Real e Borussia passeggiano, ko United e Zenit, pari Mancio e Mou

Di , scritto il 27 Febbraio 2014

Klopp-AncelottiRISULTATI OTTAVI CHAMPIONS LEAGUE – ANDATA – GARE 25/26 FEBBRAIO:

Olympiacos – Mancester United 2-0

38′ Dominguez, 54′ Campbell

Zenit – Bor. Dortmund 2- 4      4′ Mkhitaryan (B), 6′ Reus (B), 58′ Shatov (Z),61′ e 71′ Lewandowski (B), 69′ Hulk (Z)

Galatasaray – Chelsea 1-1                     9′ Torres (C), 65′ Chedjou (G)

Schalke 04 – Real Madrid 1-6         13′ e 57′ Benzema  (R), 21′ e 69′ Bale (R), 52′ e 90′ C. Ronaldo (R), 91′ Huntelaar (S)

Milan a parte, c’è un altro pezzo di Italia rappresentata nell’edizione 2013/2014 della Champions League: è uno spicchio di Belpaese che, al momento, conserva sorrisi a trentasei denti  da un lato e cauto ottimismo dall’altro. Le risate a bocca spalancata sono appannaggio di Carlo Ancelotti e sono, appunto, risate a trentasei denti: come il numero delle reti stagionali di Cristiano Ronaldo (in 33 partite, tanto per dire).

L’ex allenatore del Milan si gode il tennistico 6-1 con il quale ha steso lo Schalke 04 fuori casa. Di per sé questa è una notizia, perché i Blancos, in venticinque trasferte teutoniche, avevano portato a casa la miseria di un solo successo. Ma da ieri sera qualcosa è cambiato e, a prescindere dal risultato larghissimo, il Real ha dato un chiaro segnale alle altre grandi d’Europa: con Don Carlo la Decima è possibile, da subito.

E non solo grazie alle capacità indiscusse del tecnico di Reggiolo (4 Champions in carriera, due da allenatore e due da giocatore): al suo servizio c’è la BBC, ma non l’emittente televisiva, bensì il tridente delle meraviglie Benzema-Bale-Cristiano Ronaldo. I tre fenomeni hanno toccato complessivamente quota 72 gol sino a qui e contro lo Schalke hanno messo a segno tre doppiette. CR7 ha superato un’altra volta Ibrahimovic in testa alla classifica marcatori della competizione, sedendosi sul trono con 11 sigilli. Di più: da quando veste la Camiseta blanca, ha disputato 232 partite andando a rete 237 volte. Per la gara di ritorno, Boateng e soci sono gentilmente invitati a portare la calcolatrice.

Per quel che concerne il cauto ottimismo, rivolgetevi a Roberto Mancini. Contro il Chelsea di Mourinho, il tecnico di Jesi ha strappato un pareggio d’oro, nonostante sia maturato all’ombra del Corno d’oro. Già, perché sicuramente sarà dura andare a vincere a Londra, eppure i Blues dell’altro ex allenatore nerazzurro non sono sembrati così impermeabili.

Dopo una partenza fulminea con il vantaggio firmato Torres e un buon primo tempo da parte del collettivo, il Chelsea ha subito il ritorno di fiamma dei padroni di casa spinti dal bollente pubblico di Istanbul (Giggs, uno che di Europa se ne intende, sostiene che lo stadio turco sia il più caldo del Vecchio Continente). Le amnesie difensive di Cech e compagni hanno lasciato campo libero al pareggio dei giallorossi che, tuttavia, dovranno sistemare parecchi dettagli in mezzo al campo.

Il centrocampo del Mancio, infatti, è sembrato il reparto meno attento: Felipe Melo (e non solo) si è lasciato trafiggere dalle ripartenze ospiti con troppa facilità, costringendo la linea difensiva e il portiere Muslera a giocare molto, troppo alti. Comunque, a Stamford Bridge, siamo certi che ne vedremo delle belle.

Non dimentichiamoci anche di una fetta di Italia che sta già facendo le valigie per lasciare il torneo: è quella rappresentata da Criscito e Spalletti, letteralmente travolti dalla furia e dalla forma del Borussia Dortmund. Lo Zenit non giocava una partita ufficiale da due  mesi, è vero, ma non può essere un alibi a questi livelli di calcio europeo. Troppo molle l’atteggiamento iniziale dei russi, troppo forti i vice campioni che nell’arco di cinque minuti hanno steso gli azzurri con due reti. I ragazzi del mago Klopp portano a casa un tranquillo 4-2 in trasferta che apre, di molto, le porte ai quarti di finale.

Un ultima considerazione anche per una nobile in decadenza, ovvero la nuova e ibrida creatura di Moyes. Il Manchester United, infatti, continua a pagare dazio per il cambio alla guida tecnica: dopo quasi tre decenni sotto il dominio Ferguson, era prevedibile una flessione negativa del gruppo e, il nuovo corso targato Moyes appunto, fatica a trovare continuità. In Premier la vetta e la zona Champions sono lontane, ora anche la prospettiva di approdare ai quarti diventa quasi un miraggio. Il 2-0 patito in casa dei greci dell’Olympiacos suona già come una resa. Ci vuole tempo per ricostruire. O un miracolo per cambiare rotta.



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