Copa America: vince la Colombia di James Rodriguez e Zapata. Pareggio dell’Argentina. Serie A: Sarri conferenza di benvenuto alla Juventus.

Di , scritto il 20 Giugno 2019

«La differenza tra Sarri e Ancelotti? Il primo, neo allenatore Juve, è un uomo da stadio, da curva, uno che piace ai tifosi; Ancelotti è invece un’aziendalista. Sarà ancora più bello vedere quando Ancelotti batterà la Juve sul campo». A parlare così ieri in Puglia, a margine della visita sul set di “Si vive una volta sola” di Carlo Verdone, Aurelio De Laurentiis, produttore del film e presidente del Napoli. Sarri «sta sempre in tuta, urla e bestiemma, vorrei proprio capire come si adeguerà allo stile della sua nuova squadra» dice ancora De Laurentiis.E aggiunge il produttore: «Ma sarà ancora più bello vedere quando Ancelotti batterà la Juve sul campo. Che diranno allora i tifosi del Napoli che considerano Sarri solo un grande traditore?». (ilmattino.it)

«Sarri alla Juve? Questa scelta ci farà male, sono napoletano e conosco i napoletani e il loro pensiero su questo argomento, per noi sarebbe un tradimento. Speriamo che cambi idea». Aveva parlato così Lorenzo Insigne qualche settimana fa, direttamente dal ritiro della nazionale italiana dove il napoletano aveva risposto ad una domanda sull’allenatore toscano già in aria di bianconero. La risposta alle parole di Lorenzo, però, sembra essere arrivata proprio oggi da Sarri, nel giorno della sua presentazione ufficiale alla Juventus. «Io traditore? Ho qualche messaggio che metterebbe tutto in discussione, i calciatori devono dire anche delle cose per stare bene in alcuni ambienti. Non romanziamoci troppo, la mia è stata una scelta logica». Poi sulla sua esperienza napoletana. «Io volevo vincere lo scudetto, ho rappresentato un popolo che amava la propria squadra e voleva vincere. Eravamo convinti, non è finita come volevamo ma il viaggio è stato stupendo. Non cambio idea sui cori, sarebbe l’ora di smetterla in tutta Italia. È giusto fermare anche le partite. Napoli-Juventus? Se mi applaudono è una manifestazione d’amore, ma anche se mi fischiano. Vorrò bene ai napoletani in ogni caso». Poi su De Laurentiis: «Non l’ho sentito in questi giorni, lo ringrazierò sempre per le opportunità che mi ha dato, ho parlato con qualche calciatore ma non vi dirò mai chi». (ilmattino.it)

Emozionato sì, ma fino a un certo punto. «Non è stato un salto dai dilettanti alla Juventus, il mio percorso è stato lungo e negli anni mi ha portato dalla Seconda Categoria alla Juve». Maurizio Sarri si prende la scena con la tranquillità dell’esperienza e le certezze dettate dalla consapevolezza. Sua, del suo percorso ma soprattutto di una Juve che l’ha scelto, fortemente voluto e strappato al Chelsea con un progetto sportivo ben preciso. «Il bel gioco e le vittorie non sono antitetiche» spiega, applicando di fatto la sua filosofia di gioco al mantra juventino dei successi come fine ultimo. Vederlo con la divisa ufficiale, nella stessa sala che fu cornice della presentazione di CR7 fa un certo effetto, e sulla tuta MS ha già le idee ben chiare. «La tuta? Non so se la indosserò durante le partite, parlerò con la società. Preferirei non andare in divisa sociale a bordo campo, spero che a questa età non mi mandino nudo…».Sarri strappa anche sorrisi al debutto, ripercorre la sua carriera ventennale, vede la Juve come tappa quasi fisiologica di un percorso che poche settimane fa l’ha portato a vincere il primo trofeo continentale, l’Europa League col Chelsea. Giornata fitta di impegni per Sarri, atterrato ieri poco dopo le 19 all’aeroporto di Caselle – voli privati – prelevato sotto bordo dalla Juventus per il primo contatto con le strutture della Continassa, scortato da Nedved e Paratici. Pavel era in prima fila alla presentazione insieme al presidente Agnelli e le alte cariche bianconere, Fabio seduto accanto a lui in conferenza. La sensazione è che Sarri sappia esattamente cosa vuole dalla Juventus e viceversa: progetto condiviso e obiettivi comuni. Non incespica mai sulle parole e nemmeno sugli argomenti più spinosi, come il presunto “tradimento” di cui è accusato dai tifosi del Napoli, va dritto per la sua strada con la convinzione di poter aprire un nuovo capitolo (o forse ciclo) della storia juventina. Contro tutto e tutti, come sempre, anche a Torino dove dovrà conquistare la piazza prima coi risultati e poi con il bel gioco.Le priorità immediate: «Parlerò con due/tre giocatori più rappresentativi per farmi un’idea», uno di questi sarà sicuramente Ronaldo che Sarri potrebbe raggiungere in vacanza in Grecia. Ma prima c’è la trafila della firma ufficiale e delle foto di rito in sede, prima di iniziare a valutare possibili soluzioni abitative a Torino. Poi un po’ di relax prima di tuffarsi nella nuova avventura, senza riserve. «Il dito medio? Reazione eccessiva nei confronti di 10-15 stupidi che mi urlavano “terrone di merda”, non contro i tifosi della Juventus. Ho letto sulla Treccani che il Sarrismo è una filosofia calcistica e non solo» racconta, da oggi Juve e Sarrismo saranno una cosa sola. (ilmattino.it)

