Europa League: stasera la finale Chelsea-Arsenal. Napoli, Ancelotti bilancio altalenante.

Di , scritto il 29 Maggio 2019

Non sono qui per promuovere o bocciare qualcuno, il gioco delle pagelle non mi entusiasma, preferisco esprimere una valutazione complessiva dedicando questo “primo capitolo” del bilancio di fine anno alla novità di casa Napoli: Carlo Ancelotti, per il quale, meglio dirlo subito, mi sento di spendere un parere, nel complesso, positivo. Non esaltante ma positivo. Non da grande bellezza di Sarriana memoria ma positivo, al netto delle previsioni di inizio anno, le più rosee delle quali, bene ricordarlo, ci davano quinti in classifica e senza speranze nel girone Champions.


Perché valutazione positiva?


Ereditare 91 punti, garantire continuità di risultati, offrire nuovi stimoli alle ex “meravigliose avanguardie” del Comandante non era semplice e l’aver centrato, pur con qualche alto e basso, questo primo obiettivo non è stata cosa da poco, anzi.


La stagione, a causa sua, bene sottolinearlo, è iniziata in salita per due misunderstanding che gli sono tornati indietro come un boomerang, dal debutto stagionale, ad ogni occasione utile. Il suo “non siamo qui a pettinare le bambole ma per cercare di vincere anche se sarà difficilissimo” e l’esperimento di Hamsik/Pirlo 2.0 sono stati due errori banali che potevano costargli ancora più caro di quanto non hanno fatto. Il primo, nell’immaginario collettivo, causa la leggerezza delle affermazioni, è mutato in una sorta di promessa fatta, tra le righe, di vittoria certa e immediata portandosi dietro polemiche e comprensibili delusioni ai primi momenti di difficoltà. Il fallimento della scommessa tattica legata ad Hamsik ha rimesso tutto in discussione: dal mercato estivo al sistema di gioco. Due errori molto banali, difficilmente immaginabili per un allenatore della sua esperienza, ai quali però ha saputo porre rimedio in tempo, contenendo i danni, e anche di questo occorre dargliene atto.
Il suo “c’è da regolare il gigler non da stravolgere” ha cozzato con l’abbandono del 433 già alla quarta di campionato, dove abbiamo visto i primi, chiari, segnali del suo progetto tattico: un 442 che vedeva, tutti insieme, Callejon, Ruiz, Insigne e Milik in un Napoli a trazione anteriore dal, presunto, poco equilibrio, la cui “gestione senza palla” era affidata ai polmoni di Allan e al cervello di Hamsik. Stravolgere il tutto, in modo così radicale, in controtendenza con quanto lui stesso aveva affermato, avrebbe potuto portare ad un tracollo verticale che non c’è stato e anche questo è un merito da attribuirgli. Il suo Napoli, abbandonato bruscamente il metodo Sarri, ha immediatamente iniziato a girare. Dal 15 Settembre all’11 Dicembre solo due sconfitte, con Juventus e Liverpool in trasferta, e ben 11 vittorie in 18 partite. Unica macchia del periodo d’oro il pareggio domestico con il Chievo quando 22 tiri in porta non sono serviti per avere la meglio di Sorrentino e compagni.


La Champions nel complesso è stata esaltante, il Napoli ha giocato alla pari (se non meglio) con due delle pretendenti alla vittoria finale della competizione e solo il caso, il palo di Belgrado e la magia al 93 di Di Maria al Parco dei Principi hanno evitato una qualificazione miracolosa.
La prima parte di stagione è stata assolutamente positiva e i meriti sono della sua guida tecnica. Ci siamo esaltati a vedere ogni settimana una formazione diversa che giocava e vinceva e una squadra consapevole che il momento sarebbe arrivato per tutti e questo non possiamo far finta di dimenticarlo.
La seconda parte è stata più altalenante. La squadra a tratti ha smarrito la sua nuova identità palesando la necessità di lavorare ulteriormente sui nuovi concetti tattici: opportunità resa impossibile dal calendario ingolfato e dai frequenti infortuni che certamente trovano risposta, anche, ma non solo, nel cambio delle metodologie di allenamento. La sconfitta del 26 Dicembre con l’Inter ha visto la Juve allungare in modo irreparabile e la squadra, pur continuando a vincere, ha iniziato a giocar male, salvo la partita in casa con la Lazio, palesando un nervosismo che ha generato una cronica apatia in zona gol sfociata nella doppia sfida con il Milan che ci ha allontanato ancor di più dalla Juve e estromesso dalla Coppa Italia giocando la peggior partita della sua gestione, vuoi anche a causa del fallito esperimento del doppio mediano. Le mille occasioni gol sbagliate con Fiorentina e Torino e pali che pian piano sono andati a sommarsi hanno fatto il resto.


