Il triste epilogo di F.Totti alla Roma. Copa America: Straripa l’Uruguay. Calciomercato: Lozano-Napoli si complica.

Di , scritto il 17 Giugno 2019

ROMA – Francesco Totti lascia la Roma dopo 30 anni e lo fa accusando Franco Baldini, la proprietà americana e dirigenti che, a suo dire, vogliono il male della società giallorossa: “Il loro piano è stato sempre quello di deromanizzare la Roma. Ora finalmente ci sono riusciti”.
“Mi hanno obbligato a smettere di giocare e ora non è colpa mia se vado via. Per me staccarmi dalla Roma equivale a morire. Pallotta ascolta solamente Baldini ma così facendo sta inanellando fallimenti e decisioni sbagliate. O io, o Baldini, non ha senso che resto con questa situazione”.
“Il presidente deve essere presente a Trigoria, avrebbero dovuto puntare su me e De Rossi così avrebbero capito cosa significa la romanità. Dentro Trigoria ci sono persone che fanno il male della Roma. Tornerò in società solamente con un’altra proprietà. Ora andrò in Curva Sud insieme a Daniele De Rossi”.
Francesco Totti lascia la Roma dopo una lunghissima militanza iniziata nel lontano 1989, quando ha fatto ingresso nelle giovanili del club capitolino. Nel ’92 Totti ha fatto il suo esordio in prima squadra dove ha giocato fino al 2017 per una cifra record di 786 partite con 307 gol.
Dopo essere stato costretto dalla società a lasciare il calcio giocato, Totti ha iniziato la sua carriera dirigenziale grazie ad un contratto che aveva firmato ai tempi dei Sensi e che gli permetteva di proseguire automaticamente il suo lavoro nel club capitolino dopo aver appeso gli scarpini al chiodo.
Per questo motivo, il rapporto tra Totti e la proprietà americana non è mai decollato. E’ stato sempre un sopportato in casa. Totti è rimasto in società ma è sempre apparso un corpo estraneo rispetto al resto dei dirigenti, con dei compiti non ben definiti (come ammesso anche da De Rossi nella sua conferenza stampa di addio alla Roma quando disse che lui non avrebbe voluto un ruolo da dirigente senza poteri).
“Ringrazio il presidente Malagò per l’opportunità che mi ha dato. Non avrei mai voluto che arrivasse questo giorno molto brutto e pesante. Ma la mia decisione è stata sia doverosa che giusta. Non ho avuto mai la possibilità di lavorare sull’area tecnica come mi avevano promesso. Era da mesi che volevo lasciare la Roma perché davanti a tutti ci deve essere la Roma, che è una squadra da amare.
L’unico obiettivo deve essere il bene della Roma, non devono esserci fazioni pro Totti, pro Pallotta o pro Baldini. Presidenti, allenatori, giocatori passano ma le bandiere non passano. Questo mi ha fatto pensare tanto e se ho preso questa decisione non è stata di certo per colpa mia”. “La Roma l’ho messa davanti a tutto, è la mia seconda, o forse prima, casa. Ho fatto sempre fare bella figura a questa città in giro per il mondo”.
“Non è stata colpa mia perché non mi hanno mai dato la possibilità di esprimermi. Non mi hanno coinvolto mai in un progetto tecnico. Dopo un anno di ambientamento, mi hanno tenuto ai margini del loro processo decisionale. Così non ha senso restare”.
“Al popolo di Roma devo dire solamente grazie per come mi hanno sempre trattato. C’è un rapporto di rispetto tra me e la gente di Roma. La Roma va sempre tifata ed onorata per me è la squadra più importante del mondo. Vederla così in difficoltà mi rattrista, mi dà fastidio. I tifosi della Roma sono diversi dagli altri per passione e voglia che ci mettono in ogni occasione.
Il loro amore non potrà mai finire. Io continuerò a tifare Roma per sempre. E’ un arrivederci, non è un addio. E’ impossibile vedere Totti fuori dalla Roma, da romanista penso che non può succedere. Prenderò altre strade, ma sono pronto a tornare con un’altra proprietà”.
“Non voglio indicare solamente un colpevole ma non hanno onorato ciò che mi avevano detto. Mi hanno fatto lasciare la Roma. Tutti sappiamo che mi hanno fatto smettere, sul lato dirigenziale avevo un contratto di sei anni, sono entrato in punta di piedi perché avevo bisogno di capire cosa significava fare il dirigente. Di promesse me ne hanno tante ma non le hanno mai mantenute. Loro sapevano benissimo cosa volevo fare. Io ho un carattere, ho una personalità, non posso restare per essere utilizzato una volta ogni tanto”.