La Colombia batte il Qatar e stacca il pass per i quarti di finale della Copa America con un turno di anticipo. I Cafeteros si sono imposti per 1-0 a San Paolo grazie a un gol all’86’ del solito Zapata, bomber dell’Atalanta, con un colpo di testa su assist di James Rodriguez.La Colombia sale così a 6 punti nel gruppo B e si assicura anche il primo posto finale del girone. Il Qatar, invece, si giocherà le ultime chance di qualificazione contro l’Argentina con cui al momento condivide l’ultimo posto con un solo punto, a -1 dal Paraguay. (ilmattino.it)

Una situazione difficile, ma non ancora disperata. L’Argentina di Messi non va oltre il pareggio con il Paraguay, rimanendo nell’incertezza di una qualificazione non scontata, ma comunque da conquistare domenica contro il Qatar. Ai quarti di finale, infatti, accedono le prime due di ogni girone e le due migliori terze. L’Albiceleste, al momento, è ultima nel girone B, dietro al Qatar a causa della differenza reti. La Colombia, invece, grazie alla vittoria per 1-0 proprio sulla nazionale qatariota, sale a quota 6 punti, garantendo il proprio posto nel tabellone dei quarti. L’ex Nappoli Duvan Zapata è nuovamente protagonista della serata con il secondo gol in questa Copa. Falcao avvia, James Rodriguez inventa e Zapata finalizza, confermando le ambizioni di vittoria dei cafeteros.A Belo Horizonte, Scaloni conferma le notizie della vigilia tenendo fuori Angel Di Maria e Aguero, titolari nella sconfitta contro la Colombia (2-0). Le novità “parlano italiano” con la presenza nell’undici di Lautaro Martinez e De Paul. «L’Argentina è una nazionale senza fondamenta, con un allenatore principiante e basi distrutte da ormai troppo tempo», accusa il giornale La Nacion dopo l’1-1 in cui il gioco latita quasi quanto le idee. Sanchez sigla il vantaggio paraguaiano al 37’, nonostante l’Argentina non sia effettivamente succube del gioco avversario. Le occasioni ci sono, ma sono poche e su calci piazzati affidati a Messi. Un altro calcio piazzato, ma questa volta dagli undici metri, risolve il mini-dramma argentino con l’ausilio del Var. Messi trasforma dal dischetto e poi Franco Armani impedisce il 2-1 del Paraguay, parando la conclusione di Derlis González e facendosi perdonare gli errori del primo tempo.Nella notte di venerdì, quando in Italia sarà 1.00, scendono nuovamente in campo le protagoniste del girone C. Porto Alegre ospiterà Uruguay-Giappone, mentre a Salvador si giocherà Ecuador-Cile, con la possibilità concreta per la Celeste e la Roja di mettere al sicuro il passaggio ai quarti. (ilmattino.it)

dal nostro inviato BOLOGNA – Ora si fa durissima. L’Europeo casalingo rischia di trasformarsi in un incubo. E pensare che dopo la vittoria con la Spagna l’euforia da notti magiche aveva contagiato tutti. La Polonia ci ha riportato a terra in maniera brusca. E’ bastato un gol di Bielek a fine primo tempo per mandarci al tappeto (pesano gli errori di Barella e Meret). Se non serve un miracolo per andare in semifinale poco ci manca: oltre alla vittoria sul Belgio con parecchi gol, sabato a Reggio Emilia, servirà anche quella della Spagna sulla Polonia. Eppure l’inizio degli Azzurrini lasciava immaginare tutt’altra serata. Non è stato così. Poca lucidità. Non si possono buttare via così tante occasioni. Un delitto. Chiesa è un’ira di Dio ma un po’ non inquadra la porta e un po’ il portiere polacco lo mura in ogni modo prendendosi anche la palma di miglior giocatore della serata. Orsolini parte a mille, un fuorigioco millimetrico gli ricaccia in gola l’urlo del gol, poi la spalla lo costringe a dare forfait. L’Italia dei predestinati di Di Biagio è un vino frizzante che però nella calda serata di Bologna finisce per svanire in fretta. Sono mancati gli esterni di difesa, soprattutto Dimarco che non ha azzeccato un cross e in mezzo sia Barella sia Mandragora hanno peccato di mira e personalità. L’uscita di Orsolini ha tolto anche un po’ di brillantezza alla squadra. Ma va anche detto che la fortuna non ha certo sorriso all’Italia, nel computo va aggiunto anche un clamoroso palo di Pellegrini nella ripresa. La tradizione dice che la seconda gara per noi è sempre la più difficile e così è stato. Solo che con questa formula, il ko vuol dire essere ad un passo dall’eliminazione. Sarebbe un disastro per una squadra di predestinati (ilmatino.it)

