Serie A: Vince il Milan. Analisi e commenti.

Di , scritto il 10 Marzo 2019

Non è il miglior biglietto da visita per il derby. Nel giorno in cui ritrova Biglia titolare dopo quattro mesi (pennellata d’autore, una punizione simile al Chievo la rifilò Del Piero con la Juventus nel 2008), il Milan è pigro, spesso prevedibile, quasi tradito da Suso (molto meglio Castillejo, per verve), sicuramente deluso da Paquetà (fuori a inizio ripresa, non per niente), fortunatamente ancorato a quel Piatek che non perde il vizio, 8 gol in 10 gare da rossonero, il solito tempismo (unito a furbizia) del falco d’area. Cos’è che non piace del Milan di Verona? La poca concretezza del giro-palla, l’atteggiamento per ampi tratti inoffensivo, la sfacciataggine di mettere in pericolo tre punti obbligati — il Chievo è ultimo, peggior difesa, peggior attacco di A — per colpa dell’affondo che non arriva. Certo, arriva, quell’affondo, con Piatek. Ma ci sono partite che vanno regolate con più decisione, senza concedersi patemi inutili. È il terzo successo di fila, per Gattuso, nervoso ed espulso per proteste poco prima del temporaneo pareggio di Hetemaj (sulla coscienza di Conti). Note positive: Castillejo per le accelerazioni impresse, Biglia per la buona prestazione, Piatek per quell’istinto da killer che nessuno gli leva (19 gol in campionato). Tutto il resto è qualcosa che stona se pensiamo al terzo posto del Milan, al suo +4 su quell’Inter che sarà prossima avversaria a San Siro: bene i tre punti, meno il modo in cui sono arrivati, nella stracittadina di domenica prossima ritmo e convinzione dovranno impennarsi. (ilmattino.it)

«Sono stato per un anno e mezzo il suo migliore amico, forse l’unico suo vero amico. Una specie di angelo custode. Ma non ci siamo mai conosciuti, per lui sono un fantasma». Diego Armando Maradona ha sempre e soltanto sospettato di essere spiato e pedinato durante le sue notti proibite a Napoli. Ma non ne aveva la certezza. Da oggi conosce anche il nome dello 007, di colui che per 18 mesi lo ha seguito e inseguito tra alcove, discoteche, locali equivoci e alberghi: è Antonino Restino, investigatore privato alla guida della holding Gruppo Az Investigation, l’agenzia più importante del settore in Italia. Ha confidato nel libro «La Spia de Dios», edito da Rogiosi e scritto da Elisabetta Masso e Carla Reschia, quelle interminabili giornate con il fiato in gola sulla tracce del campione più amato di tutti i tempi, per snidare le sue bravate e i suoi eccessi. Che erano sulla bocca di tutti e che lui raccoglieva puntualmente in dossier che ogni settimana consegnava all’hotel Majestic. Chissà Maradona quanto resterà sorpreso nel sapere che le sue notti brave e le sue albe chiare sono state fotografate e riprese per mesi e mesi. Ma anche nel conoscere i nomi dei mandanti dell’attività di spionaggio: Corrado Ferlaino e Luciano Moggi. «Furono loro a conferirmi l’incarico nell’ambito di quello che era il loro diritto alla difesa della proprietà e del patrimonio aziendale. Erano preoccupati delle voci insistenti sul suo conto, della sua vita sregolata poco idonea per un atleta. Ma per Maradona solo Maradona avrebbe potuto fare qualcosa, salvarlo dai suoi vizi». (ilmattino.it)