Il mercato di Gennaio, se non bastasse, ha portato scorie, dolori e rimpianti che la squadra ha pagato. La partenza di Hamsik è stata presa troppo alla leggera, Rog poteva essere una buona alternativa numerica, il quasi immediato infortunio di Diawara e i due mesi di appannamento di Allan, sedotto e abbandonato dal PSG, hanno fatto il resto e Carlo è stato il primo a farsi travolgere da troppi eventi contingenti, alcuni imponderabili, altri evitabili. Ci siamo ritrovati con l’organico corto e con la necessità di cambiare spesso ruolo, posizione e compiti tattici a troppi uomini per noi fondamentali: Ruiz, Zielinski, Callejon ed Insigne su tutti.

In questa fase, che poteva finire davvero male, il mister è stato bravo ad attingere a piene
dalla sua esperienza e dall’organico concedendo opportunità a tutti: ha rivalutando Maksimovic (mossa a sorpresa delle notti Champions), fatto sbocciare Ruiz, messo in mostra Younes, alternato Malcuit con il monolite Hysaj, creato finte gerarchie tra i portieri, esaltato Zielinski nella zona centrale di campo e, pian piano, riportato Allan ad una condizione psicofisica accettabile, senza dimenticare il reinventare Mertens seconda punta.
Ha dimostrato di saper navigare nel mare in tempesta conducendo la squadra nel porto sicuro del secondo posto.
Poi è arrivata l’eliminazione con l’Arsenal e questa a mio avviso è la vera delusione stagionale, non per l’eliminazione in se, per il modo con il quale la squadra è scesa in campo: timorosa, scarica, disordinata, in balia delle onde. In Inghilterra gli avversari hanno dimostrato la loro superiorità, i nostri gol sbagliati hanno fatto il resto e al San Paolo ci siamo semplicemente arresi. Ecco l’unico errore grave commesso dal mister: l’aver mandato in campo una squadra che aveva paura di giocare, messa male in campo, appesantita dalla responsabilità (e di questo anche noi siamo colpevoli) di dover vincere quella Coppa a tutti i costi (va a capire il perché!) per evitare “una stagione fallimentare” (va a capire il perché pure qua!) nel mentre si stavano valutando i “promossi e bocciati” in ottica della stagione seguente.
L’illusione e la pretesa della Coppa è stata tutta nostra ma una performance migliore era giusto aspettarsela.
Il tutto andava gestito molto meglio, da questo punto di vista, ma nella sostanza è il “come” l’eliminazione sia maturata la vera macchia, non l’eliminazione in se.