Per la Nazionale argentina e per il suo ct davvero non c’è pace. La Coppa America doveva rappresentare l’occasione per il riscatto dalle delusioni degli ultimi anni, ma finora ha solo contribuito a destabilizzare ulteriormente un ambiente – quello dell’Albiceleste – da almeno un lustro nella bufera. Al centro delle polemiche il gioco della squadra, ma soprattutto le scelte del ct, che – nelle due partite contro Colombia e Paraguay – ha rinunciato all’unica punta di ruolo nei minuti decisivi. Scaloni, anche lui come Lautaro Martinez soprannominato il ‘Torò, nel match d’esordio perso 2-0 a Salvador Bahia, ha tolto dal campo Sergio Aguero e nella notte, nell’1-1 con il Paraguay, ha scelto di rinunciare a Lautaro Martinez, sostituendolo con Di Maria, che non è una punta. Della serie, ‘Torò scaccia ‘Torò. La decisione del ct ha scatenato la reazione dell’interista che non ha digerito la sostituzione a metà del secondo tempo, proprio mentre la squadra era alla ricerca della prima vittoria in Coppa America e di almeno mezza qualificazione.Secondo la critica, inoltre, Lautaro e Aguero hanno mostrato una certa sintonia, formando una coppia d’attacco ben affiatata, in grado di garantire peso e gol. La stampa argentina parla di Scaloni «in stato confusionale», artefice di «scelte sbagliate», che «non hanno senso». Il ct dell’Albiceleste si difende, spiegando di essere stato costretto a togliere dal campo il ‘Torò dell’Inter, perché sofferente dopo una botta subita dall’ex milanista Gustavo Gomez. Una spiegazione smentita dallo stesso Martinez. «Dopo essere stato massaggiato alla fine del primo tempo, per un duro colpo ricevuto da un avversario, potevo continuare, ma queste sono le decisioni del tecnico», ha confessato Martinez a fine partita, proprio mentre Scaloni diceva che «Lautaro non stava bene ed è per questo che l’ho cambiato. Già alla fine del primo tempo avevamo notato che aveva dei problemi e non lo avevo visto benissimo». Irritato dalla sostituzione, Lautaro, dopo avere abbandonato il campo, ha preso in mano una bottiglietta e l’ha scagliata a terra. Secondo la stampa argentina, «la strada dei due attaccanti, più Messi alle loro spalle, è quella giusta da seguire».Tutti invocano Aguero e Lautaro dall’inizio alla fine in campo, con la ‘Pulcè del Barcellona in veste di suggeritore, adesso sarà la sfida contro il Qatar di domenica 23 giugno alle 21 a stabilire il futuro immediato della ‘Seleccion’, sempre tormentata da polemiche e incertezza. Dopo le polemiche legate alla gestione di Jorge Sampaoli, l’eliminazione dagli ottavi del Mondiale in Russia per mano della Francia un anno fa, adesso tocca a Scaloni subire gli strali della critica, stanca di vedere l’Albiceleste come una grande incompiuta.(ilmattino.it)

Un segnale per l’uguaglianza, e non solo sul campo di calcio, ma «su tutti i fronti». Così l’attaccante brasiliana Marta considera il primato di maggior cannoniere ai mondiali – maschili e femminili – di tutti i tempi che ha strappato ieri al tedesco Miroslav Klose con la rete all’Italia nell’ultima partita del girone eliminatorio del torneo francese. «Intendo usare questo record per sollecitare maggiore uguaglianza e un aumento del potere delle donne», ha detto la 33enne in un’intervista alla Bbc. «Provo una sensazione di gioia, non solo per aver battuto il il record ma anche per avere il privilegio di rappresentare le donne nel farlo», ha aggiunto Marta. (ilmattino.it)

Presente, passato, futuro. Maurizio Sarri si presenta alla Juve con le idee chiare a dire poco: “E’ il coronamento di una carriera lunghissima. Penso di aver rispettato tutti e dovevo rispettare anche il mio percorso. De Laurentiis? Mi ha fatto un regalo, allenare la squadra che tifavo da bambino. Lo ringrazierò sempre”. Sulla Champions: “E’ un sogno da perseguire con determinazione feroce e con un coefficiente di difficoltà mostruoso”.Primo, vero, giorno di Juve per Maurizio Sarri, che si presenta in conferenza stampa con le idee chiare: “E’ il coronamento di una carriera lunghissima. La Champions è un sogno da perseguire con determinazione feroce”. L’ex allenatore del Chelsea ha poi visitato lo Stadium con il presidente Agnelli.LE PAROLE DI SARRI
“Sono contento di essere qui oggi. Sono a disposizione per tutte le domande e curiosità e darvi le informazioni che vi posso dare”.