“Hanno sempre avuto il pensiero fisso di levare i romani dalla Roma ma alla fine è prevalsa la verità. Alla fine sono riusciti ad ottenere quello che volevano. Da quando sono entrati gli americani hanno provato in tutti i modi a mettere da parte i romani, cioè me e De Rossi. Hanno voluto questo e alla fine ci sono riusciti”.
“Il rapporto con Franco Baldini non c’è mai stato e mai ci sarà. Ci sono problemi interni nella società. Uno dei due doveva uscire. Troppi galli a cantare non servono nella società. L’ultima parola spettava sempre a lui da Londra. Io “cantavo” da Trigoria ma non venivo ascoltato”.
“Cessioni eccellenti? Devono dire la verità ai tifosi. Quando dicevo che la Roma era da quarto posto e che la Juve avrebbe vinto lo scudetto con mesi di anticipo mi accusavano di smontare i sogni dei calciatori e dei tifosi ma io dicevo semplicemente la verità. Loro no. Io non riesco a dire bugie ai tifosi della Roma che amo. Bisogna dire sempre la verità”.
“Pallotta assente? Il presidente deve essere presente. Deve stare a Roma. Una società di calcio è come un’azienda. Se il padrone è lontano, se la voce del padrone non c’è, i calciatori non rigano dritto. Così è difficile gestire crisi di risultati e superare momenti difficili. Ci vuole l’autorità, il supporto e la presenza della società a Trigoria”.
“Ho girato spesso in vari continenti. Soprattutto a Doha e negli Emirati Arabi. Ci sono tante persone interessate ad investire nella Roma. La Roma è amata e stimata in tante parti del mondo. Tutti la vorrebbero prendere ma finché non vedo nero su bianco non mi posso esporre”.
“In due anni avrò fatto dieci riunioni. Questa proprietà mi ha sempre chiamato all’ultimo momento. Mi hanno sempre voluto accantonare da tutto per questo motivo ho detto che potrò tornare alla Roma solamente con un’altra proprietà. Hanno mancato di rispetto non solamente al dirigente ma soprattutto all’uomo”.
“Con questa proprietà ho chiuso. Se arriva un’altra proprietà, se mi chiama, se crede nelle mie capacità dirigenziali, allora sì che tornerei più che volentieri. Oggi sto soffrendo di più di quando mi hanno costretto a smettere di giocare. In un certo senso, avrei preferito morire prima. I dirigenti della Roma mi hanno detto che sono troppo ingombrante. Per questo motivo tolgo il disturbo. Ho chiesto di fare il direttore tecnico perché credo di avere le competenze necessarie. Non sono andato a Londra perché mi hanno avvisato all’ultimo istante. Poi cosa ci andavo a fare visto che avevano già deciso tutto, nuovo allenatore e nuovo direttore sportivo, senza interpellarmi?”.
“Io voglio chiarire un’altra cosa. Ho cercato solamente Conte. Tutte le altre sono falsità. Non tornerei alla Roma nemmeno in caso di addio di Baldini. Ho chiuso con questa proprietà americana. Se mi avessero voluto, si sarebbero mossi prima di questa conferenza stampa”.
“L’unico che mi sento di ringraziare pubblicamente è Fienga. Perché è l’unico che è stato sempre chiaro con me e l’unico che mi avrebbe voluto come direttore tecnico per il club. Proprio con Fienga siamo riusciti ad assumere Claudio Ranieri che è un uomo vero e che è venuto praticamente gratis per allenare la Roma. I romanisti devono essere fieri di Ranieri, fieri di quest’uomo che ha ricevuto il giusto tributo durante l’addio di De Rossi”.
“Io ho sempre voluto fare il direttore tecnico ma Baldini mi ha messo i bastoni tra le ruote fin dal primo momento. L’ultimo parere spetta al direttore tecnico. E se io non avessi voluto Fonseca o il nuovo direttore sportivo? Se le cose vanno male, cosa dico in conferenza stampa? Che non è una mia scelta? Se fosse venuto Conte, che è una mia scelta, io sarei rimasto senza ombra di dubbio. Perché il direttore tecnico è un ruolo importante e deve avere l’ultima parola nella scelta di allenatore e direttore sportivo”.