Nel terzo anticipo della 27.ma giornata di campionato, il Milan vince in casa del Chievo e sale a +4 sull’Inter e +7 sulla Roma. Al Bentegodi finisce 2-1 per i rossoneri, in vantaggio al 31′ con la punizione di Biglia e momentaneamente ripresi al 41′ dal colpo di testa di Hetemaj. A decidere il match, nella ripresa, è la zampata di Piatek al 56′. I veneti, ultimi in classifica, restano fermi a quota 10 punti. Prosegue, inarrestabile, la marcia del Milan di Gattuso, che contro il Chievo centra la quinta vittoria consecutiva e si conferma in uno stato di grazia invidiabile. Una squadra che rappresenta in tutto e per tutto lo spirito del tecnico rossonero: grinta, cattiveria sportiva, capacità di soffrire e di reagire, concentrazione. Non era semplice contro un Chievo che, nonostante l’ultima posizione in classifica, non ha ancora smesso di lottare ed è anzi vivo più che mai. La prima parte di gara non offre un granché in termini di spettacolo, con i 22 in campo attenti più che altro a non concedere spazi. Gattuso inserisce Castillejo nel tridente e Biglia in regia, mentre a destra tocca a Conti. Dopo mezz’ora di totale equilibrio, è proprio l’argentino a sbloccare la gara con una pennellata su punizione (31′): il giusto premio per un ragazzo tornato a pieni giri dopo il pesante infortunio al polpaccio destro. Il Chievo, fino a quel momento abbastanza passivo nella propria metà campo, cambia atteggiamento dopo l’espulsione di Gattuso al 35′, arrivata in seguito a un battibecco tra il tecnico e Meggiorini. I veneti si scuotono e da un cross da destra di Leris arriva il pareggio firmato Hetemaj, bravo a vincere il duello con Conti e infilare di testa (41′). Il Chievo a questo punto crede nell’impresa, ma al minuto 56 deve fare i conti con Krzysztof Piatek, che nell’unica, vera, occasione utile torna a segnare grazie a una zampata da killer navigato. Una rete che, al momento, blinda il terzo posto del Milan mentre all’orizzonte inizia a spuntare la sagoma del Napoli… (sportmediaset)

E’ la legge del successo. Quando diventi un personaggio pubblico una sola cosa è certa: sempre verrai giudicato e mai accadrà che tutti i giudici abbiano un parere unanime. Aurelio De Laurentiis ci ha fatto il callo ormai, è una vita che viene tacciato di egoismo, finanziario ed umano. Il “Cacc’ e sord'” è un refrain che troppo spesso s’è cantato dentro e fuori dalle mura del San Paolo. E chi lo pensa e lo urla è chi ha la voce più forte, quella parte di tifoseria più calda, che pensa solo alla maglia, ignorando che quella maglia prima dell’attuale patron era stata calpestata e fatta a pezzi. E giovedì sera per una volta è sembrato che quasi tutti se lo siano ricordato. SORPRESA. Dalle Curve, specialmente una delle due, ormai parte sempre il solito coro, ci siamo abituati. Probabilmente lo canterebbero anche se il Napoli dovesse arrivare fino in fondo a quest’Europa League nella quale è stato già messo un piede e mezzo ai quarti di finale. “Caccia i soldi, vinci solo tu”, lo urlano a più non posso, ma per una volta sembrano senza voce. Perché c’è l’altra voce, quella che fa da contraltare, che prende il sopravvento. Alle urla si risponde coi fischi. A chi non sa essere obiettivo non bisogna dar possibilità di replica. E così, durante Napoli-Salisburgo, forse per merito anche della grande prestazione che intanto stavano tessendo in campo gli azzurri, finalmente la parte pro-De Laurentiis ha surclassato quella in antitesi delle Curve. Gli applausi che sono arrivati poi a fine partita alla squadra sono il manifesto di quanto sia grande la fiducia nell’ambiente e, soprattutto, della riconoscenza che il popolo, in fin dei conti, ha verso il presidente partenopeo, con tutti i suoi difetti. MERITI. A cosa è dovuta quest’improvvisa folata di ottimismo? Tanto sicuramente a Carlo Ancelotti, che con la sua tranquillità riesce a rasserenare tutta la tifoseria. Sotto sotto, anche quella organizzata. E non è un caso che questi fischi contro gli anti-De Laurentiis si siano palesati a pochi giorni dalla cocente e immeritata sconfitta contro la Juventus, ancora al San Paolo. Qualche anno fa probabilmente la squadra sarebbe stata subissata di fischi e i critici di De Laurentiis avrebbero alzato i toni ancora una volta, probabilmente sarebbero stati il triplo. Ma adesso c’è consapevolezza del fatto che ormai, checché si dica della politica aziendalista del patron, il Napoli è da anni una bella realtà internazionale, adesso pronta a conquistare trofei o quantomeno a provarci, sfiorarli. Se si può sognare in grande, in fondo, il merito è di De Laurentiis. (ilroma)