E’ la scelta più rivoluzionaria della sua vita?
“Non lo so, non lo penso. Bisogna avere le idee chiare sul percorso. Tre anni fa arrivo a Napoli e do tutto. Da bambino ero tifoso del Napoli. Negli ultimi mesi a Napoli ho un dubbio, che è quello tra l’affetto che provavo e la parte più logica di me stesso che mi diceva che il percorso fosse chiuso. Il dubbio era mio e quindi ero io che non stavo dando delle risposte. A quel punto ho avuto offerte importanti anche in Italia, ma ho preferito andare all’estero prima. La Premier è stata un’esperienza bellissima, ma poi ho sentito il bisogno di tornare in Italia e l’opportunità me l’ha offerta il club più importante d’Italia. E’ il coronamento di una carriera lunghissima che nell’80% è stata anche difficilissima. Penso di aver rispettato tutti e nell’ultima parte dovevo rispettare anche il mio percorso”.

Che sensazione è stata la chiamata della Juve?
“La sensazione è stata forte. Non per il quando, per il come. Ho visto una società determinatissima. Mai visto in 30 anni una società così determinata e compattta nell’andare su un allenatore. L’atteggiamento di questi dirigenti di determinazione e compattezza”.

Sul confronto con la Premier.
“Penso abbiamo davanti un percorso lungo. Parlavamo prima con il presidente a livello di strutture e organizzazione e penso che il nostro sarà un percorso un po’ lungo. Le strutture devono essere la partenza, poi cambiare l’atmosfera dentro gli stadi, in Inghilterra ti giri e la panchina è circondata da bambini. Il clima è diverso. Ci vorrà un percorso, si deve partire dalle strutture, ma penso che in campo e a livello tattico abbiamo un po’ di vantaggio. Il gioco? Qui fatica a decollare rispetto a loro perché lì il risultato è un po’ meno importante e rischiano di più. Io sono contento per il fermento che vedo in A perché c’è un bel movimento di allenatori. Conte, Giampaolo, che ritengo uno dei giovani più interessanti finalmente in una grande panchina, Fonseca, Ancelotti, un ragazzo che stimo tanto come De Zerbi. Mi sembra ci siano i presupposti per vedere qualcosa di bello”.

Su campionato e Champions.
“Mi aspetto di alzarmi la mattina e studiare il modo di vincere le partite. Non è dovuto. Se il risultato diventa dovuto, è una sconfitta certa. E’ chiaro che la Juve ha l’obbligo di fare bene, è la favorita. In Champions la Juve ha l’obbligo di partire con l’obiettivo di vincere, ma in Europa ci sono 8-9 squadre che possono vincere. Le responsabilità sono più forti a livello italiano che europeo. La Champions è un obiettivo, un sogno da perseguire con determinazione feroce e con un coefficiente di difficoltà mostruoso”.

Sul modulo.
“Penso che non si può partire dal modulo. Bisogna avere le idee chiare su quali sono i 2-3 giocatori che possono fare la differenza e adeguare il modulo su di loro. Prima devo parlare con loro. Ho fatto diversi moduli nella mia carriera, al Chelsea dovevo accompagnare le caratteristiche di Hazard. Partiamo dalle caratteristiche dei giocatori. Partiamo da chi può farci fare la differenza, accompagnamoli e il modulo sarà una conseguenza”.

Sull’arrivo alla Juventus.
“Non è che passo dai dilettanti alla Juve. E’ un percorso lungo. Mi fa piacere essere qui. Mi dà emozione essere qui, ma il percorso è lungo e fatto di passi. Arrivo dal Chelsea, altro grande club chiaramente con meno storia della Juve. Lo ritengo un ulteriore passo in avanti. L’emozione c’è ed è forte, ma non è quella di un allenatore che arriva dai dilettanti”.

Su Ronaldo.
“E’ un escalation anche sotto questo punto di vista. Negli ultimi anni ho allenato giocatori forti anche al Chelsea. Qui si va al top mondiale. E’ un ragazzo che ha quasi tutti i record del calcio mondiale. Mi piacerebbe fargliene battere altri. Mi piacerebbe incidere in questo”.