“Antonio Conte lo abbiamo sentito e visto parecchie volte e ci aveva dato il suo ok. Poi ci sono stati problemi che hanno cambiato le carte in tavola. Ha firmato con l’Inter e non ha più senso parlarne”.
“Su De Rossi sono stato chiaro fin da inizio anno. Ai dirigenti ho detto che dovevano rispettarlo perché è una bandiera della Roma. Non dovevano scaricarlo a due giornate dal termine del campionato, avrebbero dovuto dirglielo ad inizio anno. Come vi ho detto, non mi hanno fatto mai decidere niente perciò non sono entrato nemmeno in questa scelta. Come vi ho detto in precedenza, il loro piano è stato sempre quello di togliere i romani dalla Roma”.
“Fonseca non è una mia scelta ma da tifoso spero che faccia bene. Conte non è venuto perché non voleva un progetto tecnico che partisse con una rivoluzione. Voleva un progetto improntato sulla continuità. Da queste parti non è possibile perché si vende e si cambia troppo di anno in anno”.
“Se Daniele non va a giocare da un’altra parte, veniamo allo stadio da tifosi e seguiamo la partita in Curva Sud. Avrebbero dovuto puntare su di noi per far capire a tutti cos’è la romanità e invece ci hanno fatto fuori. A Trigoria ci sono persone che fanno il male della Roma e non il suo bene. Ci sono persone che parlano male di tutti. Come ci si può fidare di loro? Riportano falsità a Boston. Così non può esserci coesione. Così non si può andare da nessuna parte”.
“Mi hanno accusato di fare troppe partite o vacanze? Lo fanno anche gli altri dirigenti solamente che non li conosce nessuno e allora non esce nulla. Quando io vado a fare queste partite sono autorizzato. Anzi mi dicono che è un bene per l’immagine della Roma. Quindi quando ascolto certe cose mi viene da ridere. Mannaggia…”.
“Il caso dell’email? Mi fido al 100% di Daniele De Rossi. Per me è come un fratello. Per il resto non ho nulla da dire perché questa email è ormai di dominio pubblico. Sto dicendo la verità ma mi sto anche tenendo. Se qualcuno mi risponderà, allora svuoterò completamente il sacco”.
“Dite che Malagò è un mio amico quindi se dovesse diventare presidente della Roma, sicuramente mi prenderà in considerazione… Sicuramente mi stima di più di quelli che ci sono ora. Io sono sempre stato un peso per questa società, sia da calciatore che da dirigente”.
“Non mi hanno cercato solamente federazioni come Fifa e Uefa, ho ricevuto offerte anche da società italiane. Ma ovviamente in alcune di esse non posso lavorare per rispetto nei confronti dei tifosi della Roma. Juventus, Lazio o Napoli? Ora non esageriamo…”.
“Florenzi non si è fatto sentire, mentre Pellegrini mi ha scritto nonostante fosse impegnato in Nazionale. Ho apprezzato moltissimo. Gli auguro un grande futuro. E’ una persona pulita, tiene veramente alla Roma. Resterà per sempre alla Roma perché ama la Roma. Invece ci sono calciatori e dirigenti che ridono dopo una sconfitta, che sono anche contenti. A me vederli fa girare le palle…”.
“Voglio spezzare una lancia in favore di Di Francesco. Non l’ho scelto io ma Monchi ma posso dirvi che Di Francesco, dopo la semifinale di Champions, ha chiesto cinque calciatori e non è arrivato nemmeno uno. In estate avevo sconsigliato la società di prendere un calciatore sempre infortunato (Pastore) ed avevo proposto uno più idoneo al gioco di Di Francesco, come dovrebbe fare un direttore tecnico. Avevo scelto un calciatore dell’Ajax (Ziyech).
Dico un’ultima cosa, già nel contratto che avevo firmato con Rossella Sensi c’era scritto che avrei dovuto essere il futuro direttore tecnico della Roma. Quindi non è una novità di questi mesi. Non è mai successo e me ne vado. Saluto i tifosi della Roma che sono i più belli del mondo”. (blitzquotidiano.it)

BRUGES – Miguel Van Damme ha commosso il mondo del calcio. Il portiere del Cercle Brugge ha diffuso un annuncio drammatico su Instagram dove ha comunicato il ritorno del cancro. Riportiamo di seguito le dichiarazioni rilasciate da Miguel Van Damme attraverso un video pubblicato sul suo canale Instagram ufficiale.
