Le grandi squadre che non hanno vinto il mondiale: Ungheria anni 50

Di , scritto il 23 Giugno 2020

Eccoci al nostro secondo appuntamento con le grandi squadre che non hanno vinto il Mondiale, pur essendo le grandi favorite. Analizziamo oggi la storia dell’Ungheria degli anni ’50, quella di Ferenc Puskas in campo e di Gusztáv Sebes in panchina, soprannominata Aranycsapat, cioè squadra d’oro.

Ungheria

La squadra ungherese si rivela alle Olimpiadi di Helsinki del 1952, vincendo la medaglia d’oro. Facciamo una precisazione: dopo la fine del conflitto mondiale, le nazioni socialiste dell’Est Europa, sostenevano il loro dilettantismo nello sport. In realtà si trattava di un vero e proprio professionismo di stato e questo dava loro grossi vantaggi a livello di sport olimpici. In pratica si sentivano legittimate a presentare le loro nazionali maggiori, al contrario delle nazioni dell’Ovest che erano costrette ad allestire formazioni non di prim’ordine, per evitare di essere punite per professionismo.

In poche parole, l’ipocrisia regnava sovrana. Per esempio, i giocatori ungheresi della Honved, come Puskas e altri, erano inquadrati nell’esercito e quindi figurava che fosse lo stipendio da ufficiali la loro fonte di reddito e non il calcio, anche se in realtà erano calciatori a tempo pieno. In quelle Olimpiadi, il cammino della squadra magiara parte da un turno preliminare in cui batte 2-1 la Romania, con gol di Czibor e Kocsis e agli ottavi di finale trova sul suo cammino l’Italia. Sia chiaro, non è un’Italia di dilettanti; della rosa fanno parte anche Boniperti e Pandolfini che due anni prima avevano giocato il Mondiale in Brasile. In squadra anche Cadè, Rota e Viciani che sarebbero stati ottimi allenatori e in panchina il bicampione del mondo Giuseppe Meazza.

L’Ungheria è nettamente più forte e il risultato finale di 3-0 non ammette repliche; vanno in gol Palotàs con una doppietta e ancora Kocsis. Nelle due partite successive, quarti e semifinale, gli ungheresi dilagano; vincono 7-1 con la Turchia e 6-0 con la Svezia. In entrambi gli incontri segna una doppietta Kocsis, mentre Puskas segna due gol con la Turchia e il gol iniziale con la Svezia. Nella finale per la medaglia d’oro, l’avversario è la Jugoslavia, guarda caso un’altra squadra dell’Est, nelle cui file milita Vujadin Boskov. Per l’Ungheria non è così semplice; il risultato resta bloccato sullo 0-0 fino al 70°, poi il capitano Puskas e Czibor risolvono con un gol a testa. L’Aranycsapat è Campione Olimpica.

Il ciclo d’oro della nazionale di Sebes continua in Coppa Internazionale. L’edizione del 1938 era stata bruscamente interrotta dall’invasione tedesca dell’Austria, quando l’Ungheria era in testa alla classifica. Quel titolo non è mai stato assegnato, per cui bisognava conquistarne uno legittimamente. La quinta edizione della Coppa Internazionale si snoda dal 1948 al 1953 e si capisce da questo spargimento delle partite che l’interesse sta scemando, ma all’epoca non esisteva ancora l’Europeo, per cui questa era l’unica manifestazione in cui ci si potesse confrontare con altre squadre di livello, escludendo le britanniche che avevano il loro Home Championship.

L’Ungheria conquista il titolo con 11 punti, inanellando 5 vittorie, un pareggio e due sconfitte e segnando ben 27 gol, con un +10 in differenza reti; inoltre, Puskas e Deak vincono ex-aequo la classifica marcatori con 8 gol a testa. L’Ungheria rimedia le due sconfitte in Austria (3-2) e in Cecoslovacchia (5-2), mentre pareggia 1-1 con l’Italia in casa, vincendo il ritorno 3-0. La partita di andata si gioca a Budapest il 12 giugno del 1949 e sulla panchina dell’Italia, ad un mese dalla tragedia di Superga, siede il presidente del Torino Ferruccio Novo, che aveva ereditato la squadra da Vittorio Pozzo e che porterà l’Italia ai Mondiali del 1950, sebbene non avesse mai allenato prima. Il gol del vantaggio dell’Italia è di Carapellese che aveva chiesto di tornare a giocare nel Toro subito dopo la tragedia. Per la cronaca il pareggio ungherese è di Deak.

La partita di ritorno si gioca invece il 17 maggio 1953, giorno d’inaugurazione dell’Olimpico di Roma. Un gol di Hidegkuti e una doppietta di Puskas hanno ragione dell’Italia di Meazza, che sta cercando di ricostruirsi in vista dei Mondiali dell’anno seguente. Per l’Ungheria è l’ultima partita del torneo e può essere raggiunta in classifica dalla Cecoslovacchia che deve giocare le ultime due. La Cecoslovacchia batte la Svizzera e si porta a 9 punti, ma nell’ultima partita è sconfitta dall’Italia 3-0 e così’ l’Ungheria vince la Coppa Internazionale.

E arriviamo quindi al Mondiale svizzero del 1954, dove l’Ungheria si presenta da favorita, dopo essersi permessa anche di umiliare l’Inghilterra a Wembley, in un’amichevole giocata il 25 novembre 1953 e vinta 6-3. L’Ungheria non disputa nemmeno le qualificazioni, dato che la sua unica avversaria, la Polonia, si ritira. Un regolamento strano e cervellotico stabilisce che saranno solo due e non tre le partite del girone di qualificazione, nonostante siano gironi da quattro squadre.