Sul passato al Napoli.
“Io penso che ho vissuto tre anni in cui mi svegliavo alla mattina e il mio primo pensiero era quello di battere la Juve. In quel periodo eravamo l’alternativa più credibile alla Juve. Ho dato il mio 110% e non ci siamo riusciti. Ci riproverei e lo rifarei. Era un’avversità sportiva. Ma è finita. La mia professionalità mi porterà a dare tutto per questa società. Quello che ho fatto, posso averlo fatto anche con mezzi e modi sbagliati, ma è qualcosa di intellettualmente apprezzabile”.

Si sente un traditore?
“Il giocatore che deve convivere in un ambiente, lancia messaggi per convivere bene in quell’ambiente. Poi ci sono messaggi personali che dicono un’altra cosa. Io penso che nella vita ho rispettato tutti, perché ho dato sempre il 110% per la maglia per cui ho lavorato. Questo è il rispetto. Sono scelte logiche, senza romanzarci sopra”.

Cosa le piace dell’essere allenatore della Juve?
“I club sono fatti da persone e nel primo approccio mi è piaciuto il fatto che li ho visti molto uniti e compatti. E’ qualcosa importante. Quello che ti porta a fare di più è il rapporto tra le persone. Mi sono bastate un paio di cene con loro per capire che sono un gruppo forte per compattezza, determinazione e mentalità. E questo mi piace molto”.

Su Ronaldo.
“Per quanto riguarda Ronaldo, io ho allenato il giocatore che ha fatto più gol in Serie A, mi piacerebbe averne due. Sarebbe una soddisfazione enorme”.

Sullo scetticismo.
“Arrivo tra lo scetticismo come sempre. A Empoli in B, al Napoli, Al Chelsea, alla Juve. Giusto che ci sia un minimo di rancore e scetticismo. Ma nel calcio conosco un unico modo per togliere lo scetticismo dalla testa delle persone: vincere e convincere”.

Dybala e Ronaldo possono giocare da centravanti?
“Un giocatore con le loro qualità può giocare in qualsiasi ruolo. Può cambiare l’interpretazione del ruolo. Come vincere? Io ho vinto poco o comunque in categorie più basse. Penso che l’obiettivo di divertirsi in campo possa coniugarsi con le vittorie. La storia dice che hanno vinto allenatori con filosofie opposte, squadre opposte. Durante il percorso ognuno deve rimanere se stesso”.

Tuta o giacca e cravatta in panchina?
“Non lo so, parlerò con la società. Non abbiamo parlato di questi aspetti. Io preferirei non andare in divisa sociale. Sarà argomento di confronto, l’importante è che a questa età non mi mandino nudo”.

Sui modi diversi di allenare.
“Cambiano le caratteristiche dei giocatori. Il Napoli era una squadra di giocatori da squadra. Giocatori a disposizione della squadra, muovevano la palla a velocità superiore. Il Chelsea è fatto da giocatori di livello tecnico superiore ma caratteristiche individuali diverse. Viene fuori un calcio meno fluido e altrettanto pericoloso per la qualità dei singoli. Non è che se tu ripeti gli stessi allenamenti con giocatori diversi, esce lo stesso risultato. Altrimenti saresti un folle. Se vuoi cambiare le caratteristiche dei giocatori, non sei più seguibile. Devi andare incontro alle caratteristiche dei giocatori. La tattica va modulata addosso a giocatori fatti e importanti. Bisogna avere questa flessibilità”.

Cosa ti aspetti in Napoli-Juve?
“Quando esco dal San Paolo so che se mi applaudono è una manifestazione d’amore. Se mi fischiano, è una manifestazione d’amore. Uscirò volendogli bene lo stesso, qualsiasi cosa accada”.

Sui cori razzisti.
“A proposito dei cori razziali io non cambio idea se cambio società. In Italia è l’ora di smetterla, è una manifestazione d’inferiorità netta nei confronti degli stadi europei. E’ giusto anche fermare le partite, bisogna dire basta. Lo subivo di più a Napoli perché sono nato a Napoli. La mia idea rimane la stessa. Basta”.

Ancora sul passato a Napoli.
“Ho fatto tutto quello che potevo fare. Per dovere morale, perché stavo rappresentando un popolo che ama la propria squadra e non vinceva da 30 anni, per dovere professionale, perché ho il dovere di tirare fuori il 110% da tutti. In più il coinvolgimento emotivo era forte, c’erano tutte le componenti perché io combattessi con la sciabola in mano per quei colori. Poi la storia è finita, lei sa com’è finita, ho fatto un gesto di rispetto estremo, con la mia condizione familiare, andando via un anno, poi se c’è la possibilità di tornare e questo me lo offre la più grande scoietà italiana io devo rispettare la mia condizione. E l’hanno fatto in un modo che mi ha convinto abbastanza in fretta. Poi se si vuole ricamare sul passato non se ne esce, io faccio il racconto di quello che ho vissuto, senza recitare parti. “.