A tratti ci ha fatto divertire, altre volte ci ha entusiasmato, ogni tanto ci ha fatto mangiare le mani ma il tutto, per me, rientra nella logica di una prima annualità da cantiere aperto che, probabilmente, andava alleggerita con meno frasi ad effetto e meno stravolgimenti ma chi conosce la sua storia sa che Ancelotti è fatto così e che a modo suo ha vinto e ha saputo farsi apprezzare ovunque sia stato. In molti gli rimproverano di aver vinto solo con i campioni, il che è vero. Chi dice questo però dimentica che ha vinto con i campioni quando l’obiettivo era confrontarsi e primeggiare con altri campioni: ha vinto con grandi squadre che giocavano contro altre grandi squadre. Qui i campioni non ci sono e non arriveranno: lui stesso ci ha detto di dimenticare calciatori da 10 milioni l’anno e questo è un bene perché solo un profilo come quello di Ancelotti può tenere a bada gli umori e gli isterismi della nostra piazza. Quindi ben venga se ci calma a tutti.
Cosa mi aspetto da lui per la prossima stagione? Che si imponga nel chiedere i giusti profili per migliorare l’organico e che se la giochi alla pari, con maggiore continuità, con tutti e che in Europa quando e se saremo eliminati al prossimo turno Champions o di Europa League che lo si faccia senza lasciare nulla di intentato e di dimostrare, a tutti, che avere in panchina Carlo Ancelotti è un valore aggiunto. Io ci credo fortemente, dimostrarlo spetta a lui.
Secondi in campionato
9 punti nel girone Champions, al pari della finalista Liverpool
Quarti di Coppa Italia
Quarti di Europa League
Squadra con il più alto numero di tiri in porta nei 5 migliori campionati Europei
Va bene così ma l’anno prossimo sarà lecito aspettarsi un passo in avanti. (Azzurri dal 1926)

Milan, l’addio di Gattuso: “Diciotto mesi indimenticabili!”
“Decidere di lasciare la panchina del Milan non è semplice. Ma è una decisione che dovevo prendere. Non c’è stato un momento preciso in cui l’ho maturata: è stata la somma di questi diciotto mesi da allenatore di una squadra che per me non sarà mai come le altre. Mesi che ho vissuto con grande passione, mesi indimenticabili. La mia è una scelta sofferta, ma ponderata. Rinuncio a due anni di contratto? Sì, perché la mia storia col Milan non potrà mai essere una questione di soldi”
Gattuso lascia con la migliore media punti del Milan dai tempi dello scudetto di Max Allegri. Lascia pur avendo due anni di contratto. Lascia perché Ringhio da calciatore prima e allenatore poi a tutti noi appassionati di questo sport ha sempre insegnato che prima di essere un grande calciatore e un grande allenatore occorre dimostrare di sapere essere un grande uomo.
Buona fortuna Rino! (Azzurri dal 1926)

Di Lorenzo al Napoli! Salvo sorprese il terzino Italiano sarà il primo acquisto degli azzurri. Il classe 93, 5 gol e 3 assist quest’anno, dovrebbe arrivare in una operazione da 10M+bonus: battuta la concorrenza di Roma, Inter e Fiorentina che si erano interessate al suo cartellino. (Azzurri dal 1926)

Gian Piero Gasperini resta all’Atalanta. L’allenatore ha raggiunto un accordo di massima con il presidente Antonio Percassi per il prolungamento del contratto di un anno fino al 2022 con opzione per il successivo. Il tecnico, in nerazzurro dall’estate 2016, non andrà alla Roma nonostante un triennale garantito a 3 milioni a stagione. Gasperini ora ne guadagna 1,5. Entro domani l’annuncio, come riferito dallo stesso vertice societario: ”Ci rivedremo domattina per un caffè e allora saprete tutto, ma sono ottimista e fiducioso”.(raisport)

La tensione in casa Chelsea è salita di colpo dopo un contrasto in allenamento fra David Luiz e Higuain. I due, che si allenano insieme ai compagni per la rifinitura allo stadio Olimpico di Baku dove si giocherà la finale contro l’Arsenal, sono venuti a contatto in un’azione di gioco. Un contrasto come un altro, ma i due non se le sono mandati a dire e hanno continuato a discutere durante il resto dell’allenamento. Atteggiamento che – come raccontano i media inglesi – non è affatto piaciuto a Sarri: l’ex allenatore del Napoli infatti è andato su tutte le furie e quando ha lasciato il campo ha mostrato evidenti segni di insofferenza, lanciando più volte il cappello per terra nonostante i tentativi dei suoi collaboratori di calmarlo.Un segnale che mostra un po’ di tensione tra i Blues e anche per Sarri, che potrebbe anche salutare la società londinese dopo la partita con l’Arsenal. (raisport)