“Mi rivolgo a voi follower di Instagram. Purtroppo non ho buone notizie da darvi perché martedì sono stato nuovamente ricoverato. Verrà effettuato un trapianto di midollo osseo, per il quale sono già stati cercati donatori in tutto il mondo. Vi chiedo di registrarvi anche voi come donatori, potreste aiutare molte altre persone che hanno il mio stesso problema. Sarà una lunga lotta, un duello infernale, ma continuerò a combattere e non mi arrenderò mai. E’ la partita più importante della mia vita”.
Il dramma di Van Damme è iniziato nel giugno del 2016, quando durante un controllo medico prima dell’inizio della stagione 2016/17, al portiere belga è stata diagnosticata la leucemia.
Un anno dopo ha annunciato di aver sconfitta la malattia e ha firmato un nuovo contratto con il Cercle Brugge fino al giugno del 2019. Van Damme si è ripreso e nonostante avesse ancora bisogno di farmaci su base giornaliera, è stato in grado di giocare nella Coppa del Belgio del 2017-18 il 20 settembre 2017 contro Genk.
Van Damme è una bandiera del Cercle Brugge. E’ nato calcisticamente in questa società e fa parte del club da sei anni. Nonostante i numerosi problemi di salute, Miguel Van Damme è riuscito a giocare 37 partite con la maglia della società belga. Al momento del suo debutto in prima squadra, era ritenuto uno dei portieri più interessanti d’Europa in prospettiva futura. Poi ha dovuto fare i conti con questa malattia che ha già sconfitto una prima volta e che adesso ci auguriamo tutti che possa battere di nuovo. (blitzquotidiano.it)

In attesa delle ufficializzazioni di Marco Giampaolo e Frederic Massara (nuovo ds), il Milan è protagonista di numerose trattative di mercato. Il club di via Aldo Rossi ha già chiuso per il centrocampista dell’Empoli Rade Krunic (costo dell’operazione 8 milioni di euro): il centrocampista croato nella giornata di martedì effettuerà le visite mediche prima di apporre la propria firma sul contratto che lo legherà ai rossoneri.
Krunic non sarà l’unico rinforzo in mediana. Il Diavolo ha messo da tempo gli occhi su Jordan Veretout: la prima offerta – 16 milioni più bonus – non ha soddisfatto la Fiorentina (i viola avevano già rifiutato i 27 milioni proposti dal Napoli). Non è detta comunque l’ultima parola: Mario Giuffredi, agente del mediano francese, oggi vedrà la dirigenza milanista. Nell’eventuale affare potrebbe entrare, non troppo a sorpresa, Patrick Cutrone: l’attaccante è un pupillo di Vincenzo Montella, il tecnico che lo ha lanciato proprio ai tempi del Milan.
Giuffredi cura anche gli interessi di Mario Rui, altro obiettivo rossonero su indicazione di Giampaolo: il laterale del Napoli non convince tuttavia del tutto il direttore tecnico Paolo Maldini e al momento questi dubbi stanno frenando, almeno in parte, il discorso con la società campana. Discorso comunque ancora aperto come dimostra, appunto, l’incontro previsto nelle prossime ore con l’agente del 28enne. Mario Rui prenderebbe il posto di Laxalt, seguito da tre club secondo quanto riferisce la Gazzetta dello Sport, ovvero Newcastle, Atalanta e Torino. Le manovre rossonere non si fermano qui. Il corso targato Zvone Boban prevede infatti una particolare attenzione per i talenti provenienti da est. Stiamo parlando in particolare di Nikola Moro, centrocampista classe 1998 della Dinamo Zagabria. A proposito di talenti, nel mirino risulta esserci lo spagnolo Dani Olmo, compagno di squadra e coetaneo dello stesso Moro, e in grado di giocare da trequartista e da ala. Va segnalato infine un nuovo (l’ennesimo) nome. Paco Casal e Alessio Secco si sono recati nella mattinata di lunedì a Casa Milan per proporre Guillermo Maripan, 25enne difensore cileno dell’Alaves. Allo stato attuale delle cose si tratta soltanto di un’idea. Al pari della pista che porta a Kramaric, punta croata dell’Hoffenheim. A Milan News il procuratore del 27enne ha confermato l’interesse della società milanese affermando altresì che il suo assistito piace a “mezza Europa”. (mediaset)

Inizia nel migliore dei modi il campionato Europeo U21 per gli Azzurri del c.t. Di Biagio. Il 3-1 alla Spagna di De la Fuente è un risultato importante, che dimostra il valore e le ambizioni di un gruppo a caccia del titolo continentale che manca dal lontano 2004.