Sul viaggio in programma da Ronaldo.
“Non so quando sarà, ne parleremo con Fabio nel pomeriggio. Io a Fabio avevo chiesto di parlare con 2-3 giocatori per condividere. Nelle imposizioni ci credevo 20-30 anni fa, l’età mi insegna che bisogna andare a condividere. Voglio capire cosa pensano di se stessi i singoli giocatori. Partendo da chi può incidere di più sui risultati”.

Cosa l’ha convinta?
“Ho fatto 30 anni di trattative con i club. Ho affinato una sensibilità per rendermi conto quando davanti a me c’è una persona che mi trasmette grande decisione e determinazione. Non c’è una frase, è l’atteggiamento. Tutta una serie di piccoli atteggiamenti che dimostrano l’assoluta convinzione di volere te come allenatore. O io mi sto rincoglionendo o loro sono stati capaci di trasmettermi questa sensazione”.

Chi sono i 2-3 giocatori con cui parlerà?
“I giocatori che ci possono cambiare la storia sono i giocatori offensivi. Quando entri negli ultimi 30 metri di campo, ci sono giocatori capaci di fare la differenza e giocatori bravi che però non fanno così la differenza. Bisogna partire da chi ha talento e vedere cosa potere costruirgli intorno. Chi fa la differenza è chi ha talento. Bisogna partire dai tecnici e talentuosi”.

Sul futuro di Higuain.
“Al Pipa voglio molto bene e penso che dipende da lui. Io ho l’obbligo di ascoltare e adeguarmi, visto che conoscono meglio di me i giocatori. A parte Higuain che conosco anche io”.

Sul mercato.
“Parlerò con Fabio, a me interessa trasmettergli le caratteristiche di chi voglio. I nomi li conosce più lui. Il tempo di vedere i campionati in giro non ce l’ho. La competenza di Fabio è superiore alla mia”.

Sull’eredità di Allegri.
“Allegri lascia un’eredità pesante. Era difficilmente anche mentalmente da affrontare. Sappiamo che vincere quello che ha vinto lui non sarà semplice. Ha fatto un percorso straordinario, mi piacerebbe vedere nella squadra quello che Massimiliano gli ha dato, magari anche restare mezz’ora in difficoltà e poi in dieci minuti triturare la partita. A me è successo raramente ed è una gran cosa”.

Integralista?
“Detto a uno che a Empoli cambiato diversi moduli tra Empoli, Napoli e Chelsea, mi sembra un po’ troppo”.

Cos’è il sarrismo?
“Sinceramente non lo so cos’è il sarrismo. Ho letto ulla treccani che è una filosofia calcistica e non solo. Io sono sempre statoquesto. Posso aver cambiato leggermente il mio modo di vedere il calcio e lavita per esperienza, ma sono rimasto una persona diretta. Ho bisogno di dire quello che penso e sentoire dagli altri quello che pensano. Questo porta a degli scontri. Ma sono risolvibili. L’irrisolvibile è il non detto, i rancori”.

Su De Laurentiis
“Non ho sentito il presidente, con i quali tutti pensano che abbia un brutto rapporto. Io invece lo ringrazierò sempre. Mi ha fatto un regalo, allenare la squadra che tifavo da bambino. Poi possono esserci divergenze ma fa parte dei caratteri. Non ho sentito Aurelio, non dirò mai neanche sotto tortura i nomi dei giocatori che ho sentito, perché sono cose personali”.

Ha sentito Allegri?
“Non ti dirò mai i nomi dei giocatori che ho sentito, perché sono conversazioni di carattere strettamente personale. Allegri? Non l’ho sentito, di solito d’estate ci sentiamo tramite amici comuni, ma al momento non l’ho sentito. Di solito è un cazzeggio, non parliamo di argomenti molto seri”.

Ha sentito Higuain?
“Con Gonzalo al momento non ho parlato dopo la festa post finale di Baku. Come ho detto prima dovevo farmi le mie idee sulla Juve e su questo ambiente. Lui è un tesserato della Juventus e quando rientrerà avremo modo di parlarci. Convivenza con Ronaldo? Lui per qualità tecnica può giocare con chiunque, non lo vedo un grandissimo problema. Io dicevo che dipende da Gonzalo perché la mia sensazione è che Gonzalo abbia vissuto male il post Juventus e sia uscito un po’ scosso dalla Juventus e abbia fatto una stagione in cui come sempre quando uno subisce un trauma emotivo succede. Se ha una reazione forte ha l’età giusta per fare ancora due o tre anni di grande livello”.

