Caos Donnarumma: le versioni di Raiola, Mirabelli e Fassone

Di , scritto il 19 Giugno 2017

Da una parte Mino Raiola, dall’altra Fassone e Mirabelli. In mezzo, un ragazzo di 18 anni che sta cercando di capire il perché di tanto odio gratuito nei suoi confronti; anche lontano dal Milan, sì, perché all’esordio dell’Europeo under 21 Gigio Donnarumma ha dovuto incassare i fischi durante la sfida d’esordio contro la Danimarca, vedendo piovere alle sue spalle finte banconote che accompagnavano lo stucchevole striscione con scritto ‘Dollarumma’. Vero che nel calcio gli umori cambiano velocemente quanto il vento, ma è altrettanto vero che il destino del numero uno rossonero pare segnato, a meno di un cambio di rotta rispetto alla recente e inaspettata volontà di non rinnovare con il Milan.

Una ipotesi, quest’ultima, auspicata dal a.d. del Diavolo, Fassone. In una intervista al Corriere della Sera, il dirigente milanista ha ammesso che la società è pronta a riabbracciare Donnarumma nel caso in cui pensasse di tornare sui propri passi. Difficile al momento, ma in linea di massima non impossibile. La sensazione (almeno di chi scrive, ndr) è che il ragazzo sia stato in qualche modo spinto a decidere attraverso una potente leva: la paura. Minacce, di non giocare e di morte addirittura, minacce alla famiglia. Se già è complesso gestire queste situazioni, vere o presunte che siano, a 18 anni lo è senza dubbio in modo più marcato. Per il procuratore di Donnarumma, Raiola, l’atteggiamento del Milan potrebbe rasentare il mobbing in caso di tribuna obbligata per tutta la prossima stagione. Per Fassone e per il d.s. Mirabelli questa ipotesi non è reale, mai c’è stato un diktat societario nella direzione punitiva in caso di mancato rinnovo.

In sostanza, deciderà Montella: se il ragazzo sarà in perfetto stato psicofisico, giocherà. Raiola non è d’accordo, non crede alle parole della dirigenza milanista e, ripetiamo, forse su questo ha puntato per convincere Donnarumma a non prolungare con la società che lo ha cresciuto e lanciato. Fassone, incredulo dal momento che fino al giorno 11 giugno il ragazzo aveva ribadito di voler rimanere, sostiene che il Milan ha fatto tutto per tenersi stretto il portiere e che comunque non verrà messo sul mercato. Raiola fa eco sulla questione trasferimento, sostenendo che non è e non era nei suoi piani arrivare alla possibilità di andare via a titolo gratuito, che era anche suo interesse tutelare l’aspetto patrimoniale in favore del Club. C’è da credergli o c’è da pensare che esista un accordo, al momento segreto, con qualche società straniera per mettere le mani su Donnarumma nel giugno del 2018 e riconoscere a Raiola un bonus per averlo fatto trasferire senza esborsi per il cartellino? Ipotesi, mere ipotesi che non portano da nessuna parte.

La sola cosa certa è che Fassone e Raiola si rimbalzano la responsabilità della questione, il primo un po’ più velatamente del secondo. L’a.d. del Milan parla di danno da 100 milioni per le casse rossonere, ma senza puntare il dito sul procuratore; Raiola non tira in ballo Fassone, con il quale ha ottimi rapporti, ma sussurra che sarà Mirabelli (incaricato forse direttamente della trattativa) a doversi prendere le proprie responsabilità. La realtà dei fatti è che l’unico a rimetterci è Donnarumma, bersagliato su tutti i fronti manco avesse commesso un crimine. Se resterà al Milan, se giocherà titolare e se non ci saranno a breve passi indietro da parte sua o del suo procuratore, la pressione che lo attenderà a San Siro rischierà di schiacciarlo. A ogni buon conto, aspettiamo anche che lo stesso Donnarumma dica la sua sulla questione. Al momento (e almeno fino al termine dell’Europeo under 21) la sua è la sola voce a non aver ancora espresso la propria verità.



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