Corriere dello Sport: “Mai come adesso il dibattito è (del) pubblico e va in onda, una partita sì e l’altra pure, in uno stadio che si è spaccato in due frange rumorose, ognuna a modo suo, e che ondeggia tra il dissenso e il fiancheggiamento, tra gli oltranzisti e gli “alleati” in una “guerra bollente” all’ultimo coro, su posizioni chiaramente opposte che avvolgono Aurelio De Laurentiis, lo trascinano da un capo all’altro del San Paolo, lasciandolo ondeggiare tra il “fuoco del nemico” e la difesa d’ufficio di chi ha scelto di stargli al fianco. La Napoli “collerica” ed “allergica” a De Laurentiis ha di nuovo espresso le proprie posizioni, e in maniera possente, innanzitutto al Tardini, toccando il diapason dell’insofferenza (la chiameremo così) con quell’assalto frontale che non ha risparmiato quasi praticamente nessuno e che – da padre in figlio – è scivolata nel livore e persino nella ferocia cattiveria; e poi è stata rilanciata domenica scorsa e anche giovedì sera, in un San Paolo che però poi nei suoi trequarti ha rotto gli argini, si è stufato di quel clima irritante ed ha cominciato a fischiare sulle strofe di una ostilità paradossale in quel teatro dei sogni. Napoli ha scelto di stare contro (i) De Laurentiis e poi al suo fianco, sviluppando una propria, personalissima “ola” del San Paolo che da un settore all’altro si ingrossa e si sgonfia, in un concerto a più voci che sembra racchiuda in sé tracce d’un irragionevole masochismo nel quale non s’intravede un perché”.

La Gazzetta dello Sport scrive su Alex Meret: “Uno così può stare bene pure nelle foto in bianco e nero. Ed è un complimento. Perché Alex Meret ha sempre questo sguardo serio e concentrato, da portiere d’altri tempi, quasi come suggeriva il suo completo nero indossato giovedì sera contro il Salisburgo. In epoca di guasconerie e trasgressioni, il nostro si presenta in campo col suo capello corto e pettinato, ma soprattutto con una costanza di rendimento, costruita con attenzione e serietà, senza atteggiamenti mediatici.Quando hai 21 anni e ti capita una domenica sera di imbatterti in Cristiano Ronaldo, che con velocità e scaltrezza ti salta e ti fa espellere, la botta è tale che potresti anche non riprenderti dal punto di vista mentale. Invece Alex quattro giorni dopo torna al San Paolo e diventa protagonista con il Salisburgo. Il rosso con la Juve? Le polemiche che ne sono conseguite? Tutto resettato, concentrazione fra i pali e nessuna scoria mentale che può creare dubbi e incertezze”.

La prossima estate ci saranno diversi cambiamenti nella finestra di mercato, come preannunciato da Aurelio De Laurentiis. Stando a quanto riferito da Tuttosport, ci sono diversi calciatori che potrebbero andare via, tra cui Mertens e Callejon, ma non è da escludere anche Allan e Koulibaly. Chi al loro posto? Tanti sono gli obiettivi, ma la società azzurra avrebbe già bloccato PabloFornals del Villarreal, per il quale sarà versato la clausola rescissoria da 30 milioni molto probabilmente. Ma sono ancora osservati speciali Valentino Lozano , esterno classe ’96 dell’Hertha Berlino, e Hirving Lozano, attaccante del PSV. (tuttosport)



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