Sullo stile Juve e sul suo dito medio in passato.
“Non so cosa sia lo stile Juve, io ieri mi sono trovato a cena con amici, non con etichette o differenze. Certe cose le ho dette, certe le ho sbagliate, altre strumentalizzate, ho visto una polemica sulle maglie a strisce che stanno strumentalizzando perché in realtà si tratta di una litigata con Orsato dopo un Empoli-Milan. La questione del dito medio è un errore da parte mia, una reazione esagerata da parte mia, ma penso che fu spiegata da parte mia anche nel post partita. Io andai in sala stampa e dissi che avevo fatto un brutto gesto, un eccesso di reazione nei confronti di 15-20 stupidi, non nei confronti della Juventus. Non ho niente contro i tifosi della Juve, sono stato sempre in panchina in mezzo ai tifosi, poi se in mezzo a 45.000 persone ci sono 10 stupidi che ti sputano e ti dicono ‘terrone di merda’, dovevo non reagire ma non li ritengo tifosi della Juventus”.

Su Bernardeschi.
“E’ un giocatore che mi piace, spesi parole belle per lui anche dopo Fiorentina-Napoli. Ha una qualità tipica dei grandi giocatori: la coordinazione. E’ tecnico e coordinato. Mi piace molto, gli manca un po’ di continuità perché lo vedo fare grandi partite e altre in cui può fare qualcosa di più. Secondo me è il momento della sua carriera in cui deve specializzarsi e iniziare a giocare con continuità in un solo ruolo. L’esperienze inglese, il mondo dei media inglesi ti fortifica. Quello che mi dispiace è che qui viene riportato solo quello che scrivevano i tabloid e non il Times o il Guardian, che usavano altri toni. Però gli attacchi che subisci, se li superi poi ti danno forza”.

Dove deve migliorare la Juve?
“Non si tratta di un reparto o un singolo. Il mio modo di fare calcio è diverso, ma mi devo adattare e capire quanto il mio calcio può adattarsi alla Juve. Altrimenti diventa allenare se stessi e porto punti in meno. Devo capire quanto si può fare e quanto va lasciato nelle mani dei giocatori e delle loro caratteristiche. E’ un discorso di filosofia. Se chiedi il mio parere, ti dico che vorrei vedere Pjanic toccare 150 palloni a partita, ma bisogna vedere se si può mettere in condizione. Io organizzo molto la palla per 70 metri, ma negli ultimi 30 metri ci sono principi da seguire stop. Ogni squadra è come un figlio, se educhi tre figli nella stessa maniera non crescono allo stesso modo. Vediamo cosa viene fuori, proviamo a continuare a vincere e divertire tutti”.
LE PAROLE DI PARATICI
Sui tempi lunghi della trattativa.
“Avevamo le idee chiare dall’inizio, ma bisogna avere rispetto di tutti i soggetti in campo. Ringrazio il Chelsea per la collaborazione. Bisogna rispettare tempi e formalità”.

Sulla scelta di Sarri.
“Conta vincere, non c’è una ricetta per vincere o perdere. La scelta non è stata dettata né dal gioco né dai risultati. Il gioco non è statocentrale nella motivazione di cambiare. Abbiamo scelto Maurizio perché crediamo sia il migliore allenatore della Juve in questo momento, come prima pensavamo fosse conte e poi Allegri. Sono allenatori diversi. Ha mostrato grandi qualità. Credo sia il più adatto e il migliore in questo momento per allenare la Juve”.

Sull’affondo decisivo.
“Abbiamo pensato che fosse il migliore per noi in questo momento. Non abbiamo guardato troppo all’esterno. Ci siamo concentrati sul nostro obiettivo che era Maurizio”.

Su Pogba e Rabiot.
“Sono due grandi giocatori. Pogba è un giocatore del Manchester United, gli vogliamo bene, l’abbiamo fatto crescere. Noi su Rabiot facciamo la nostra corsa, come su tutti i giocatori che abbiamo in testa, ci siamo confrontati con Maurizio e poi decideremo”. (mediaset)