Manca l’ufficialità, attesa domani, ma appare ormai certo che il matrimonio tra la Spal e mister Semplici continuerà. Incontro a pranzo, sul piatto non c’erano tanto gli aspetti contrattuali (il tecnico è legato al club fino al 2020) quanto le garanzie tecniche per proseguire un percorso fin qui molto positivo.
Il patron Colombarini, il presidente Mattioli e il ds Vagnati hanno dato garanzie all’allenatore, che da parte sua le ha ritenute sufficienti per la prosecuzione del rapporto. Anzi, probabilmente il contratto verrà allungato fino a giugno 2021.
Si spengono così le sirene provenienti da altre società che stavano pensando al trainer spallino per la prossima stagione. Il salto di qualità, Semplici proverà a farlo ancora con la Spal. Dopo un quinquennio d’oro si profila all’orizzonte una sesta stagione: finita l’era di Allegri alla Juventus, sarà l’allenatore più longevo su una panchina italiana. (raisport)

Napoli al lavoro per i rinforzi da consegnare ad Ancelotti. Pronti 50 milioni di euro per due argentini: Agustin Almendra del Boca Juniors e Rodrigo De Paul dell’Udinese. Per una squadra sudamericana poi fari nuovamente puntati su Rodrigo del Valencia, brasiliano naturalizzato spagnolo: in questo caso affare più difficile come scrive La Gazzetta dello Sport. (mediaset)

Andrea Agnelli si è mosso ancora una volta in prima persona ed è volato a Baku per chiudere, molto probabilmente, con Maurizio Sarri. Il presidente della Juve ufficialmente è in Azerbaigian per assistere alla finale di Europa League di questa sera tra Chelsea e Arsenal, ma ha incontrato anche il tecnico dei Blues. Per ora, solo per un saluto formale in hotel, il Four Seasons in Neftchilar Ave, dove alloggiano sia il numero uno bianconero sia la squadra di Abramovich. Un indizio importante che lancia sempre più l’ex tecnico del Napoli come sostituto di Max Allegri sulla panchina bianconera. Dopo la finale, indipendentemente dal risultato, si potrà uscire allo scoperto. (mediaset)

“Vincere ci permetterebbe di aggiungere un trofeo alla nostra bacheca e di qualificarci per la Champions League. È bello vivere un momento del genere, ai miei giocatori posso dire solo di goderselo e di viverlo al meglio, e così devono fare i nostri tifosi. Siamo arrivati in finale, è importante, abbiamo disputato un’ottima Europa League”. Alla vigilia della finale di Europa League, a Baku contro i concittadini del Chelsea, il tecnico dell’Arsenal Unai Emery, che questo trofeo lo ha già vinto con il Siviglia, si mostra ottimista sull’esito della sfida.
Alle prese con il forfait di Mkhitaryan, impossibilitato per motivi di sicurezza ad entrare in Azerbaigian in quanto armeno, l’allenatore dei Gunners deve fare i conti anche con il caso Cech. Il ‘dodicesimo’, che ha già annunciato il ritiro a fine stagione, ha sempre giocato titolare in Europa League ma fonti vicine al club hanno fatto sapere nei giorni scorsi che domani potrebbe non essere schierato per via del fatto che avrebbe già firmato un contratto da dirigente proprio con il Chelsea, sua ex squadra. Quindi Cech ci sarà domani? “Non vorrei parlare dei singoli, ma per lui va fatta un’eccezione – risponde Emery -. È un grande uomo e un grande giocatore, voglio fare qualcosa di importante per lui, a prescindere se giochi o meno”. E’ quindi probabile, da queste parole, che domani Cech giochi.
Queste le probabili formazioni di Chelsea-Arsenal, finale dell’Europa League 2018-’19 in programmaa Baku:
Chelsea (4-3-3): Kepa, Azpilicueta, Christensen, David Luiz, Marcos Alonso, Kovacic, Jorginho, Barkley, Pedro, Giroud, Hazard. All.: Sarri.


Arsenal (4-3-1-2): Cech, Kolasinac, Koscielny, Papastathopoulos, Mustafi, Maitland-Niles, Torreira, Xhaka, Ozil, Aubameyang, Lacazette. All.: Emery.


Arbitro: Rocchi (Italia).


Quote Snai: vittoria Chelsea 2,35; pareggio al 90′ 3,40; vittoria Arsenal 3,00 (ansa)

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