Ricky Albertosi

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Il suo esordio in Serie A risale al gennaio del ’59 quando, durante un Roma – Fiorentina, prende il posto tra i pali dell’infortunato numero uno gigliato Giuliano Sarti.
A fine gara, la sintesi di Nicolò Carosio recitava così: “Niente scorpacciata viola con la Roma… e zero al passivo soprattutto per merito del diciannovenne portiere Albertosi, debuttante, nato a Pontremoli e proveniente dalle file dello Spezia. A partita conclusa l’ottimo Albertosi, che in trasmissione ci aveva fatto provare emozioni, vertigini, stupore, tanto arditi, tanto plastici e sicuri erano stati molti suoi interventi, appariva come uno qualunque al termine di una comune giornata lavorativa. Niente emozionato, per nulla commosso, guardava stupito tutta quella gente che si occupava di lui, che lo festeggiava, che gli faceva auguri a non finire per una brillante e proficua carriera.”
E brillante e proficua quella carriera lo sarà davvero: dopo dieci anni in maglia viola, seppur contro la sua volontà, viene ceduto al Cagliari. In terra sarda vince da assoluto protagonista uno storico scudetto subendo soltanto 11 reti (record tutt’ora imbattuto per i tornei a 16 squadre). Poi, quando ormai 35enne in molti lo danno per bollito, passa al Milan dove rimane per altre sei stagioni vivendo una seconda giovinezza e conquistando il suo secondo titolo nazionale, quello della stella per i rossoneri.
“Maglia Adidas gialla a manica lunga, pantaloncini e calzettoni neri, scarpini Tepa Sport, baffi e capelli lunghi: almeno un volo a partita, un salvataggio estremo a rubare il pallone dall’abbraccio mortale della rete…”.


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