Sarri, l’orgoglio del Napoli e gli episodi: ragioni che non bastano più

Di , scritto il 06 Aprile 2017

All’indomani della bella quanto inutile vittoria del Napoli sulla Juventus, potremmo partire con il medesimo discorso fatto per la Roma: vinci 3-2 la semifinale di ritorno in Coppa Italia ma non basta, tutti ti elogiano per il lavoro svolto ma neanche questo basta. Sia per Spalletti che per Sarri le chiacchiere, come si usa dire, stanno a zero. Zero come i titoli che arriveranno anche quest’anno. E se per la Roma almeno esiste ancora la possibilità di rimontare la Juventus in campionato, per il Napoli è una certezza il malinconico finale di stagione che l’aspetta.

Orgoglio, bel gioco, alibi, rimandi a veri o presunti torti subiti: non basta più. Sarri sembra essersene reso conto, abbozzando appena un “alla fine gli episodi dell’andata con la Juve hanno fatto la differenza”,  al contrario il presidente De Laurentiis e una parte dei tifosi pare di no. Il patron del Napoli, prima inchiodato dalle telecamere ai gol di Higuain con un’espressione piccata in volto, poi pizzicato dal fratello del Pipita su Twitter (“Quanto mi piace vedere la tua faccia ogni volta che segna mio frate, mi godo questa sconfitta, alla prossima”), ha commentato la gara quasi da ragazzino cui i genitori hanno di colpo tolto il motorino per punizione.

Riferendosi con ogni probabilità ad Allegri, reo di aver ragionevolmente inserito Barzagli per contenere il neo entrato Pavoletti, De Laurentiis ha sottolineato che Sarri non è un catenacciaro. Non proprio fuori luogo come lo sproloquio nel post partita dell’andata, ma pur sempre parole che servono solo a distogliere l’attenzione dai dati di fatto. Il Napoli ancora non è all’altezza di certi traguardi. Niente di più e niente di meno. Sarri, dicevamo, lo sa e non si arrampica sugli specchi. Orgoglio sì, legittimo; altrettanto la giustificata sensazione che in gara secca i partenopei possano sempre battere la Juventus. Ma il tecnico toscano ha ammesso che per il salto di qualità manca qualcosa, va finito il percorso di crescita: di testa, tattico e di personalità. E ha ragione Sarri, perché il Napoli è migliorato nel collettivo, ma vengono ancora commessi troppi errori individuali che, al momento di passare alla cassa, risultano decisivi.

Insomma, il Napoli ha dimostrato al pari della Roma di essere vicino alla Juventus. Ma vicino conta poco. Non è il caso di travestirsi da educande o di citare a sproposito il barone Pierre de Coubertin: vincere è fondamentale, per una lunga serie di ragioni che includono ovviamente l’aspetto economico. Quasi a nulla vale ricordare che nella passata stagione, al primo anno di Sarri sulla panchina Azzurra, sono arrivati la qualificazione diretta alla Champions, il record di punti in campionato (82), il record di punti in Europa League (18 su 18 nel girone), il record di vittorie in Serie A (25), il record di reti in tutte le competizioni (106) e il titolo di campione d’inverno dopo quasi 30 anni. Tutto bello e tutto vero, così come alcuni splendidi spezzoni nelle recenti gare decisive dell’anno sia con Real Madrid che Juventus. Ma, purtroppo, dobbiamo ripeterci: non basta più.

 



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