L’Ungheria infatti non incontrerà la Turchia, bensì Corea del Sud, debuttante al Mondiale, e Germania Ovest che era stata esclusa quattro anni prima, in quanto paese invasore nella Seconda guerra mondiale. La squadra d’oro debutta a Zurigo il 17 giugno contro la Corea e ne fa nove senza subirne; tripletta di Kocsis, doppietta di Puskas e Palotàs e gol di Lantos e Czibor. Tre giorni dopo, a Basilea, l’Ungheria batte la Germania 8-3, con poker di Kocsis che vincerà la classifica marcatori con 11 gol, doppietta di Hidegkuti e gol di Puskas e Josef Toth. Ma quella non è la stessa Germania che poi i magiari incontreranno in finale. Leggendo tra le pieghe del regolamento, il C.T. tedesco Sepp Herberger aveva lasciato a riposo diversi titolari, concentrandosi invece sullo spareggio contro la Turchia, vinto poi 7-2 con la squadra vera. In questo modo la Germania poteva giocare il quarto di finale contro un’altra seconda, perché il regolamento non prevedeva scontri incrociati fra prime e seconde.

Invece l’Ungheria nei quarti affronta il Brasile, vincitore del suo gruppo, il 27 giugno. La partita è ricordata come ‘la Battaglia di Berna’ per i toni agonistici molto accesi. Puskas non gioca, in quanto toccato duro ad una caviglia contro la Germania, ma si rende comunque protagonista al termine della gara, rompendo una bottiglia in testa al brasiliano Pinheiro. La partita finisce 4-2 per l’Ungheria con doppietta del solito Kocsis e gol di Hidegkuti e Lantos, quest’ultimo su rigore. La partita finisce anche con tre espulsi: Nilton Santos e Humberto per il Brasile e Bozsik per l’Ungheria, ma la commissione disciplinare non prenderà alcun provvedimento. La decisione scatena le ire dell’arbitro Ellis che dichiarerà in seguito che se avesse applicato il regolamento alla lettera, la partita non si sarebbe conclusa per mancanza del numero minimo di calciatori in campo.

Superato questo scoglio, per l’Ungheria c’è la semifinale con l’Uruguay, campione uscente, il 30 giugno a Losanna. Puskas è ancora fermo, ma anche nell’Uruguay mancano due giocatori importanti come Obdulio Varela e Julio Abbadie, ma ci sono alcuni protagonisti del Maracanazo come Schiaffino, Andrade e Maspoli.

L’Ungheria va in vantaggio al 13° con Czibor e raddoppia all’inizio del secondo tempo con Hidegkuti. Reagisce l’Uruguay che accorcia le distanze alla mezz’ora del secondo tempo con Hohberg e pareggia al 41° con lo stesso giocatore. Sul 2-2 si va ai supplementari. Nel primo tempo il risultato non muta, ma nel secondo due gol di testa del bomber Kocsis, danno all’Ungheria l’accesso alla finale, mentre per l’Uruguay è la prima sconfitta in un Mondiale e non si consolerà nemmeno con la finale del terzo posto, vinta dall’Austria 3-1.

La finale del 1954 si gioca a Berna il 4 luglio. Puskas stavolta vuole esserci a tutti i costi e, nonostante non sia al meglio, scende in campo e va in gol dopo 6 minuti. All’ottavo minuto, grazie a d un errore difensivo, Zoltan Czibor si inserisce nell’area tedesca e sigla il raddoppio. A quel punto sembra che l’Aranycsapat abbia la strada spianata verso un titolo che alla vigilia sembrava scontato. Ma già allora come ora, i Tedeschi sono quelli che non mollano mai e al decimo minuto Morlock sfrutta a sua volta un errore difensivo e accorcia le distanze. Il 2-2 tedesco è opera di Rahn, ma su quel gol pesa un fallo sul portiere che l’arbitro, l’inglese Ling, non vede. Si va al riposo sul punteggio di parità e con l’Ungheria che ha diverse occasioni da gol che non riesce a sfruttare.

Sul campo pesante la maggior prestanza fisica dei tedeschi comincia a farsi sentire e contemporaneamente l’Ungheria inizia a spegnersi. Ancora Rahn all’84° va in gol portando in vantaggio la Germania, mentre a due minuti dalla fine l’Ungheria si vede annullare per un fuorigioco inesistente il gol del pareggio di Puskas che avrebbe portato la partita ai supplementari. Gli svarioni dell’arbitro in questa partita gli costeranno la radiazione, ma nel frattempo la più grande squadra degli anni ’50 viene sconfitta e in pratica chiude la sua parabola.

I tedeschi pagheranno quella vittoria con la loro salute, visto che si scoprirà figlia del doping, di cui allora non esisteva alcun controllo. La squadra d’oro, due anni dopo, con l’invasione dell’Ungheria da parte delle truppe sovietiche, si sfalderà completamente e alcuni di loro, come Puskas e Kocsis preferiranno rifugiarsi all’ovest, in particolar modo in Spagna, dove cominceranno una nuova carriera. Puskas avrà la possibilità di vincere 3 Coppe dei Campioni e una Coppa Intercontinentale con la maglia del Real Madrid e di tornare ad un Mondiale, quello del Cile 1962, ma con la maglia della Spagna, anche se non sarà un’esperienza da ricordare.

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