A Bologna la gara si mette subito in salita per l’Italia, costretta a subire l’avvio aggressivo delle furie rosse che trovano il vantaggio al 9′ con il gran gol di Ceballos. La reazione Azzurra arriva sul finale di tempo con il guizzo di Chiesa che, da posizione defilata, beffa Aguirregabiria per l’1-1. La ripresa è vibrante, con i ritmi che si mantengono elevati. Al 60′ entra in campo Cutrone, ed è proprio il numero 63 rossonero a propiziare il vantaggio: lancio in profondità di Orsolini per il taglio di Patrick che prova, senza fortuna, a girare in porta, ma dalla sua conclusione ne nasce una mischia che Chiesa risolve con un destro sotto l’incrocio. Nel finale è Pellegrini (su rigore) a chiudere i giochi. Prossimo appuntamento, ora, è per mercoledì 19 giugno contro la Polonia, in una gara che potrebbe già valere qualificazione e primo posto. (milannews)

Un Uruguay straripante. La Celeste apre la Copa America con una netta vittoria per 4-0 contro l’Ecuador e si candida a un ruolo da grande favorita per la vittoria finale. La Celeste, con cinque ‘italiani’ in campo, passa dopo appena 6 minuti con Lodeiro e poi chiude i conti già nel corso del primo tempo con le reti di Cavani e Suarez dopo l’espulsione di Quinteros al 24′. Nel finale, l’autorete di Mina Meza fissa il punteggio sul definitivo 4-0.
Buona la prima per l’Uruguay in Copa America. La Celeste impressiona nel match d’esordio contro l’Ecuador, fornendo una prestazione solida e spettacolare, che la lancia come una delle più serie candidate per la vittoria finale. La squadra allenata dal ‘Maestro’ Oscar Tabárez ci mette solo un tempo per sbarazzarsi dell’Ecuador e chiude i conti sul rotondo 4-0 finale. Un match mai in discussione, che si apre subito con i fuochi d’artificio. Alla Celeste, infatti, bastano sei minuti per passare in vantaggio: Lodeiro, imbeccato da Suarez, controlla il pallone con il petto, salta un avversario e calcia di controbalzo, fulminando l’incolpevole Dominquez. L’Ecuador va subito in affanno e, al 24′, resta pure in dieci uomini per l’espulsione di José Quintero, reo di aver colpito con il gomito il volto di Lodeiro, procurandogli una brutta ferita. L’arbitro inizialmente lascia correre ma, dopo aver consultato il VAR, estrae il rosso e spedisce sotto la doccia il centrocampista della ‘Tri’.
Forte di un gol di vantaggio e della superiorità numerica, l’Uruguay dilaga: al 33′, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, Edinson Cavani timbra il suo primo cartellino in Copa America dopo quattro edizioni con la maglia della Celeste. Il Matador sfrutta una sponda di testa di Godin e, con una mezza rovesciata, non dà scampo a Dominguez. Sul finire del primo tempo, è il turno dell’altro tenore, Luis Suarez: ancora dalla bandierina spiove un pallone in area, spizzata di Caceres, che serve il bomber del Barcellona, puntualissimo sul secondo palo all’appuntamento con il gol. Al rientro in campo, i ritmi si abbassano e il Matador si vede annullare un gol di tacco per fuorigioco. A chiudere definitivamente i conti e a fissare il punteggio sul 4-0 finale ci pensa la goffa autorete di Mina Meza che, nel tentativo di anticipare Pereiro, infila il pallone nella propria porta. Tra le fila della ‘Celeste’ erano ben cinque gli ‘italiani’ in campo: il milanista Laxalt, lo juventino Caceres, il futuro interista Godin in difesa, e la coppia centrale di centrocampo composta dal bianconero Bentancur e dal nerazzurro Vecino. (mediaset)

Il Napoli continua a puntare Hirving Lozano, ma l’affare si complica. Secondo quanto riporta il Corriere dello Sport, nella trattativa si sarebbe inserito infatti il Psg, pronto a dar battaglia agli azzurri a suon di milioni per il messicano del PSV. (mediaset)


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