L’Argentina delude ancora in Copa America: contro il Paraguay arriva solo un 1-1. L’Albiceleste va sotto per un gol di Sanchez (37′) e pareggia con Messi (57′), che segna un rigore dato dal Var. Cinque minuti più tardi Armani para un penalty: la squadra di Scaloni, ultima nel gruppo B, per qualificarsi dovrà battere il Qatar per passare il turno. Nell’altra gara del girone, Colombia-Qatar 1-0: decide Duvan Zapata, Cafeteros primi.
In Copa America solo pari con il Paraguay per l’Argentina di Messi
ARGENTINA-PARAGUAY 1-1
Al Mineirao di Belo Horizonte va in scena l’ennesimo psicodramma argentino. Siamo lontani dall’1-7 di Brasile-Germania che ha avuto luogo in questo stadio cinque anni fa, ma l’Albiceleste dà la stessa sensazione di impotenza. Sguardi bassi, quasi rassegnati a un’altra competizione da comprimari: su tutti, quello del suo leader tecnico, Leo Messi, che non riesce mai a trascinare caratterialmente ed emotivamente l’Argentina. Il ct Lionel Scaloni dà fiducia all’interista Lautaro Martinez, schierato al posto di Sergio Agüero, mentre a centrocampo giocano titolari Rodrigo de Paul e Roberto Pereyra. Fuori, a sorpresa, Angel Di Maria. Ma gli esperimenti di Scaloni non portano risultati: il Paraguay del “Toto” Berizzo sta bene in campo e va in vantaggio al 37′: grande discesa sulla fascia di Almiron e tiro di prima intenzione di Sanchez che trova l’angolino alla sinistra di Armani. Poco prima dell’intervallo il portiere del River Plate deve anche salvare una conclusione di Derlis Gonzalez: si va negli spogliatoi con il Paraguay avanti 1-0, l’Argentina deve fare ordine nella testa e in campo. Scaloni, almeno sotto il profilo tattico, ci prova: dentro Agüero al posto di uno spento Pereyra, passaggio al 4-3-3 e squadra che quantomeno dà segnali di vita. Al 57′ Lautaro Martinez raccoglie un cross di Agüero e prende al volo la traversa, sulla respinta Messi viene bloccato in angolo dal portiere. Il numero 10 del Barcellona va a battere il calcio d’angolo, quando viene fermato dall’arbitro Sampaio, che si sta consultando con il Var: nessuno capisce, perché nessuno ha visto la mano di Ivan Piris (ex Roma) sul tiro di Lautaro. È calcio di rigore, che la Pulce trasforma rabbiosamente. Sembra il preludio per un’altra gara al cardiopalma, e invece l’Argentina si rende pericolosa solo su calcio piazzato. Anzi, è il Paraguay ad avere la ghiotta occasione della vittoria, perché al 62′ Otamendi entra in modo scriteriato su Derlis Gonzalez: è ancora rigore, ma il numero 10 della Albirroja non è lo stesso dell’Argentina e dagli 11 metri si fa ipnotizzare da Armani, che poi sarà decisivo anche su una punizione di Matias Rojas. Finisce 1-1: l’Argentina è ancora ultima nel suo girone, dietro anche al Qatar a causa della differenza reti. Per la qualificazione, servirà battere i campioni d’Asia e sperare che il Paraguay non faccia altrettanto con una Colombia già certa del primato. Oppure, vincere e sperare di rientrare tra le migliori terze.

COLOMBIA-QATAR 1-0
Vittoria doveva essere, vittoria è stata. Ma la Colombia deve faticare molto più del previsto per avere la meglio su un Qatar ordinato, ben messo in campo. Felix Sanchez, ct della nazionale campione d’Asia, si schiera con un prudente 5-3-2 che lascia poco spazio alla fantasia. Nei Cafeteros la novità è l’inserimento di Duvan Zapata. L’atalantino prende il posto a Radamel Falcao e, a giudicare dall’andamento della partita, sarà difficile che Carlos Queiroz ci ripensi. La sua presenza è una chiave per scardinare difese chiuse come quella qatariota e a levare attenzione a un Roger Martinez particolarmente ispirato nel primo tempo. L’ex Racing si vede annullare subito un gol per fuorigioco, per il resto crea costantemente pericoli sulla destra: un suo cross non è trasformato in gol da James Rodriguez per questione di millimetri, ed è sempre il numero 20 a iniziare l’azione che porta John Medina a una conclusione larga di poco. Si va al riposo sullo 0-0 e la ripresa comincia così come è finito il primo tempo: Colombia all’attacco, Qatar in trincea. Al Sheeb è attento sui tentativi di James, Cuadrado e Martinez: non potrebbe nulla su un colpo di testa imperioso di Yerry Mina, autore di tre reti nell’ultimo Mondiale, ma le porte del Morumbì di San Paolo non gli sorridono come quelle russe e il tentativo finisce largo. Queiroz prova la carta Falcao, che si fa vedere subito con un tiro (velleitario) dalla distanza. Ad ogni modo è un timbro della sua presenza: El Tigre lotta ed entra nell’azione del vantaggio. È lui a trovare James Rodriguez, che poi si inventa un magnifico cross di esterno sinistro preciso per la testa di Zapata. Il terzo tempo del centravanti di Gasperini non lascia scampo ad Al Sheeb: 1-0 all’86’, quando i Cafeteros sembravano arrendersi a un deludente pareggio. Arrivano invece una vittoria e la matematica qualificazione ai quarti di finale. (mediaset)


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