo frettolosa e ancora assolutamente immeritata.

 


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